Politica

Fra rammarico e speranza

di Francesco De Luca

La guerra (in Ucraina) tiene ingabbiati i pensieri nella morsa dove la tragedia si attanaglia all’orrore, e l’umanità riscopre la sua fragilità fatta di vigliaccheria e di arroganza, di tormento e di pietà.
Eppure il tempo corre, chiuso alle cose umane. Forse è meglio dire indifferente. Segue una sua logica, e così saetta come quella rondine che stanca e soletta scompagina il cielo.

E nei bar in piazza si aggrumano ai tavoli personaggi, personacce e personcine. Si traffica in vista della prossima tornata elettorale, con ciò che si profila in termini di provvigioni statali e in ciò che potrà fruttare.
E il pensiero va a cinque anni fa quando si pensava davvero di dare una sterzata alla politica ponzese. Non più oggetto di mercimonio ma di impegno.
Non sorridete… abbiate la compiacenza di non sorridere, perché era davvero il ‘bene comune’ quello cui si aspirava.
Non è andata così. Ne sono dispiaciuto e mi accollo le mie responsabilità.

La lezione da trarre? Credo che questo esercizio critico non venga praticato. L’isola è fortemente spinta ad essere considerata una merce da far fruttare, da vendere, da barattare. Non c’è posto per una visione ‘civica’.
Il mercato ha la lingua del denaro, ha la cucina del godimento, canta canzoni scollacciate, insegue la domanda, e risponde in modo allettante. Ha segreti, non ha ritegno.

In me belligerano due sentimenti: rammarico e speranza.
Il primo è generato dal giudizio su ciò che ci si attendeva dall’Amministrazione uscente e non c’è stato.
Il secondo più banalmente riguarda ciò che si attenderà con la prossima Amministrazione.

Non sono un elettore asettico. Le motivazioni che propendevano per l’attuale Amministrazione erano fondate e ci si attendeva un cambiamento di relazione Amministrazione-popolazione. In termini di intesa, di correttezza, di informazione. Si era convinti che l’Amministrazione sarebbe stata più in sintonia, in empatia con la gente. E non si è avverato.

Come vedete uso termini d’uso comune (sintonia, empatia) perché sono convinto che un’Amministrazione non nasca per sfornare delibere, rigidamente legate alle norme di legge. Non sono le delibere che dicono se un’Amministrazione sia stata confacente alle aspettative del paese.
Questa posizione, che pure è corretta, vale per un paese abituato alla trasparenza dei rapporti, alla solidarietà, all’inclinazione ad operare per il bene comune. E non è questo il caso del Comune di Ponza. Da decenni.

A Ponza c’è da ripristinare il legame di fiducia cittadino-amministratore, elettore-eletto. I Ponzesi non si fidano dei loro amministratori.
Da qui il rammarico.

Cosa si sta preparando? È d’obbligo armarsi di speranza. Essa accompagna necessariamente il futuro.
Nonostante i maneggi che si stanno perpetrando fra coloro che ambiscono gestire il potere locale, occorre disporre l’animo alla speranza affinché prevalga il Bene Comune. Non gli Affari bensì il Bene Comune. Non il Clientelismo ma il Bene Comune.

Discorso ovvio, quasi banale eppure… a me appare necessario ribadire questi concetti. La politica non comporta il potere sulle decisioni  (e quindi sottometterle ai propri voleri), bensì lasciare che le decisioni  si impongano sulle volontà dei singoli in forza della loro correttezza.

I fondi del PNRR non sono un’occasione per cui l’Amministrazione diventi Sede di Affari.
Ponza ha bisogno… di altro.

***

Appendice del 2 apr. 2022, h 19,10 (cfr. Commento di Silverio Lamonica)

Finale del film, con i titoli di coda

Tommaso lascia Cecilia sull’altare, poi la incontra in un bar per spiegarsi. Francesca Neri per le vie di Napoli vestita da sposa con il sottofondo di “Quando” di Pino Daniele.

 

2 Comments

2 Comments

  1. vincenzo

    2 Aprile 2022 at 19:08

    Un discorso onesto fatto piu’con il cuore che con la ragione.
    “Mi assumo le mie responsabilita'”dice Franco ed io mi chiedo: “responsabilità di che?
    Facciamo passare 5 anni senza dire niente, senza una critica e poi alla fine tiriamo le somme che non tornano?

    Quando Sergio D’Arco – il promotore di questa compagine, non certo un uomo di opposizione – affisse quel manifesto per chiedere a tutti “i protagonisti ” di ripensare a quello che si stava facendo, nessun comprese che quello era il momento di correggere la linea amministrativa. Sergio fu isolato.

    Che cosa non ha funzionato?
    Una analisi onesta e razionale dovrebbe evidenziare dei responsabili in carne ed ossa, non i soliti discorsi moralistici ed ecumenici che lasciano il tempo che trovano.

  2. silverio lamonica1

    2 Aprile 2022 at 19:09

    Caro Franco,
    sulla scia di Sandro Russo, Tano Pirrone e altri amici “bibliofili, musicofili e filmofili” commento quanto hai scritto attraverso le scene di un film: Pensavo fosse amore… invece era un calesse, film di Massimo Troisi, del 1991, con le stesso Troisi e Francesca Neri.
    Una clip del film (il finale) è riportato a cura della Redazione nell’articolo di base.

    Scrive Massimo Troisi a proposito del titolo del film:
    «Perché calesse?… per spiegare al meglio la delusione di un qualcosa le cui aspettative non sono state mantenute, poteva essere usato un qualsiasi altro oggetto, una sedia o un tavolo, che si contrappone come oggetto materiale all’amore spirituale che non c’è più. Mi piaceva e poi si possono trovare tante cose con il calesse: si va piano, si va in uno, si va in due, ci sta pure il cavallo… Quando non è più amore ma «calesse», bisogna avere il coraggio della fine, piano piano, con dolcezza, senza fare male… ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio. Le storie d’amore non mancano mai nei film, quindi farne un’altra mi sembrava una cosa né stupida, né eccezionale ma raccontata in questi termini mi incuriosiva».

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