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0040-040 l-04 vb-23a ss26 92 Bavosa africana: Parablennius pilicornis

Le isole del mito. (8). Ultima Thule e altri luoghi estremi (seconda parte)

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di Sandro Russo

Le colonne d'Ercole

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Per l’articolo precedente, leggi qui

 

Un mito tra i più persistenti nel tempo è quello di limite estremo o ultima frontiera.
Ma per essere gli stessi miti adattabili a diverse epoche e culture, bisogna seguirli nelle tortuose pieghe cui essi vanno incontro nel corso del tempo.

La leggenda originale sembra sia d’origine fenicia: il dio Melqart, identificato poi dai greci con Eracle e dai Romani con Ercole avrebbe posto ai lati di uno Stretto – che per il momento lasciamo non identificato – due colonne, che furono poi considerate l’estremo limite, nel duplice senso di fine geografica del mondo conosciuto e limite alla conoscenza.

Ma la localizzazione di questo punto con lo stretto di Gibilterra – così come è giunta ai nostri giorni – è solo una delle diverse opzioni.

Secondo la mitologia, nella decima delle sue ‘fatiche’, Ercole dovette rubare il bestiame a Gerione, re di Tartesso; per compierla egli raggiunse il limite del mondo e separò il monte ivi presente in due parti (le due colonne d’Ercole).
Geograficamente i due ‘pilastri’ vengono collocati in corrispondenza della Rocca di Gibilterra e del Jebel Musa che sorgono rispettivamente sulla costa europea e quella africana, una volta chiamati Calpe e Abila (l’attuale Ceuta).

Motivo su piastrelle ceramiche all'Alcàzar di Siviglia

 

Motivo su piastrelle ceramiche all’Alcàzar di Siviglia

Ercole stesso avrebbe quindi scolpito l’iscrizione latina nec plus ultra, su quelli che erano ritenuti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali. Pena la catastrofe o, in epoca cristiana, la dannazione eterna.

Non a caso Dante – uomo del Medioevo – condanna Ulisse all’Inferno, tra i consiglieri fraudolenti; ma quello che emerge con maggior forza nel canto XXVI è il racconto dell’ultima, estrema impresa di Ulisse: il “folle volo” oltre le Colonne d’Ercole.
La sapienza, se non è rivolta a Dio, è stoltezza e superbia e quindi Ulisse è dannato; anche se Dante non nega a Ulisse una comprensione umana – nell’Inferno già manifestata per Paolo e Francesca e per Farinata – per la grandezza che sente nella sua impresa:

“Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’ Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l’uom più oltre non si metta;
(…)

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

(…)

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,

infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso”.

La fine di Ulisse

Ma se per noi ‘moderni’ le Colonne d’Ercole sono semplicemente i contrafforti dello stretto di Gibilterra, quello stesso limite aveva confini meno certi per gli antichi, anzi nel corso dei millenni esse è stato variamente identificato.

Per gli antichi greci e nell’opera omerica, tali ‘Colonne’ – o limiti dell’ignoto – si ponevano non verso Occidente ma a Oriente, all’ingresso del Ponto Eusino – il mar Nero – che Omero stesso definisce ‘uno spazio senza confini’.

Il mondo greco a quel tempo orbitava tra il Mediterraneo orientale e il mar Nero: è solo del 637 a.C. che compare per la prima volta la terra iberica nelle storie greche.

Anche secondo Strabone (60 a.C. – 23 d.C.) i greci dell’antichità classica immaginavano il ‘Ponto Eusino’ come un altro oceano.

Lo stesso nome greco del mar Nero – Ponto Eusino, Póntos Éuxeinos, ossia “mare ospitale” in italiano, – sostituiva il termine più antico, Póntos Áxeinos, cioè “mare inospitale”, per motivi scaramantici.

Google Map. Mediterraneo Mar nero e Mar di Marmara

Black Sea map

Mappe generali e particolari del Mar di Marmara interposto tra l’Egeo e il Mar Nero che fa comunicare rispettivamente attraverso le Stretto dei Dardanelli e quello del Bosforo

Il Bosforo (in turco: İstanbul Boğazı è lo stretto che unisce il Mare di Marmara al Mar Nero e segna, assieme allo stretto dei Dardanelli, il confine meridionale tra il continente europeo e il continente asiatico. E’ lungo 31,7 Km. Sulla sponda europea dello stretto si è sviluppata la città di Istanbul, l’antica Costantinopoli, la cui attuale area urbana si estende anche sulla sponda asiatica.
Lo stretto dei Dardanelli (in turco: Çanakkale Boğazı), anticamente chiamato Ellesponto, è uno stretto di mare turco che collega il mar di Marmara all’Egeo e insieme allo stretto del Bosforo, fa da confine fra Europa e Asia. E’ lungo 62 Km.

I due stretti sul Mar di Marmara

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Erodoto (484-425 a.C.) descrive due luoghi diversi per le Colonne: a Est, nel Bosforo, quelle più antiche, a Ovest, dopo Cartagine, quelle libiche, riflettendo in tal modo l’ampliarsi degli orizzonti ellenici.

La prima spedizione ellenica al di là di Gibilterra di cui si ha effettiva notizia è del 330 a.C. (quel Pitea di cui abbiamo già detto: leggi qui)

Le Colonne d'Ercole. Sullo sfondo la rocca di Gibilterra

Le Colonne d’Ercole da Ceuta (sul versante africano). Sullo sfondo la rocca di Gibilterra. Ceuta e Melilla sono i due unici possedimenti spagnoli in terra d’Africa

Fu quindi solo con la nascita e l’affermazione della supremazia romana, quando l’ampliamento delle conoscenze e degli scambi spostò più verso ponente del mondo conosciuto, che il mito di Ercole raggiunse le coste mediterranee.
È qui probabilmente che si perse o si cambiò volontariamente la collocazione delle colonne d’Ercole e si confusero i miti legati ad esse.

IL Faro di Ceuta. Sfondo Rocca di Gibilterra

Faro di Ceuta

Faro di Gibilterra. In fondo Ceuta e il continente Africano

Faro di Gibilterra (la rocca di Gibilterra, geograficamente in terra spagnola, politicamente è annessa alla Gran Bretagna)

Gibraltar_lighthouse

Faro sulla rocca di Gibilterra

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[Le Isole del Mito (8). Continua; Thule e altri luoghi estremi (2). Continua]

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