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0039-039 k1-15a s2-29 a2-7 98 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Arcipelago Ponziano: Isola di Ponza (3)

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Terza e ultima parte di un saggio sulla geografia e sulla storia dell’isola di Ponza.

di Michele Abbondanza

Per la seconda parte clicca qui

Un’evento da non perdere è la festa del Patrono, San Silverio, il 20 giugno. Tutta l’isola scende in festa, e c’è un gran fermento. La statua di San Silverio (Papa e martire) viene portata dall’isola di Palmarola a Ponza e venerata per una settimana, e poi portata in processione prima via terra e poi via mare. Vengono onorati i caduti del mare con una corona e porta fortuna cercare di prendere i garofani. La fine della festa vede un grande gioco di fuochi artificiali. Alrri eventi sono: dal 27 Giugno all’08 Luglio: 150° Anniversario dello sbarco di Carlo Pisacane. Dal 02 Luglio al 06 Luglio: Settimana Velica Ponziana. Il 21 Luglio festa della Madonna della Civita: festa religiosa. Dal 15 al 16 Agosto processione di S.S. Maria Assunta a Le Forna. Il 16 Agosto Sagra del pesce.

La vita notturna di Ponza si concentra soprattutto intorno al porto dove ci sono molti piccoli negozi aperti fino a tardi, e molte sono le scelte per mangiare in una pizzeria o in un ristorante. Un viavai di persone affolla i due livelli di strada che si affacciano sul porto, quella superiore piena di negozi di abbigliamento e nella sua ultima parte di bar. In quella inferiore si trovano piccoli locali per il dopocena. I più giovani saranno invece attratti dalla discoteca in zona S.Maria collegata con Ponza porto da bus. Molte persone affollano anche la zona di Le Forna, anche se decisamente risulta più tranquilla; consigliato quindi a chi cerca ambienti più rilassanti. Sia a Le Forna che a Ponza porto si possono trovare molte soluzioni per alloggiare, dalla camera singola, all’appartamento ricavato da vecchie case, ma anche alberghi e pensioni. E’ soprattutto una vacanza marina quella che si trascorre a Ponza. Si assaporano i profumi dell’isola e i suoi colori. Le case, a volte bianche a volte azzurro chiaro, si stagliano contro la macchia mediterranea e il blu profondo del cielo. Alcuni alberi a grande fusto, come i pini marittimi, sono stati piantati all’epoca di Mussolini che cercò di impreziosire l’isola. Purtroppo rimangono pochi esemplari nel golfo delle Forna e in località S.Maria.

Una cosa che mi è rimasta impressa sono i terrazzamenti. Si intravede la sagoma guardando la costa da lontano. Nati nel 1734 con la famiglia Migliaccio arrivata da Ischia con diritti perpetui venne avviata la viticoltura che portò nell’isola a coltivare i vitigni tipici che sono ancora oggi apprezzati: Biancolella, Forastera, Falanghina, Piedirosso (Per’ e Palummo), Guarnaccia, Aglianico.  In particolare però c’è uno studio effettuato sui campioni di vite di Biancolella dall’Unità di ricerca per le produzioni enologiche dell’Italia centrale che ha scoperto che le piante dell’isola, pur arrivando inizialmente (1734) da ischia, si sono modificate geneticamente ed hanno quindi assunto un DNA diverso dalle piante dell’isola di Ischia.

Un’altra particolarità che è possibile osservare a Ponza sono le varie grotticelle, o ricoveri, costruiti nel tempo e che danno rifugio a piccole barche o anche a persone che si sono trovate in mezzo a burrasche improvvise. I venti dominanti durante l’anno fanno in modo di plasmare l’isola e in primavera è lo Scirocco che sale forte, in estate è il Ponente e il Maestrale che soffiano a volte a giorni alterni. In autunno soffia forte il Mezzogiorno, che dura anche alcuni giorni. In inverno quelli dal quadrante Greco e Levante, nella notte e paiono più forti negli inverni più rigidi. Quindi nel passato si sono escogitati vari sistemi che rendesse sicuro l’andare per mare e trovare anche rifugi di fortuna all’ultimo momento. In linea di massima la disposizione dell’isola fa in modo che quando i venti soffiano da nord, la parte esposta a sud sia tranquilla; e viceversa. Ma la moltitudine di questi rifugi parla a lungo della storia di questa zona. Anche grazie alla facilità con cui il tipo di roccia si presta ad essere lavorata.

Chi possiede un’imbarcazione troverà il porto di Ponza con tutti i servizi necessari, benzina in banchina compresa. ci si può fermare temporaneamente, come in tutti i porti, per poter effettuare le spese necessarie. I fari che regolano la vita nautica notturna sono da sempre l’amico fidato. Il diving è proprio nella zona vecchia del porto, di fronte agli imbarchi degli aliscafi. E’ possibile affittare anche gommoni e piccole imbarcazioni per potersi spostare e visitare le varie cale; attenzione però al divieto in essere in molte spiagge a causa delle frane. Attenzione anche a chi non è pratico dell’andare per mare, non è difficile portare un’imbarcazione a patto che si rispettino le regole basilari di andar per mare. Ho visto persone in seria difficoltà con solo un poco di vento in più. Ancore buttate dove capita, e questo se causa poco danno alla Posidonia oceanica in caso di ancore di poco peso, lo stesso non si può dire per le grandi imbarcazioni che buttando l’ancora sopra le praterie causando gravi danni. Un pò di attenzione in più non guasterebbe. Magari l’inserimento di alcune boe per ormeggio a salvaguardia della Posidonia oceanica potrebbero venire in aiuto.

L’impressione più forte di questa vacanza arriva però dalla parte subacquea dell’isola. Un’emozione unica. Intanto bisogna dire che già fuori dall’acqua si notano bene le franate giovani. Anche sott’acqua questo fenomeno si nota parecchio. In due o tre metri c’è la vita sugli scogli e poco dopo; il nulla. Tutto liscio come se fosse passato un raschietto. Opera degli amici ricci, Arbacia lixula (Linnaeus, 1758)? Credo di no. Ma già durante la prima immersione si notano alcune colonie di Astroides calycularis (Pallas, 1766) a pochi centimetri dal pelo dell’acqua che fanno ben sperare. Non avevo ancora mai visto queste colonie in così poca acqua, forse solo nello Stretto di Messina sono presenti. Comunque anche se la notizia può sembrare vecchia per alcuni ambienti scientifici; direi che debba essere modificato il limite nord per le popolazioni di astroides. Ma questa è solo la prima meraviglia che mi stupirà. Si sà che nel Mediterraneo le popolazioni sono generalmentesciafile e qui siamo al centro del Tirreno. Si notano subito nelle zone in ombra che qui vivono le popolazioni tipiche dell’ambiente coralligeno; anche se la profondità non è quella tipica dell’ambiente. Spugne, madreporari, alghe rosse coralline, briozoi, echinodermi, anellidi e tunicati; quasi tutti i rappresentanti del coralligeno sono presenti. Mancano gli organismi degli ambienti più profondi come il corallo rosso e i ventagli di gorgonie; ma siamo pur a pelo dell’acqua. Quindi le grotte naturali generatesi nei secoli hanno prodotto, al loro interno, una tavolozza di colori incredibilmente varia. Una in particolare, visitata più volte quest’estate e situata nella zona sud, è di una bellezza incredibile. La parte esterna della grotta è comunque piena di vita e gli organismi sono quelli tipici di questa profondità. Ma c’è comunque da rimanere stupiti. L’ingresso la prima volta è stato stupefacente: non credevo ai miei occhi. Dapprima spuntavano solamente le colonie di astroides, che ancora nella zona del pieno sole, si presentano non tanto come colonie vere e proprie ma come tanti individui disposti uno vicino all’altro, spesso senza continuità. La grotta in questione possiede due canali separati con due ingressi ed in una delle due anche un’ingresso subacqueo. La profondità non supera i 6m. Il primo canale, quello verso nord, possiede al suo interno una rientranza dove ci sono due colonie distinte di re di triglie, Apogon imberbis (Linnaeus, 1758), e sul fondo alcuni grandi spirografi, Sabella spallanzanii (Gmelin, 1791). Non mancano le castagnole,Chromis chromis (Linnaeus 1758), che come i re di triglie sono poco timide in questi anfratti. Se desta poca impressione per le castagnole, non altrettanto si può dire del timidissimo re di triglie, che qui si fa avvicinare fin quasi al primo piano. Sulle pareti si concentrano moltissime spugne che sembrano accavallarsi cercando di rubare lo spazio. Spugne blu, Phorbas tenacior(Topsent, 1925) , rosse, Spirastrella cunctatrix(Schmidt, 1868)Crambe crambe (Schmidt, 1862), rosa, Petrosia ficiformis(Poiret)  gialle, Axinella  verrucosa(Esper, 1794), ma anche grigie e bianche; tutte una vicino all’altra in cui spuntano a volte singoli calici di astroides. A volte le spugne che vivono in grotta perdono la colorazione dovuta alle alghe simbionti e si mostrano semplicemente bianche, è il caso di Chondrosia reniformis(Nardo, 1847).

Per chi si dovesse immergere in questo splendore della natura consiglio l’attenzione che merita un passaggio in grotta. Un’attenzione particolare a questo incanto di colori che fanno parte di organismi marini viventi, ed hanno bisogno di tutto il nostro rispetto per poter essere conservati. Daremo in consegna alle generazioni future lo spettacolo che oggi possiamo ammirare.

 

Nelle prossime immagini la diversità biologica marina dell’isola di Ponza

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