Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

0009-009 e-14 k2-25 vb-24a dramatherapy-dancing-boat la-spiaggia

La Donna delle due isole. Incontro con Rita Bosso, autrice del romanzo “ L’isola delle Sirene”

Condividi questo articolo

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

Casamicciola, 23 agosto 2012. L’incontro con Rita Bosso è fissato per le 9 sul terrazzo del “Capricho de Calise” in un caldo giorno d’agosto. “Staremo sul terrazzo con un poco di fresco e non saremo disturbati possiamo parlare di Ischia e di Ponza, le nostre isole, di te e del tuo ultimo libro “L’isola delle Sirene”, il secondo tuo libro dopo le “Memorie di Amalie” le ho detto a telefono, fissando l’appuntamento.

Ho voglia di conoscerla meglio, questa donna delle due isole, di sangue misto, che si è scoperta scrittrice e storica  a 50 anni  dopo aver insegnato – e insegna ancora, ieri ad Ischia ed oggi a Roma – matematica negli Istituti Tecnici, una disciplina lontanissima dalla narrativa o meglio ancora dalla poesia.

Chi è la vera Rita Bosso, la matematica o la scrittrice o meglio anche la poetessa? Che posto occupano Ischia e Ponza nella sua vita? Cerchiamo di scoprirlo. E’ nata ad Ischia, qui ha frequentato il liceo scientifico e poi a Napoli l’Università. Come c’entra Ponza, l’isola più lontana dell’arcipelago campano posta a 44 miglia da Ischia colonizzata dagli ischitani nel 1734, come abbiamo mostrato con Gianni Vuoso nel nostro reportage “Ponza, l’altra Ischia” del 2009 apparso nel numero di ottobre de “La Rassegna d’Ischia” e con il nostro video “Il viaggio di Mattia” tanto da indurci a proporre un nuovo Distretto Turistico delle 5 isole napoletane?

Ma Rita ha passato a Ponza tutte le estati per oltre vent’anni. Conosce tutto e tutti di Ponza. Ha casa a Ponza. Continua ad andarci quando può. E’ di sangue misto. Il nonno materno, Michele Regine, orologiaio e gioielliere, si trasferì da Ischia a Ponza negli anni ’30 del ’900 con sua moglie, Angelina Pascale di Lacco Ameno. A Ponza nacque la madre di Rita, Luisa, che sposò il direttore di macchina della SPAN, Francesco Bosso, ponzese ma originario di Ventotene. Rita ha tre fratelli.

“Il nonno aveva il suo negozio di orologeria e gioielleria sul corso Carlo Pisacane e si trasferì a Ponza per scelta personale ed a Ponza gestiva anche il Cinema e la biglietteria della SPAN che fino agli anni ’70 collegava Ponza ad Ischia, passando per Ventotene, per arrivare a Napoli. Si vantava di aver portato il “predicatore” e l’“apparatore” per la festa di San Silverio, il patrono di Ponza, che si celebra il 20 giugno, come si faceva per la festa di S. Restituta, alla quale era devotissimo, a Lacco Ameno il 17 maggio” – mi racconta.

“Così anche con il trasferimento dei miei genitori ad Ischia ho continuato a frequentare Ponza. Tutte le estati – e l’estate era lunga perché cominciava a giugno e finiva a settembre – le ho trascorse a Ponza, così ho acquisito quella che un caro amico, ponzese d’adozione, Sandro Russo, chiama la “doppia cittadinanza”. Sono ischitana ma anche ponzese ed adesso vivo ad Albano Laziale con mio marito” – mi dice.

Secondo Rita, “la colonizzazione di Ponza – quest’isola di circa 8 Km2, disabitata, ai margini del regno – fu una sfida di Carlo III di Borbone, quasi come voler realizzare l’isola di Utopia di Tommaso Moro, un’isola dove non c’era nobiltà, dove la nuova comunità doveva vivere con le risorse proprie e con l’ aiuto dello Stato. Così si spiega la politica di agevolazioni fiscali per i residenti e quella delle grandi opere pubbliche con la costruzione del magnifico porto e della cittadella. Ponza doveva rappresentare la realizzazione degli ideali illuministici, un modello di vita che doveva estendersi a tutto il regno”. Quello che è stato dopo Carlo III è altra storia per altri dibattiti.

Rita conosce tutti i ponzesi. Scopre che il loro modo di vivere è identico a quello degli ischitani. Stesso dialetto – anzi è il dialetto napoletano che si parlava ad Ischia Ponte o Borgo di Celsa nel XVIII secolo – stessi usi e costumi. Stessa cucina. Stesse tradizioni. Stesso carattere.

Nel suo primo libro le “Memorie di Amalie” romanza la vita di 5 donne che si chiamano Amalia di cui la prima arriva da Ischia nel 1734 insieme al primo colonizzatore Mattia Mazzella.

Nel suo secondo libro “L’isola delle Sirene” prende spunto da un aspetto poco noto di Ponza, quello del periodo del confino politico fascista degli anni ’30 e ’40, per raccontare attraverso la voce narrante di una donna veneta, Luisa, la storia romanzata di un confinato del tutto particolare, il Duca Luigi Silvestro Camerini ( 1906-1991) che resta a Ponza confinato un solo anno, dal 1942 al 1943, che qui scopre la sua vera natura che è quella di costruire giardini e che poi si trasferirà ad Ischia acquistando tutta l’area di S. Montano realizzando un grande giardino esotico che poi il figlio, Paolo Fulceri, trasformerà nel parco termale “Negombo”, chiamato come la rada che il padre ha visto nell’isola di Ceylon oggi Sri Lanka, nel corso dei suoi viaggi in Oriente.

Anche in questo secondo libro la storia è solo il punto di partenza per raccontare la vita di quel tempo per tutta una serie di personaggi che Rita ha ascoltato, alcuni sono ancora viventi, con alcune riflessioni profonde sul significato della vita che trasformano lo scrittore in poeta.

Difficile trovare nel libro il confine tra storia e fantasia come nella classicità del romanzo storico, ma alcune pagine descrittive dei luoghi e dei panorami di Ponza, per chi li ha visti, sono di un poeta di struggente sensibilità. Il libro offre moltissimi spunti di dibattito e di riflessione. Sul valore della libertà politica, sul rispetto delle idee altrui perfino dei propri domestici, sulla tragedia e sulla inutilità della guerra, sulla bellezze dei luoghi che addolciscono lo spirito.

E’ da leggere tutto d’un fiato, il libro di Rita, anche per conoscerla meglio, per capire questa sua doppia cittadinanza, questa sua doppia personalità di una matematica prestata alla letteratura o viceversa.

Alla fine, alla fine di tutto, Rita come Luisa, la vera protagonista del romanzo, scopre l’incanto ed il mistero del mare.

 “Io ascolto le onde, mi interessa capire le onde; prima o poi le intenderò. Tutto il resto è solo rumore insignificante”.

P.S. – L’ incontro con Rita Bosso è durato tre ore. Abbiamo parlato dalle 9 alle 12 e non ce ne siamo accorti.

Abbiamo parlato di Ischia e di Ponza, dei problemi delle isole, di come fare per conservare la memoria storica e come migliorare lo sviluppo.

Dei personaggi reali del suo libro ancora viventi.

Della personalità affascinante del Duca Camerini, questo “non politico” confinato pur essendo un uomo nobile e ricco, ma soltanto perché liberale ed anticlericale, colto, laureato in lettere, bibliofilo tanto da acquistare nel 1949 la Biblioteca del dottor Giuseppe Mennella di Casamicciola, la più completa Biblioteca sull’isola d’Ischia ed amante della flora e dei paesaggi dell’isola d’Ischia che scelse come sua definitiva residenza.

Non ritornò mai più a Ponza ma continuò a scrivere ad Adalgiso che gli aveva fittato la casa ed oggi c’è una targa a Ponza su quella casa che ricorda il soggiorno obbligato del Duca.

Il Duca Camerini è ricordato perfino nelle memorie del sindaco di Lacco Ameno, Vincenzo Mennella (1923-1995). Abbiamo parlato della necessità di conservare la memoria storica sul confino politico del fascismo a Ponza ed a Ventotene, di raccontare tutte le vite degli oltre 2.500 personaggi che furono confinati, non solo le vite dei personaggi famosi come Pertini, Nenni, Rossi, Spinelli ed altri . E’ un lavoro che sta facendo uno studioso italiano, Riccardo Navona,  di cui ne ha parlato di recente il “Venerdì di  Repubblica”. C’è già comunque il bel lavoro di Filomena Gargiulo “Ventotene, isola di confino” di cui abbiamo parlato Gianni Vuoso ed io nel reportage “Ventotene, l’isola di Altiero” apparso su “La Rassegna d’Ischia” nel numero di ottobre 2010 e nel video “L’isola di Altiero” che si può trovare e scaricare dal sito www.ischianews.com

“Più del mio libro, più di parlare di me, scrivi della necessità di valorizzare la memoria di quel periodo così triste e terribile per la nostra storia perché occorre che quelle vite non siano dimenticate, che il loro esempio, sia diffuso fra i giovani” – mi ha raccomandato Rita lasciandomi al termine dell’incontro.

 Il libro di Rita Bosso “L’isola delle Sirene” sarà presentato per iniziativa del Garden Club  sabato 25 agosto con inizio alle ore 20.30 nella Villa Arbusto di Lacco Ameno.

L’intervento introduttivo sarà di Anna Di Meglio Copertino.

Sarà presente l’autrice.

 

Giuseppe Mazzella di Rurillo

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.