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i-07 p-18-2di4 u-27 88 sl372202 Una colonia di Cladocora caespitosa

Il mare di Ponza: un amore nato in alto

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di Claudia Polla Mazzulli

Nel prepararmi anche quest’anno alla breve vacanza a Ponza, mi è tornata alla mente la vecchia questione che anni fa, con gli amici, diventava talvolta argomento di dispute e disaccordi. Come spesso accadeva, nella scelta del luogo di vacanza la mia preferenza divergeva dalle opinioni generali anche se, all’atto pratico, mi allineavo democraticamente alla scelta operata dalla maggioranza.

Eravamo quasi tutti nativi di Aielli (AQ), paesino accoccolato a 1030 metri sm e circondato dalle montagne del Sirente (2438 mt): l’opinione diffusa era che il mare non facesse bene a noi di montagna (abbassa la pressione, alle ragazze arriccia i capelli, e chi sa nuotare!).

Per me era diverso. Quando per passatempo si fantasticava e ci si chiedeva a vicenda quale fosse il luogo preferito o ideale per le vacanze, io affermavo di amare la montagna e il mare allo stesso modo, d’estate e d’inverno. Questo per loro era incomprensibile e  pensavano volessi fare l’originale a tutti i costi. Da parte mia non mancava un certo stupore per la loro incapacità di comprendere la bellezza di tutte le cose. I mesi estivi trascorsi con loro ad Aielli, dopo la chiusura delle scuole, sono memorabili.

Si riaprivano le piccole case addossate l’una all’altra, rimaste chiuse tutto l’anno, e in quelle fresche serate ci si ritrovava sul muretto della bella piazza panoramica a contemplare lo spettacolo della Piana del Fucino, disegnata in geometriche e vaste coltivazioni, che di notte si accendeva di luci tremolanti dei paesi adagiati lungo i suoi margini. E ci si provava ad indovinare: laggiù c’è Pescina, più in fondo è San Benedetto, ma che dici quello è Ortucchio! E così tutte le sere tra racconti e risate sotto cieli stellati. Poi c’erano le alzatacce, quando al chiarore della luna dì agosto ci si inerpicava tra finti ululati e strilli di noi ragazze, verso il Sirente per veder sorgere il sole sull’Adriatico. Già, il mare. Era uno spettacolo, l’alba dorata che si dissolveva in un blu picchiettato di sbuffi candidi sopra le rocce aguzze dove si radica il timo selvatico. Qui è nato il mio amore per il mare. Un amore che si è alimentato nella mia infanzia durante gli anni della colonia marina ad Anzio. Da lì  vedevo Ponza, e arricchivo la mia piccola “sacca del tesoro” con conchiglie, pietre levigate e frammenti di vetro colorato.

Ogni volta che sono a Ponza mi tornano alla mente tutti questi ricordi che si esaltano alla vista del paesaggio e delle trasparenze marine. Qui i giorni di vacanza trascorrono lenti, familiari e sempre nuovi, alla scoperta di angoli sconosciuti che suscitano gioia e tenerezza: piccole case cubiche ridipinte a nuovo, con le finestrelle ornate di fiori e panni stesi, orti strappati alla roccia dove spicca il verde tenero delle viti, il rosso dei pomodori e il giallo intenso dei fiori di zucca. Di tutto questo splendore ci si riposa la sera, quando il sole tramonta dietro Palmarola, che ci regala  uno spettacolo sempre diverso. Soli con i propri pensieri, abbandonati alla magia dei versi di William Blake: to see a world in a grain of sand, and a heaven in a wild flower, hold infinity in a palm of your hand, and eternity in an  hour [Vedere il mondo in un granello di sabbia, il paradiso in un fiore selvaggio, tenere l’infinito nel palmo della mano, e l’eternità in un’ora].

 

Claudia Polla Mazzulli

 

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