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Così non va bene

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di Franco De Luca

 

La pressione dei turisti sciamanti sull’isola non ammette interpretazioni. Una sola verità si impone: l’estate ha messo in moto gli ingranaggi dell’industria turistica. I Ponzesi tentano di leggerne le movenze e di coniugare i servizi richiesti con quelli offerti e con gli introiti.

Ma le vicende passate, le eredità negative ancora presenti stanno mischiando in un guazzabuglio torbido l’esigenza di legalità che la nuova Amministrazione persegue come un blasone, la richiesta di lavoro dei Ponzesi che dall’economia turistica traggono sostentamento, la pressione giudiziaria che non lesina sconti e che insiste a marcare stretto la vita socio-politica di Ponza, falcidiata da provvedimenti di interdizioni, di divieti, di mancate autorizzazioni.

San Silverio non ci può aiutare, anche perché chi ne esercita il culto magnifica le celebrazioni e non la carità.

Occorre prendere coscienza di questa realtà: la situazione esistente non è gestibile con l’ordinaria amministrazione. Attendere che i divieti si attenuino, che le autorizzazioni si tollerino, che le disposizioni regionali siano più comprensive, lasciare che al di fuori di Ponza si comprendano la precarietà della vita economica isolana, la sua fragilità e inadeguatezza non è l’atteggiamento da tenere. Può sembrare l’unico legittimo ma non rassicura la gente che l’inverno non sarà di stenti.

In questa situazione bisogna prendere posto a fianco della gente, bisogna tutelarne l’esistenza. Anche se è la stessa gente che ha tollerato il malaffare, ha fatto finta di non vederlo, talvolta ne ha approfittato.

Se una società non trova nell’autorità che ha eletto il suo paladino, allora la partecipazione alla democrazia è una truffa, è un gioco che non permette a chi perde di sperare in una vittoria.

 

Francesco De Luca

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2 commenti per Così non va bene

  • Gennaro Di Fazio

    Dici bene, caro Franco, che la situazione esistente a Ponza non è gestibile dall’ordinaria amministrazione; figuriamoci da una maggioranza che ha vinto le elezioni per soli 14 voti e che rappresenta circa il 30 % dei votanti e forse meno del 25% di tutta la popolazione. Ma ci voleva veramente Richelieu, Cavour o Churchill per capire che bisognava fare un lista di unità popolare per rappresentare il più possibile l’isola al fine di controllare i divieti ed avanzare proposte anche forti per tentare di sollevare la difficile vita civile e sociale nonché la fragile economia di Ponza?
    Forse è troppo presto per fare ipotesi su questa amministrazione, rimando le analisi a dopo l’estate; ma chissà che non convenga riandare a votare.

    Gennaro Di Fazio

  • Silverio Tomeo

    Le norme (che Gennaro Di Fazio chiama divieti) servono al controllo di legalità, quindi le norme non si controllano, sono loro a controllare!. Ove non ti piace una norma ricorri alla disobbedienza civile, assumendotene la responsabilità totale, come fanno tanti movimenti da anni. Quindi al massimo si gestisce intelligentemente la transizione a nuove norme, a nuovi paradigmi di vita e di lavoro, a un turismo di qualità non invasivo e sostenibile. L’idea malsana e rivelatasi poi inattuabile della “lista unica”, del resto, era di pochi, e si è visto poi come è andata a finire! Questa amministrazione certamente nasce minoritaria (ed è già una piccola consolazione: vuol dire che quell’illusione della “favola berlusconiana” comincia a scemare anche sull’isola, mentre per lo più è franata del tutto nel resto del Paese). Opporre alle elezioni comunali all’attuale sindaco due ex-sindaci in ambiguo assortimento non è stata una buona idea, si vede, e non si comprende come si sarebbero mai potuto unire quelle due fazioni civiche. Le lotte popolari vanno sostenute, quando legittime e non confuse jaquerie, e forse dall’opposizione popolare e dalla riattivizzazione della società civile nascerà qualcosa di buono un domani. L’unanimismo senza contenuti non esiste, anche nella comunità residente – se democratica – e il conflitto è il sale e il motore del cambiamento possibile. Opporsi fa parte della dialettica democratica, non è un crimine di lesa maestà. Riandare a votare presuppone la capacità di mandare in crisi l’attuale giunta, e non mi sembra possibile nei fatti la cosa. Quindi se ci attiene ad argomentazioni razionali è meglio per tutti, e il dibattito ha un suo senso e può andare in avanti senza regressioni e “io lo avevo detto!”, senza lagne e piagnistei, senza scetticismi aristocratici e senza troppi voli pindarici a vuoto.

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