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0049-049 2009-08-11_19-57-57 i-28 belgiorno l-08 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Chiesa della SS. Trinità (3)

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di Gino Usai

Concetto della decorazione

“Sull’altare campeggia la rappresentazione della SS. Trinità ; al centro, come “termine fisso d’eterno consiglio”, trovasi l’immagine di Maria; l’Eterno Padre accenna a Lei con lo scettro del suo impero; l’Eterno figlio la vagheggia, ammirato della sua bellezza; l’Eterno Spirito in forma di colomba, l’adombra e l’ama. Il fine, insegna la filosofia, è il primo nell’intenzione e l’ultimo nell’esecuzione: la Madonna, che troviamo in Dio, come termine del consiglio eterno, troveremo alla fine della storia dell’attesa, recante tra le braccia il Redentore.”

Nel corso degli anni Settanta, per opera del parroco don Salvatore Tagliamonte, quest’affresco è stato coperto da un mosaico che rappresenta sempre, seppure in forme diverse, la SS. Trinità. Campeggia al centro della raffigurazione il Cristo in Croce, sovrastato dal Padre e dalla Colomba dello Spirito Santo, ma non c’è più la Madonna.

Il racconto di Dies continua con l’illustrazione dei sei giorni della creazione, raffigurati sotto le nicchie dei Santi:

“La prima ti ripete il “fiat lux”, la seconda divide le acque, nella terza appare la terra, nella quarta vedi gli astri maggiori e minori, diurni e notturni, nella quinta ammiri i viventi inferiori e nella sesta, formato dalla terra, balza l’uomo perfetto. Il settimo giorno Dio si riposò ed eccoti, sull’altare settecentesco di marmo lunense, il tabernacolo con l’artistica porticina d’argento sbalzato, ove, intorno al raggiante monogramma del nome di Gesù, scintillano settantadue gemme, cioè 36 rubini e 36 diamanti, oltre a 4 diaspri con vene sanguigne e 2 ametiste. Là dentro, Dio, Uno e Trino, presente per circumincessione con Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, riposa…,”ab universo opere quod patrarat”. (Dio nel settimo giorno si riposò da tutte le opere che aveva fatte. N.d.r.).

Peccato e Redenzione

La creazione però fu deformata dal peccato dell’uomo, ma fu reintegrata per opera di Cristo con la grazia ottenuta per mezzo della redenzione; ed eccoti sulle 14 lesene tutta la storia dell’elevazione dell’uomo, cioè in sintesi l’intero trattato de “Deo elevante”.

Guarda la prima lesena, a sinistra: narra la storia del peccato d’origine; la corrispondente di destra invece ricorda il compimento della restaurazione operata da Gesù. Ad ogni simbolo del tipo corrisponde un simbolo dell’antitipo. Lassù è l’albero proibito e il serpente tentatore; dall’altra parte invece è la croce fiorita.

Alla prima famiglia umana, cacciata dal paradiso terrestre e dispersa, come uccelli strappati dal nido, corrisponde la famiglia cristiana, raffigurata nel pellicano, che raccoglie nel nido i piccoli e li nutre delle sue stesse carni. All’uomo che, dopo il peccato, si chiude, come bivalva golosa, nell’urna di morte, risponde Cristo Redentore che, in tre lingue, proclamato Re da Pilato, dischiude alle anime la via della salute. Alla spada fiammeggiante dell’Angelo che espelle dall’Eden l’uomo, divenuto violento, come leone, e vanitoso, come pavone, fa riscontro la spada del dolore, che, espiando e rigenerando, ferisce il costato di Cristo, e trapassando il cuore immacolato di Maria, fa scaturire i sette rivi dei sette sacramenti, ai quali l’antilope, simbolo dell’anima cristiana, va ad abbeverarsi.”

Prima e terza lesena

La Lesena di Caino

 Nella seconda è la storia di Caino per inculcare il precetto divino della carità fraterna: un pruno spinoso e contorto, a sinistra, a destra campeggia la “vitis vera” , che affonda le sue radici nel monogramma di Cristo.

Nel quadro è il sacrificio di Abele che immola un agnello, cui corrisponde il vero Agnello di Dio. Sotto è il volto sconvolto e brutale di Caino che odia; di là il dolce Volto di Gesù che ama. All’efferato tradimento di Giuda, inspirato da Satana e perciò vedi l’albero, il laccio, l’infame prezzo, con cui fu venduto Cristo Signore, fa riscontro Gesù, che come agnello docile e mansueto, è condotto al macello sul Calvario.”

 

Gino Usai

[Chiesa della SS. Trinità. (3) – Continua]

 

 

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