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Il calamaro di Candidina

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di Francesca Iacono

 

Anni fa, a Ponza, vivevano delle persone che con la loro semplicità, a volte, suscitavano ilarità.
Una di queste era Candidina, che abitava nella zona della Parata.

Ogni suo vestito aveva la caratteristica di due belle tasche capienti da cui usciva di tutto…

Da qui il famoso detto: “Tien’ i sacche ‘i Candidina”.

Era molto golosa… Era capace di mangiare in un battibaleno interi vassoi di pasticcini…
Una sera sua madre aveva degli ospiti per cena… Aveva preparato, tra le altre cose, un grosso calamaro ‘mbuttunàt’, specialità ponzese, e l’aveva posizionato, con cura, sul piatto di portata.

Lo aveva fatto mettere da sua nipote in alto, sulla cristalliera, per portarlo in tavola al momento giusto.
Ad un certo punto della serata fece cenno alla nipote di prendere quella prelibatezza, e già pregustava la bella figura….
La nipote salì sulla sedia, prese il piatto con delicatezza ma ahimè… era completamente vuoto…
I loro occhi si concentrarono su Candidina, conoscendo la sua fame leggendaria…

Le chiesero: “Ne sai niente?”

Lei rispose: “Pecché, nun se puteve mangia’?”
Probabilmente aveva sentito il profumo… e non aveva saputo resistere…

 

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