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Restauro del dipinto di S. Lucia

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S. Lucia - Chiesa del Purgatorio di Ponza

S.Lucia è tornata nella sua… dimora!!!

Finalmente dopo due anni il quadro di Santa Lucia è ritornato nella chiesetta del cimitero.
Alle 06.30 del mattino del 13 dicembre 2010, nella chiesa della SS. Trinità di Ponza,  dopo aver fatto le lodi mattutine, una processione di una trentina di fedeli, con fiaccole e canti, si è incamminata verso il cimitero portando il quadro S. Lucia, appena restaurato.

Il gran freddo gelava le mani e il vento intenso spegneva le fiaccole. Ma il maltempo non ha fermato la devozione. Ogni tanto cadeva qualche goccia di pioggia, tanto che i fedeli hanno dovuto coprire il quadro perché non si rovinasse.  Al cimitero il sacerdote ha celebrato la messa in onore della Santa. Dopo la messa il quadro è stato posto sul suo altare, in attesa  che il falegname Luigi Ambrosino lo sistemasse nella teca di legno, per proteggerlo dall’umidità e dagli agenti atmosferici.

 Il quadro di S. Lucia è stato restaurato per  volontà della maestra Giovanna Conte, deceduta nel 2006, e sua sorella Maria, da Padova, ha  provveduto alle spese. A loro, un grazie infinito.

 

Restauro del dipinto di S. Lucia

EIKON RESTAURI sas

DI UMBERTO BERRINO

RESTAURO BENI ARTISTICI

RESTAURO DEL DIPINTO DI SANTA LUCIA DELLA CAPPELLA DEL CIMITERO DELL’ISOLA DI PONZA

Il dipinto rappresenta S. Lucia, giovane fanciulla Siracusana, martirizzata dai Romani per aver abbracciata la fede Cristiana. Reca in mano la palma del martirio ed è contornata di puttini dei quali uno reca il piatto con gli occhi.

Il quadro è un olio su tela di cm. 101 x 75 di scuola Napoletana, risalente alla fine del 1600  o al massimo ai primi decenni del 1700.

Lo stato in cui si trovava io dipinto era molto precario con l’immagine praticamente illeggibile.  Il lungo periodo di abbandono aveva formato una patina biancastra che a prima vista sembrava polvere e sporco di varia natura ormai fissata sulla tela dalla umidità e dal tempo.

L’esame della tela su cui si intravedevano appena le immagini, evidenziava un tessuto di lino grezzo di medio-grosso spessore, tipico dei dipinti napoletani dell’epoca.

Questa tela che per decenni – se non per secoli – aveva assorbito umidità e sporco era completamente rigida e deformata, con rigonfiamenti e grinze, ed era inchiodata in modo approssimativo su di un piccolo telaio ormai fradicio e fatiscente e cementata in una nicchia ricavata su una parete della cappella.

Tale situazione, aveva provocato sul davanti un indebolimento della preparazione della tela fatta di olio di lino e terra rossa, su cui poggiano i colori.

Infatti in molti punti il colore era caduto in parti piccole per tutta la superficie della tela, ed in parti più estese, come si vedrà in seguito, sul drappo “apparentemente rosso” della Santa e sul fondo scuro del dipinto.

Lo stato attuale della tenuta di colore era comunque molto precario in quanto ancora adesso, ogni minimo movimento della tela ne provocava la caduta.

Relazione tecnica del restauro

Le prime operazioni di restauro, sono consistite nel consolidamento e fissaggio del colore alla tela mediante incollaggio sulla superficie pittorica di carta giapponese con colletta organica.

Successivamente il dipinto è stato pulito sul retro della tela dagli imbratti e sporchi vari e impregnato con resina naturale consolidante.

E’ stato poi rifoderato, incollato cioè su una nuova tela di lino patta in doppio strato, con collapasta di farina e resine naturali di trementina veneta.

Tolta la carta, si è passati alla pulitura della superficie. Le prove di pulitura hanno evidenziato una prima immagine con la Santa in abito totalmente verde scuro ed un mantello rosso simile a quello del puttino recante il piatto.

Il colore però, appariva ricoperto di uno strato scuro che successivamente è risultata essere una vecchissima e molto indurita verniciatura fatta di coppale colorato ed olio di lino cotto.

Dopo la rimozione di detta vernice, ci si accorgeva che il dipinto era stato totalmente ridipinto con colori ad olio; operazione risalente almeno all’inizio del secolo scorso.

Infatti al di sotto della ridipintura rossa del mantello si intravedevano tracce sulla sinistra e sotto il puttino dell’originale colore azzurro del mantello.

 

Si è proceduti perciò con una terza pulitura più approfondita che metteva finalmente in evidenza il dipinto originale in tutte le sue parti.

Infatti il rosso del mantello spariva lasciando posto all’azzurro, che però mancava nella parte bassa del dipinto, evidenziando così il rosso del mantello del puttino in tutta la sua bellezza ed originalità. La pulitura metteva in evidenza alla fine, l’anatomia del volto, delle braccia e mani ed il colore originale della santa, dei puttini, del fondo, e della manica della camicia in origine bianca, quasi completamente intatti. Solamente molto consumati e sbiaditi dal tempo e dalle vecchie ridipinture. Era solo molto evidente  una forte crettatura del colore, motivo per cui era stato totalmente ridipinto. Il restauro pittorico ha interessato la reintegrazione delle parti mancanti con colori da restauro attutendo la forte evidenza delle crettature e armonizzando il colore con sottili velature e ritocchi cercando di operare quanto più possibile nel rispetto del colore e della materia antica originale.

Il dipinto è stato protetto alla fine con una speciale vernice da restauro antimuffa e umidità.

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