Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

h-14 h-18 q-17 s0-30 s-02 m3-7a

Ponza, isola di fari e di fanalisti

Condividi questo articolo

di Franco De Luca

 

Un’isola di fari è Ponza.

Il più fascinoso è quello della Guardia, quello col volto classico è il faro della Madonna, quello che si presenta come un amico fidato è il Lanternino.

Hanno storie  e vicende diverse.

Se ad essi si aggiunge il faro di Zannone l’espressione “Ponza isola di fari” trova la sua completezza perché è vero che Zannone è isola a sé, ma è pur vero che erano ponzesi le famiglie dei fanalisti che dovevano attrezzarsi per viverci stabilmente, onde permetterne il funzionamento.

Più appropriato dire che Ponza è isola di fanalisti. E qui vorrei soffermare un tantino la riflessione, perché, a ben vedere, l’anima di un faro sono i fanalisti.

Per quanto interessante e atipica possa essere l’architettura del faro, per quanto eccitante la sua dislocazione, chi a queste caratteristiche porta la vita del vissuto quotidiano sono i fanalisti.

E infatti le storie di un faro si intessono con le storie degli uomini che vi hanno lavorato, penato, vissuto.

Quante volte ho ripetuto il verbo vivere. L’ho fatto perché indotto dalla visita ultima al faro della Guardia, or sono dieci giorni circa.

Appare morente perché non c’è la linfa vitale dei fanalisti a far pulsare le sue funzioni.

Giace in agonia. Ogni tanto ci vanno i fanalisti Cristoforo Tagliamonte e Silverio Montella a ripristinare i meccanismi inceppati, i guasti, gli intoppi.

Simili ad anestesisti gli ridanno ossigeno. Anche portandovi persone che osservano, scrutano, domandano, fotografano, si appassionano al loro destino. Ridanno parole al suo boccheggiare, respiro al suo ansimare.

E lo fanno con una partecipazione da medici. Questi fanalisti lo sanno d’essere gli ultimi ad incarnare una realtà umana che con l’ambiente ha tentato di interagire in modo schietto, mettendo cura nell’impegno sociale e prendendo occupazione.

I fanalisti sono stati e rimangono gli occhi del faro. Esso è un punto di luce che attesta la presenza umana. In una realtà in cui la natura predomina e talvolta soverchia  il faro dispone alla fede negli uomini. Quando tutt’intorno è buio e confonde il faro è speranza, è solidarietà. Ecco perché un faro può fungere da Guardia, e, se decade, il consorzio umano che l’attornia perde un sostegno al suo esserci. È mancante di un organo vitale.

 

Francesco  De Luca

 

P.S.

A nome di tutti ringrazio i fanalisti Cristoforo Tagliamonte e Silverio Montella per la disponibilità cordiale mostrata. Hanno dato la possibilità a noi di testimoniare lo stato di abbandono in cui versa il Faro della Guardia in Ponza.

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.