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h-29 i-06 k1-15a corrida2 sl372213 Il re delle triglie: Apogon imberbis

“Breviario Mediterraneo”, di Predrag Matvejević

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segnalato da Sandro Russo

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Ci ha fatto conoscere Antonio De Luca – con la sua caratteristica veemenza: Lo devi imparare a memoria… lo devi! – questo libro, basilare per chiunque sia interessato al Mediterraneo come entità unitaria, culla di civiltà e bacino tra i più ricchi di storia dell’umanità. Ma anche di guerre sanguinose e di rivalità mai estinte tra le sue rive.

“[…Annoterò nel Breviario i diversi suoni] …dello sciacqio e dello sciabordio del mare lungo la riva, di ciò che resta delle onde che si sono esurite e smorzate, i loro rumori o le loro voci quando schizzano di spruzzi gli scafi delle navi o gli angoli dei moli. Il rumore, il suono o forse il canto dei grilli non turbano l’insonnia, questo lo so per esperienza, nelle notti d’estate quando è più facile star svegli che dormire, quando sono gli animi a voler vegliare e si potrebbe dire, a sentirsi uniti e raccolti lungo tutto il Mediterraneo.”

[Predrag Matvejević: “Breviario Mediterraneo” (1a Ediz. Garzanti 1991; 3a Ristampa 2008)]

Un libro (tradotto in una ventina di lingue) variamente definito ma alla fine indefinibile: una storia ‘geo-poetica’ del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano; ‘diario di bordo’ e anche ‘romanzo dei luoghi’… Un “libro geniale, fulminante, inatteso” secondo Claudio Magris, autore della prefazione

Attraverso i diversi capitoli Matvejević procede alla disamina dei tratti comuni tra le civiltà che hanno colonizzato le sponde del mare nostrum:

“La cultura e la storia vengono calate direttamente nelle cose, nelle pietre, nelle rughe sul volto degli uomini, nel sapore del vino e dell’olio, nel colore delle onde […] …Matvejević cerca di afferrare il Mediterraneo, di abbandonarsi al fascino di questa parola, ma anche di circoscriverne rigorosamente il significato, di tracciare limiti e confini […] …Si sofferma su tante cose concrete, che esigono la narrazione per poter essere afferrate: l’odore del cordame sui moli e le storie superstiziose nate intorno a questi ultimi, le spume diverse da mare a mare, le differenti tonalità di tenebra sul mare, la varietà e la nomenclatura delle reti, i colori della pittura nei diversi paesi, le denominazioni del mare e le immagini della rosa dei venti, l’importanza dell’asino nella storia delle isole e delle coste, la struttura teatrale delle pescherie, il lessico e la gestualità dell’ingiuria, la contemplazione del mare intesa  come preghiera…”

“…Per il suo libro vale ciò che egli dice dei peripli antichi, che oltrepassano i limiti tra storia reale e racconto fantastico”

[dalla prefazione di Claudio Magris]

In verità è un’ottima guida, per come conduce dal particolare al generale; dalla sensazione che si vive al momento ad altre idee raccolte in luoghi distanti. Una rappresentazione del ‘grande mare tra le terre’ che fa compagnia e scalda il cuore, ma che è astratta.

È la conclusione pessimistica dello stesso Autore: “Un’identità dell’essere, forte e radicata nelle nostre sponde, incontra una identità del fare inadeguata e poco sostenuta. La tendenza a confondere la rappresentazione della realtà con la realtà stessa si perpetua: l’immagine del Mediterraneo e il Mediterraneo reale non si identificano affatto…”

 

Consoliamoci però con le suggestive informazioni – sempre desunte dal libro – sulle molte caratteristiche comuni, come gli stessi biotipi botanici, di un Mediterraneo “che inclina verso l’Africa”

Matvejević è infatti passato, da una iniziale incredulità, a condividere pienamente la tesi di altri conoscitori della flora africana: che la flora mediterranea si spinge più verso Sud, attraverso le catene montuose dell’Africa, che verso il Nord, nell’entroterra europeo:

“La scoperta di una flora tipicamente mediterranea sulle alte montagne del Sahara centrale è stata una delle principali sorprese nella esplorazione botanica di quei luoghi… La vegetazione negli alvei fluviali (ued) nei territori montuosi dell’Hoggar, l’immensa regione vulcanica nel centro-sud dell’Algeria – il termine arabo ‘Ahaggar’ significa ‘luogo della paura’ – è di tipo indubitabilmente mediterraneo”.

Sandro Russo

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