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Santa Maria: l’immaginazione

di Pasquale Scarpati

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Tanto tempo fa Vittorio, affacciandosi dal balcone sovrastante il mare poi respinto un poco più in là da una piccola banchina, vedeva di fronte a sé, al di là della baia, un presepe vivente o un’immagine che lo portava indietro nel tempo.

Foto di Silveria Aroma

Abitando nella stessa palazzina, la gustavamo insieme.

Mi diceva: “Vedi quello che hai di fronte? Ha una storia un po’ particolare. Dunque: c’era una volta un Maestro che costantemente lavorava. Era uno di quei Maestri a cui piace realizzare cose belle. Per lo più preferiva e preferisce farle un po’ alla volta. Le fa talmente lentamente che ci devi far caso. Soprattutto devi scavare nella tua memoria e collegare il passato con il presente. A volte, invece, lui sembra quasi nascondere ciò che fa; così tu, nella tua curiosità, le devi andare a cercare. Se ti soffermi un pochino potresti udire il lieve rumore del suo operare. Come quando si lavora in teatro, ad di là del chiuso sipario e si odono rumori di seghe, trapani e martelli che picchiano; scalpiccii di passi che velocemente vanno e vengono mentre tu con la tua immaginazione già ti proietti sulla scena immaginando ciò che più ti piace, così al di là della baia si sentivano vari rumori ma nessuna voce grossa. Anche il maestro impartiva gli ordini sottovoce: quasi un sussurro per non deturpare la pace del luogo. A lui piace così: non tollera confusione. Non si sapeva, quindi, cosa stesse facendo perché due alti pannelli di… roccia chiudevano il palco-cantiere. Ciò acuiva la curiosità ma non l’immaginazione.

Foto di Silveria Aroma

Ecco, un bel giorno, alla stregua di sipario di teatro, i due pannelli scorrevoli cominciarono ad aprirsi. Avevano ambedue la stessa altezza. Piano piano si mostrò ciò che lui aveva ideato ed attuato. Apparve, infatti, una marina su cui erano tirati in secco dei bastimenti di legno che sembravano modellini; di essi vedevi soltanto la poppa rotonda e gli alti alberi ma non riuscivi a scorgere la prua; così l’avresti potuta immaginare come più ti piaceva: con o senza polena. Ancorata sulla prua, aveva le forme e le dimensioni che tu immaginavi. Altresì avresti potuto immaginare la lunghezza del bompresso. Poi, un poco più su, la piccola chiesuola verso cui corrono la maggior parte delle abitazioni, quasi a proteggerla. Esse, dall’altra parte, stringendosi teneramente intorno a lei sembrano quasi chiedere a loro volta protezione.”
Si interruppe “Ti piace questo sentimento biunivoco?”

Ma subito riprese: “Altre vanno diradandosi, a mo’ di sentinelle, su su lungo i declivi.
Di notte quattro fioche lampadine sembrano sospese e non si sa a chi danno luce ma lasciano immaginare quattro viuzze che si intersecano tra loro. Il Maestro guardò la sua opera e vide che era buona ma notò che le ante a strapiombo da ambo i lati avevano un forte impatto sulla scena. Pensò quindi che avrebbero potuto attirare su di loro tutta l’attenzione dello spettatore, stornandola dal paesaggio principale così come accade con le cose grosse e a volte anche con quelle grossolane. Pertanto questo dettaglio non gli piaceva affatto. Pensò e le smussò: le fece degradare dolcemente verso la marina quasi a voler significare che lo sguardo doveva essere convogliato verso quel luogo per poi risalire verso la chiesa, la Sua casa, che avrebbe fermato i marosi e avrebbe benedetto quelli che cavalcano i pericoli del gorgo. Un legame stretto ed armonioso.

Un Angelo gli fece notare che mancava ancora qualcosa. “E’ vero – gli rispose il Creatore –. A occidente e ad oriente le pareti dei pannelli-roccia scendono troppo ripidamente e ciò non mi piace”. Pensò. A occidente, per ingannare l’occhio, ci mise una piccola marina che si sarebbe chiamata “Marinella dei morti” perché da quella parte si va verso il tramonto… A oriente ebbe lo stesso problema. Ma qui non ci volle mettere un’altra spiaggia sia perché non avrebbe avuto senso ripetere le stesse cose a breve distanza sia perché i marosi l’avrebbero spazzata via subitaneamente. Volle, invece, creare una… chicca: delle grotte in cui l’acqua dal colore azzurro-intenso avrebbe cangiato ogni cosa che vi si fosse immerso. E’ l’azzurro del cielo immenso ed infinito dove l’animo si perde e l’anima trova la sua pace. Ma volle che questa bellezza fosse un po’ nascosta come accade per tutte le bellezze. Esse, a volte, non si rendono visibili facilmente. Per scoprirle ci vuole un po’ d’ingegno, un po’ di pazienza ed anche un po’ d’immaginazione o di estro.

Foto di Silveria Aroma

Per questo, quasi ad ingannare chi si avventurava da quelle parti, disegnò e schematizzò, scavando leggermente, una grotta molto alta ma per nulla profonda. Tutto ciò affinché l’occhio fosse attratto da quella che in realtà non era e non è altro che apparenza. Lui sapeva che spesso o qualche volta può succedere che l’apparenza superi, per ampiezza, la sostanza e pertanto concentri su di sé tutta l’attenzione. Le altre perle cercò di tenerle nascoste o seminascoste. Ma sapeva anche che l’uomo, creato a Sua immagine e somiglianza, è insaziabile di conoscere.
Pertanto non solo creò un’apertura quasi a pelo d’acqua del tutto insignificante ma volle metterci, a mo’ di sentinella, uno spuntone di roccia nel mezzo. Cosicché chiunque con la barca avesse avuto l’ardire di oltrepassare il limitare della grotta, da una parte avrebbe dovuto porre molta attenzione a non prendere una “capocciata” rintronante, dall’altra avrebbe dovuto giocoforza abbassare la testa quasi ad omaggiare il Creatore per lo spettacolo che si sarebbe presentato ai suoi occhi. Acqua limpidissima e…. lapislazzuli. In fondo, nella penombra, una piccola marina sassosa dove far riposare la barca per avere il tempo di immergersi in quell’acqua cristallina che aveva il potere di far cambiare colore al corpo.
Non basta, rifletté l’Eterno: ”Qualcuno potrebbe non comprendere a pieno quest’incanto per paura o per timidezza e quindi potrebbe lasciare che soltanto una parte del corpo si bagni. Allora Io dico che chi vorrà assaporare totalmente la bellezza del luogo, dovrà immergersi con tutto il corpo come gli antichi catecumeni”. Pensava: “Per confondersi, infatti, con la bellezza del Creato ci si deve “inzuppare” in essa; solo così la si può capire a pieno. Madidi, gli uomini saranno purificati nel corpo e soprattutto nell’animo. L’ebbrezza pervaderà tutto il corpo e calmerà l’anima inquieta. Per questo chi seguirà queste orme avrà lustro e gloria soprattutto nei Cieli. Uno, ad esempio, ordinerà di unire la preghiera al lavoro ed un Altro che nascerà ad Assisi eleverà un Cantico in suo onore. Avrà voglia di sentire intimamente e totalmente il Creato a cominciare dalla pianta dei piedi: nulla si dovrà frapporre”.

Foto di Silveria Aroma

Escogitò, quindi, di aprire un piccolo pertugio comunicante con la grotta di mezzo, in modo da essere obbligati a passare totalmente immersi nell’acqua limpida. Quello immetteva nella grotta più bella perché più colorata: celestiale. Così pensò e così fece. Era talmente soddisfatto che, prima di andar via, volle dare a quella località il nome di Sua Madre. La chiamò, infatti, Santa Maria. Gli abitanti di quella località, a loro volta, per ringraziarLo di un dono così grande decisero di dedicare la chiesetta a San Giuseppe, Suo padre putativo.”

Così mi raccontava Vittorio nei pochi momenti di riposo, quando tornava, come diceva, “dalle sue donne”: la moglie Clorinda che accudiva casa e bottega e la piccola Maria Cristina.

Nel tempo cupo e nero, ho tanta voglia di immergermi di nuovo nell’azzurro delle Grotte Azzurre, pensa… Pasquale


‘A marenell’ d’i muort’

Post scriptum
Nello scritto qui sopra, cito delle persone conosciutissime anche da me (abitavano in origine al terzo piano dove abitavo io). A parte questo, il pezzo è frutto della mia fantasia con, tra le righe, annotazioni “correnti”, come faccio spesso. Ma nessuno mi ha ‘raccontato’ niente.

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