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Molto lontano, molto vicini

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di Alessandro Vitiello (Sandro)

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Notte del Natale appena passato.
Una delle tante telefonate a parenti ed amici per fare gli auguri di Buone Feste.
“Maria tanti auguri; buon Natale a te e a tuo marito. Che state facendo?”
“Buon giorno Sandro e buon Natale. Ho appena finito di innaffiare i pomodori; questa estate è molto secca e molto calda. I pomodori si seccano come se niente fosse”.

Maria vive molto lontana dall’Italia, a Sidney, Australia. Dall’altra parte del mondo.
Maria “ci appartiene“, come si dice dalle mie parti a Ponza.
Sua madre, Anna Balzano (stesso nome e stesso cognome di mia madre) era sorella gemella del mio nonno Salvatore.
Razza Balzano, della Montagnella.
Maria era sorella della mamma di Wanda (chi non ricorda Wanda?), era sorella di Lucietta ‘i cientpell’.
Con Lucietta nei primi anni cinquanta decise di andare a trovare il fratello che una decina di anni prima si era fermato in Australia.

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Era sceso a terra da una nave sulla quale era imbarcato e non era più risalito.
Non era più tornato a casa; si era risparmiato così la seconda guerra mondiale.
Aveva costruito il suo futuro da quelle parti e ad un certo punto ha sperato che nel suo mondo ci potesse essere posto anche per altre persone della sua famiglia.
La famiglia che aveva lasciato a Ponza.

Maria e Lucietta partirono dalla collina dei Sandolo  – da una casa con un bel cortile che aveva davanti Palmarola e a sinistra Cala Inferno con tutto il golfo del porto – e arrivarono fino a Sidney.
Fu un viaggio lunghissimo, in nave.
Giunte in quel mondo nuovo per loro, accettarono in maniera diversa questa nuova condizione: Maria trovò l’amore da quelle parti e vi rimase.
Lucietta aveva lasciato il suo innamorato in Italia, a Napoli, e dopo un po’ ritornò a casa.

Fino a qualche anno fa non sapevo che il mio nonno avesse avuto una sorella gemella e che alcuni cugini di mia madre se ne fossero andati in Australia.
L’ho scoperto casualmente perchè tre anni fa mia figlia Annalisa è andata da quelle parti.

Raccontare di Annalisa che è a Sidney e trovare qualcuno in famiglia che si ricorda di Maria ‘i Strocchia è stato tutt’uno.
Una veloce ricerca “in rete” e Annalisa ha incontrato la cugina della sua nonna, dall’altra parte del mondo.
“Hai la stessa mia faccia di quando avevo la tua età; si vede che siamo lo stesso sangue”.
Queste le prime parole al loro incontro, ad una fermata del bus, dove si erano date appuntamento; periferia ovest di Sidney.
Si sono riviste diverse volte e una sera a cena è stato preparato anche il calamaro ripieno, come si fa a Ponza.
I legami si confermano anche con le gambe sotto al tavolo.

Con Maria abbiamo continuato a sentirci anche dopo che Annalisa è tornata.
Le ho raccontato le belle cose di Ponza e quelle brutte.
E’ brutto, è triste raccontarle di persone che lei ricorda e che, piano piano, se ne stanno andando.
Lei fa Vitiello di cognome e i suoi fratelli pescavano in Sardegna con mio padre.
Ha conservato buona memoria della sua isola e anche se è così lontana, mi racconta con un pizzico di nostalgia le dieci volte che ha preso un aereo per ritornarci.
Ha avuto una vita ricca e si gode il suo tempo, insieme al marito, un artigiano del Molise arrivato da quelle parti più o meno come lei.

E’ strana questa storia.
Sto da una vita lontano da Ponza ma i legami familiari, anche quelli più lontani, quella abitudine tutta nostra di cercarci, quel chiederci appena si scopre di essere compaesani “a chi appartieni?” non me la tolgo di dosso.
E’ una specie di imprinting: io appartengo alla mia isola, alla mia gente.
Forse tutto si spiega rileggendo alcune parole di un bellissimo libro di Cesare Pavese: La luna e i falò.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.  

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