Personaggi ed Eventi

Silverio

di Liliana Madeo

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È Silverio, papa Silverio, il protagonista di una delle “infamie” che secondo Procopio di Cesarea le due donne più potenti di Costantinopoli si “regalavano” (leggi qui).

La solidarietà fra loro si è creata quando entrambe, nate nei ranghi ultimi della società, quelli dello spettacolo, dell’industria del sesso, del servilismo, sono uscite da quella melma e quei gorghi sposandosi: Teodora con l’imperatore Giustiniano, Antonina con il più grande generale dell’impero, Belisario.
Un “unicum” clamoroso. Ingigantito dal fatto che i mariti le amano appassionatamente. E pazienza se Teodora continua a essere ricordata come “somma creatrice di spudoratezza” per le pratiche “sconce”, “abominevoli”, “da maschio”, “contro natura” cui si era abbandonata. Pazienza, anche, se Antonina – già vedova e madre di una nidiata di figli – “mette le corna” al marito con un giovane che lei e Belisario avevano adottato.

Non vivono come semplici matrone, ricchissime e vistosamente onorate. Esercitano un potere: sui mariti, a favore di alcuni soggetti come le donne, a danno di personaggi di spicco privi ai loro occhi dei meriti di cui si ammantano. Sono complementari l’una all’altra. Teodora decide, Antonina – quale sua longa manus – esegue. E così danno vita a una serie di vicende anche sanguinose.

Due teologi, autorevoli, con un grande seguito ma che dal papa sono stati deposti, per Teodora sono un mito. Contro di loro si muovono – in sintonia – la Chiesa di Roma e l’imperatore stesso. Il conflitto è fra diofisismo – la dottrina che nel Cristo riconosce il Padre, il Figlio e lo Spirito, sia la natura divina sia la natura umana di Gesù in permanente unione fra loro – e monofisismo – la dottrina che in Gesù, il Verbo incarnato, scorge la sola natura divina. L’augusta è monofisita, come i due teologi che le sono stati maestri e che ancora vivono, nascosti, inseguiti, di continuo minacciati.

Quando Silverio viene eletto papa, nel 536, col gradimento dei Goti per combattere i quali Belisario è venuto in Italia, Teodora non tollera più silenzi e rinvii in merito ai suoi auspici. Martella di messaggi il pontefice. Lo invita a corte, gli promette doni, lo invita a riportare sul trono patriarcale il teologo di cui è fedelissima e che è stato esautorato. Il risultato è zero. La sua decisione allora è drastica: Silverio deve essere rimosso.
Lo comunica ad Antonina, che è a Roma al fianco del marito e di continuo le scrive raccontandole i tentativi di dialogo che il generale compie per indurre Silverio a farsi da parte. Passano i mesi, angosciosi per entrambe. Sarà quindi Antonina, nel marzo del 537, in nome e per conto dell’imperatrice, a “realizzare l’impossibile”.

Si è procurata stemmi e timbri falsi. Ha fatto compilare testi fasulli firmati Silverio. Con una scusa credibile fa venire il pontefice nella casa dove alloggia col marito. Silverio attraversa Roma con la scorta e tutti gli onori del suo rango.
Quando varca la soglia della dimora del generale, incominciano per lui le sorprese. Dal suo seguito viene separato. Il generale, ammutolito e vergognoso, siede ai piedi di un triclinio su cui è stesa sua moglie, che si era annunciata malata. Altre persone sono in piedi, silenziose. Lesta, la patrizia Antonina si leva, mostra al pontefice i documenti che lei ha artificiosamente compilato e che lo accusano di manovre sinistre, replica implacabile alle sue osservazioni e accuse, gli toglie la parola, chiama e fa entrare un suddiacono.
Silverio è spogliato degli abiti della pompa che indossa, via la tiara, l’anello del Pescatore, il bastone pastorale. Sulle spalle gli viene gettata una tunica di lana odorosa di pecora, adatta per proteggere il corpo dai rigori delle notti come dal fuoco del sole: l’abito che indosserà una volta relegato in un qualche luogo lontano. Deportato nella remotissima Licia in Asia Minore, verrà poi confinato a Ponza. Dove morirà.

Cfr. “Si regalavano infamie – Antonina e Teodora le potenti di Bisanzio”; tullio pironti editore, in particolare i capitoli. 23 e 24.

“L’imperatrice Teodora e il suo seguito” (546-548), mosaico, h. 5,40 metri, Ravenna, Basilica di San Vitale. Il grande mosaico è posto nel vano absidale della Basilica, nella parete opposta al mosaico “Giustiniano e la sua corte”.

2 Comments

2 Comments

  1. Giuseppe Mazzella

    7 Dicembre 2021 at 14:02

    Non ho ancora letto il libro di Liliana Madeo su Teodora e su un periodo convulso sul quale gli storici debbono ancora dire l’ultima parola, se mai sarà possibile. Tra i protagonisti ci fu senz’altro Papa Silverio, martire e poi santo, patrono di Ponza. Una vicenda che contiene punti oscuri e trame infami, come bene intitola la Madeo il suo volume.
    Sollecitata ha poi dedicato al nostro Santo un articolo che suscita ulteriori riflessioni. Le fonti storiche concordano che dopo la morte, Papa Silverio fu sepolto e venerato nel convento che sorgeva a Santa Maria, e al cui sepolcro per secoli affluivano pellegrini da tutta la costa laziale. Va, infatti, ricordato che nelle nostre isole vi erano ben quattro centri monastici, due a Ponza, uno a Zannone e uno a Palmarola. A causa degli attacchi barbareschi però i monaci furono costretti a riparare nei monasteri più sicuri dell’entroterra, questo nell’anno 813, ed è opinione condivisa che le spoglie del Papa Silverio fossero trasferite al seguito dei rifugiati. Gli studi anche recenti testimoniano di reliquie del Santo presenti ad Atella, a Frosinone, a Roma, ma ancora non sappiamo dove sono sepolte le sue ossa. Alla scrittrice rivolgiamo l’invito a lavorare anche in questa direzione.

  2. Liliana Madeo

    7 Dicembre 2021 at 17:55

    Grazie per il commento. Importanti le notizie che Giuseppe Mazzella mette sul tappeto. Sì, ha ragione, è un tema che merita lavoro, ricerche. Mi associo nell’invito a farlo. Non sarò io a spendere un altro pezzo della mia vita per studiare il post mortem di San Silverio! Sono troppo rozza per una missione così delicata e fascinosa quanto impervia. Continuiamo però a tenere viva l’attenzione sul tema!

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