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Conchiglie. (3). Le specie protette del mar Mediterraneo (parte prima)

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di Italo Nofroni

 

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Nel mar Mediterraneo sono state considerate meritevoli di protezione 17 specie di molluschi marini (13 Gasteropodi e 4 Bivalvi) su un totale in Mediterraneo di 2100 specie.
Un numero, quindi, veramente esiguo che probabilmente, a giudicare dalla situazione del nostro mare, non rispecchia il numero reale di specie di molluschi a rischio.

Queste 17 specie appartengono alla Lista rossa (2006) delle specie a pericolo di estinzione che, a livello internazionale, comprende, sia pure con  diversi livelli  di rischio, ben 16000 specie animali e vegetali. Limite di questa lista, è che i vari Stati possono aderire alla lista stessa su base volontaria; quindi una specie potrebbe essere oggetto di protezione in uno Stato ma ampiamente pescata e commercializzata in un altro, anche limitrofo.

Riporto qui di seguito la lista delle 17 specie protette, che, nei prossimi contributi, tratterò dettagliatamente.

Specie Autore

1

Patella ferruginea Gmelin, 1791

2

Patella nigra (da Costa, 1771)

3

Gibbula nivosa A. Adams, 1851

4

Dendropoma petraeum (Monterosato, 1884)

5

Erosaria spurca (Linneo, 1758)

6

Luria lurida (Linneo, 1758)

7

Schilderia achatidea (Gray in G.B. Sowerby II, 1837)

8

Zonaria pyrum (Gmelin, 1791)

9

Tonna galea (Linneo, 1758)

10

Ranella olearia (Linneo, 1758)

11

Charonia lampas (Linneo, 1758)

12

Charonia tritonis (Linneo, 1758)

13

Mitra zonata Marryat, 1818

14

Lithophaga lithophaga (Linneo, 1758)

15

Pinna nobilis (Linneo, 1758)

16

Pinna rudis Linneo, 1758

17

Pholas dactylus Linneo, 1758

Le logiche che hanno indotto i legislatori a identificare come a rischio le specie suddette sono fondamentalmente tre:

1) Specie endemiche di aree estremamente ristrette, viventi in ambienti vulnerabili e facilmente raggiungibili dall’uomo (è il caso della specie n° 3, Gibbula nivosa esclusiva dell’Isola di Malta).

2) Specie grandi, belle, vistose, quindi molto ambite dai collezionisti e attivamente ricercate da pescatori e commercianti, tanto da poter mettere a rischio la loro sopravvivenza (specie n° 1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10. 11, 12, 13, 15 e 16).

3) Specie non direttamente a rischio estinzione, ma così strettamente legate al substrato nel quale vivono che la loro cattura per scopo collezionistico (n° 4) o edule (n° 14 e 17) può avvenire solo tramite la distruzione dello stesso, con conseguente compromissione della locale biodiversità.

Benché la lista sia ufficiale da circa 9 anni, le autorità competenti non sembra abbiano mai adottato misure di prevenzione o repressione che vadano al di là di generici cartelli informativi.
Nella maggior parte dei porti italiani, infatti, tali specie (n° 9, 10, 11) sono comunemente pescate e messe tranquillamente in vendita anche a scopo alimentare. Altre specie sono raccolte a bassissima profondità da sub improvvisati (n° 1, 5, 6, 7, 8, 15) per raccoglierle come souvenir o per farci giocare i bambini che, in genere, dopo pochi minuti se ne stancano e le abbandonano nella sabbia. D’altra parte bisogna riconoscere che attuare un controllo capillare appare molto problematico perché dovrebbe prevedere la presenza di un custode, con potere sanzionatorio, quasi in ogni porto o tratto di mare.

Ma bisogna anche ricordare che le stesse autorità pubbliche locali non sono indenni da comportamenti potenzialmente negativi. Ogni volta che si collocano dei frangiflutti, si edifica un molo, si costruisce un porto si effettuano azioni in grado di portare notevoli danni all’ambiente e soprattutto di distruggere le micropopolazioni, non solo naturalmente di molluschi, viventi nella zona.

Quindi, più che le singole specie, andrebbero protetti gli ecosistemi ove le specie vivono: ci sarebbe la possibilità di un maggiore e più agevole controllo e ne trarrebbero giovamento anche specie di altri gruppi animali e vegetali come alghe, spugne, celenterati, crostacei, pesci ecc.

Qualcosa in questa direzione in effetti da alcuni anni si incomincia ad attuare con l’istituzione di Parchi marini protetti nei quali, in tutto o in parte, l’accesso al mare viene strettamente limitato o controllato.
Attualmente, per quanto mi risulta, i Parchi marini in Italia sono i seguenti:

Miramare (Trieste – Alto Adriatico)

Isole Tremiti (Foggia – Basso Adriatico)

Torre Querceto (Lecce – Basso Adriatico)

Porto Cesareo (Lecce – Ionio orientale)

Capo Rizzuto (Catanzaro – Ionio occidentale)

Isole dei Ciclopi (Catania – Ionio occidentale)

Plemmirio (Siracusa –  Ionio occidentale)

Isole Pelagie, Lampedusa (Agrigento – Canale di Sicilia)

Isole Egadi (Trapani – Tirreno sud occidentale)

Isola delle Femmine, Capo Gallo (Palermo – Tirreno meridionale)

Isola di Ustica (Trapani – Tirreno meridionale)

Capo Carbonara (Cagliari – Canale di Sardegna)

Penisola del Sinis, Isola Mal di Ventre (Cagliari – Mar di Sardegna)

Isola dell’Asinara (Sassari – Mar di Sardegna)

Capo Caccia, Isola Piana (Sassari – Mar di Sardegna)

Arcipelago della Maddalena (Sassari – Bocche di Bonifacio)

Isola di Tavolata, Punta Coda Cavallo (Sassari – Tirreno occidentale)

Punta Campanella (Salerno – Tirreno centrale )

Baia, Cuma (Napoli – Tirreno centrale)

Isola di Gaiola (Napoli – Tirreno centrale)

Isola di Ventotene, Isola di Santo Stefano (Latina – Tirreno centrale)

Secche di Tor Paterno (Roma – Tirreno centrale)

Arcipelago Toscano (Grosseto e Livorno – Tirreno centrale)

Cinque Terre (La Spezia – Mar Ligure)

Portofino (La Spezia – Mar Ligure)

Santuario dei mammiferi marini (area di mare compresa fra Liguria orientale, nord della Toscana, est della Corsica e Sardegna nord orientale)

Come si vede, e come certamente sanno gli amici di questo sito, fra le aree meritevoli di protezione, compaiono anche due isole dell’arcipelago delle Ponziane: Ventotene e Santo Stefano. E questo è quanto mai opportuno perché questo Arcipelago, benché collocato nel Tirreno centrale, ovvero relativamente al Nord, presenta moltissime caratteristiche biologiche tipiche degli ambienti dei mari meridionali. Molte specie, malacologiche e non, hanno il loro limite di espansione settentrionale, proprio in corrispondenza dell’Arcipelago Ponziano.

Di questo Arcipelago sono poi endemici due molluschi scoperti in tempi recenti: Onoba dimassai [Amati & Nofroni, 1990  (Fig. 1)] e Alvania claudioi [Buzzurro & Landini, 2006 (Fig. 2)]. Appartengono entrambe alla Famiglia Rissoidae e hanno dimensioni minime, infatti la prima può superare di poco i 2 mm mentre la seconda arriva a fatica ai 3. Specie endemiche di aree così ristrette non sono affatto frequenti in Mediterraneo, anzi sono decisamente rare, forse non se ne contano più di una trentina.

Fig 1 Onoba dimassai

Fig. 1 – Onoba dimassai – Isola di Zannone – 18 m

Fig 2. Alvania claudioi

Fig. 2 – Alvania claudioi – Isola di Zannone – 18 m

Comunque pur essendo endemiche di un’area molto circoscritta queste due specie non sono a rischio di estinzione perché vivono a discreta profondità (15 – 50 m), ben protette dalle piccole dimensioni che non ne consentono l’individuazione in immersione e dal fatto che non è noto il loro habitat, pur essendo plausibilmente legato, come quasi tutti i Rissoidae, alla ‘facies algale’. I pochi esemplari presenti nelle collezioni (private e pubbliche) sono tutti privi di parti molli in quanto morti e caduti sul fondale, infatti provengono da esame al microscopio di campioni di sedimento marino raccolti da sub in immersione o tramite draghe.

Attualmente sono in corso ulteriori studi sul materiale pontino, in particolare raccolto all’Isola di Zannone e non è escluso che nuovi endemismi possano presto venire alla luce.

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[Conchiglie. (3) – Continua]

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