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Via Corridoio

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Via Corridoio

di Rita Bosso


La casa di via Corridoio era enorme e circondata da tanti mostri: troppi, per una bambina cacarona quale io ero. 
Il più solitario se ne stava al fresco, in fondo alla cisterna: non bisognava assolutamente aprire la porticina ed affacciarsi, su questo la nonna era categorica: LUI avrebbe potuto attaccarsi alla corda che scorreva nella carrucola e salire fin dentro casa. Quando il secchio veniva calato, il mostro si svegliava dal suo torpore, gli mollava uno schiaffo, un CIAF che da sopra io sentivo benissimo, e poi emetteva un brontolio cupo. 
Al confronto, la Controra risultava tranquillizzante; appena un poco fastidiosa  perché, per evitare di incontrarla, il pomeriggio toccava mettersi a letto e far finta di dormire. No, LEI non mi metteva paura; proprio il contrario di suo marito Barzaccone, l’orco locale, alto un tre metri, i piedi enormi racchiusi in due zattere e strascicati sui basoli. Scendeva in genere verso mezzogiorno – abitava dalle parti della Parata – avvolto in un pesante cappotto blu, e sotto il sole di agosto percorreva lentissimamente il corso, sostando a lungo, appoggiato al muretto, chiaramente in cerca di qualche bambino da infilare nella tasca del cappotto e da mettere a tavola per il pranzo; quando lo vedevo spuntare correvo a nascondermi nel retro della bottega di mio nonno e là restavo, terrorizzata e piangente, fino a quando lui non decideva di tornarsene al suo antro.

Che coppia la Controra e Barzaccone! Lei secca secca e vestita di nero, lui enorme in cappotto blu; lei in giro nei pomeriggi assolati, lui appena prima dell’ora di pranzo; lei velocissima lungo via Corridoio, lui lento e pachidermico sul Corso.

Il pomeriggio ero sempre preoccupata per Giovanni: la nonna mi rassicurava, diceva che lui ci stava attento a non incontrare la Controra, cominciava a spazzare la strada solo dopo che LEI era passata. Alto, magrissimo, elegante in una divisa blu modello rivoluzione cinese, la coppola blu, Giovanni spazzava serio serio, abbracciato alla ramazza, lo sguardo fisso a terra; poi la nonna si affacciava : “Venitevi a prendere il caffè, Giovanni” . Lui poggiava la scopa al muro e si avvicinava per prendere la tazzina: solo allora, nei pochi istanti in cui sollevava lo sguardo dalla punta della ramazza, ci si poteva accorgere che aveva occhi bellissimi, grandi, verdi, espressivi.

Giovanni era proprio così, non è che l’avesse dipinto Chagall intingendo i pennelli nel blu con una goccia di verde e d’oro per gli occhi: misterioso, sognante, elegante, in volo sulla sua ramazza. Urgentino  invece avrebbe potuto dipingerlo Van Gogh: un mangiatore di patate curvo, con i pantaloni tenuti da uno spago, alti in vita e corti di gamba, gli occhi tristi da povero cucciolo mazzolato dalla vita.
Solinda, che il pomeriggio interpretava Scaramacai allaTv dei Ragazzi, si dipingeva da sola, con barattoli di brillantina Linetti e chili di rossetto rosso vermiglio; ma il marito, il feroce Tranquillino, quale acuminata punta di pennino avrebbe potuto disegnarlo? Tentava di fare il simpatico, passeggiando lungo via Corridoio in mutande e paglietta in testa, declamando versi tipo “Arietta bella, arietta fina – arietta ‘e Tranquillino”…ma gli occhi lo tradivano, neri come la pece nel tutto bianco del suo completino da passeggio: canottiera, mutande antenate dei boxer, calzini e zazzera fluente.

Era il mio terrore Tranquillino, mingherlino rispetto a Barzaccone ma con il difetto di abitare a qualche metro da me: Barzaccone lo vedevi da lontano e potevi correre a ripararti, Tranquillino invece te lo ritrovavi davanti all’improvviso, in un tratto di via Corridoio che sarà largo non più di mezzo metro, oltretutto armato di bastone…

L’unico momento di serenità era nel tardo pomeriggio, quando Rafele ’e Scarrafone si affacciava dal balconcino rivestito di bandiere rosse, di fianco all’Eea, teneva il suo telegiornale/comizio e poi attaccava, intonatissimo, la sigla di fine trasmissioni: Faccetta Nera, o Bandiera Rossa, o Giovinezza. Politicamente era rosso, ma apprezzava sia il lambrusco che il vermentino e musicalmente era assolutamente bipartisan.

Credo che adesso sia al Prado, tra i quadri di Goya.

Rita Bosso

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