Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

0021-021 banchina-nuova-2 c2-17 v1-18 63 il-grottone

Dedicato a Ennia

Condividi questo articolo

di Vincenzo Ambrosino

 

John Donne 4 secoli fa:

“Nessun uomo è un’isola, intero in se stesso, ognuno è un pezzo di continente, una parte del tutto. Se una zolla è lavata via dal mare, l’Europa si fa più piccola, come se fosse sparito un promontorio, o il maniero di un tuo amico, o la tua stessa dimora. La morte di ogni uomo mi diminuisce, perché io sono coinvolto nell’umanità. E dunque non mandare mai a chiedere per chi suona la campana, essa suona per te”.

[Da: Devotions Upon Emergent Occasions (1624)]

For whom the bell tolls

.

Ennia, quest’anno, mi ha regalato un libro che parla del ruolo dell’istruzione in questo mondo che non sente più la campana da molto tempo: “…l’istruzione  si deve porre il ruolo dell’educazione e per destinatario deve avere il popolo e non il profitto”.

Invece qual’è il ruolo della nostra scuola: quella di essere funzionale al sistema del profitto.

Infatti cosa significa per una nazione progredire? Significa incrementare il PIL, consiste quindi nella crescita economica; gli aspetti della qualità della vita degli esseri umani non legati alla crescita non interessano.
In questo modo costruiamo delle isole, fragili narcisisti, egoisti, consumatori.

“ Cosa stiamo dando a questi ragazzi, li prendiamo e li passiamo come se noi fossimo una piccola parte di una catena di montaggio, non sappiamo da dove viene il “pezzo” e alla fine cosa sarà il prodotto finale. Ma questi non sono “pezzi”, sono giovani che diventeranno uomini e noi possiamo nel nostro piccolo bloccare il meccanismo infernale, noi che abbiamo in parte capito che il denaro non è il fine del l’uomo”.

“Quest’anno voglio mettere in scena il Macbeth  in inglese, tu che pensi ce la farò?”

“Ho scelto un posto meraviglioso per la rappresentazione, ma non chiedermi di svelartelo: dovrà essere una sorpresa”.

“Stiamo facendo tardi la sera fino alle 2 di notte. Ma i ragazzi li vedo presi, ma tu… non mi dici niente?”

“Tu non puoi comprendere il lavoro che stiamo facendo, è un continuo confrontarci, limare parti, rincollare, rimodellare. E’ tutto diverso da come siamo partiti ma questo è quello che volevo: coinvolgere i ragazzi e farli partecipare a tutto, alla costruzione, alla elaborazione del loro Macbeth. Tu sorridi, invece di incoraggiarmi… tu sorridi?

“Madonna è già la terza volta che rimandiamo, il tempo non è buona, ma forse è meglio così, non siamo preparati…. certo tu non mi hai dato una mano!”

“ E’ un testo difficile, poi in inglese, chi sa se piacerà alla gente, io non mi preoccupo per me ma per i ragazzi, perché voglio che sia per loro un’esperienza positiva, che li possa scuotere, che li possa unire, che possa lasciar loro un segno che li incoraggi sempre nella vita, soprattutto nei momenti difficili”.

“Sono molto stanca, ma non fa niente, alla nostra età non bisogna ascoltare il corpo ma solo il cuore, le emozioni …ed io sono carica di passione”.

W. Shakespeare's Macbeth

Fragile amica, ieri sono venuto a vedere il tuo Teatro fatto con i nostri ragazzi. Non potevo mancare. E tutto è stato come tu sognavi. Mi hai portato in un piccolo anfiteatro, sotto la vecchia torre: calpestavamo la storia. Uomini, donne e bambini sono venuti a vedere, a sentire, ad applaudire… finalmente giovani ponzesi che recitavano il Macbeth.

Chi se non Shakespeare, profondissimo conoscitore dell’animo umano, poteva condurci lungo il sentiero dell’ambizione sfrenata, per farci osservare la sua genesi, la sua crescita, la sua fine.

“Per me non esiste altro che ciò che non esiste”. Con questa frase Shakespeare ci ha fatto capire fino a che punto la mente può essere trascinata da un pensiero alimentato dal fuoco dell’ambizione. La mente comanda sul corpo e sui sentimenti, sia nel bene che nel male. È meglio guardarsi dai cattivi pensieri, e non alimentarli, se no acquisiscono autonomia e forza e scuotono ogni fibra del corpo e dell’anima.”

E in questo c’è un messaggio che riconduce al libro che mi hai regalato: “diamoci da fare noi, che abbiamo in mano per poco tempo, la parte più bella della vita che vive nei nostri giovani e facciamo in modo che con il nostro insegnamento ma soprattutto con nostro esempio possano diventare uomini migliori, non dediti all’ambizione sfrenata”.

È stato un successo, cara Ennia, è proprio il caso di dire che le idee sono materia in movimento; le buone idee realizzate lasciano un’orma indelebile nel cuore di quei giovani ragazzi e in noi tutti.

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.