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Roberto

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di Rita Bosso

 

Ai tempi della nostra mitica infanzia ponzese usavamo senza imbarazzo le parole matto, scemo, pazzo come fossero cognomi. Chicchino ‘u Pazzo, Silverio ‘u Matto potevano vivere e circolare tranquilli perché regolarmente registrati all’anagrafe parallela del vissuto e dell’immaginario collettivi. Poi abbiamo dovuto usare la parola “diverso” per affermare e ribadire che mattizie, follia, scemità non ci appartengono.

Robertino non poteva essere diverso; dati il suo background, i disagi vecchi di generazioni, la straordinaria energia resistente a freddo, caldo, vino, batteri, poteva essere solo così com’era.

Capitava che lanciasse uno sputo su chi gli passava accanto ma, non essendo ciò in contrasto col bon ton che gli avevano insegnato, non si stava “comportando male”.

In genere mi ignorava, ma ogni tanto si avvicinava… Oi Ri’ …e estraeva dalla memoria fatti e persone di trent’anni fa, di cui mi ero completamente scordata.

I suoi primi bagnetti li prese da adolescente, su iniziativa di Peppe Coppa e, come ogni neonato, opponeva resistenza ai primi contatti con l’acqua; si giustificava allargando le braccia e scuotendo la testa, ma dolcemente: “A me l’acqua me SGREGNA!”

La Livella non usa la parola “diverso”: adesso Robertino è immobile e vestito. Come tutti.

 

Rita Bosso

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