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Ponzio Pilato è nato a Cori, a Cisterna di Latina o…? (3)

di Adolfo Gente

per la prima parte (leggi qui)
per la seconda parte (leggi qui)

 

La natività cisternese

La natività cisternese di Ponzio Pilato, salvo sempre possibili, anche se poco probabili, scoperte contenenti inoppugnabili prove confermative o negative, si può ipotizzare facendo ricorso al pensiero divergente fondato su dati storici certi, per approdare a supposizioni fantasiose e suggestive.

Il fatto storicamente certo è narrato, negli “Atti degli Apostoli”, dall’Evangelista Luca, il quale, con espressione moderna, potrebbe essere qualificato come una sorta di “inviato speciale” al seguito di San Paolo durante la tormentata e faticosa marcia dalla Palestina verso la Capitale dell’Impero. “Infine partimmo per Roma. I cristiani di Roma furono avvertiti del nostro arrivo e ci vennero incontro fino al Foro Appio (località attualmente collocabile nel territorio fra Borgo Faiti e Tor Tre Ponti, in Comune di Latina – N.d.A.) e alle Tre Taverne. Appena li vide, Paolo ringraziò il Signore e si sentì molto incoraggiato. Arrivati a Roma, fu permesso a Paolo di abitare per suo conto, con un soldato di guardia .” (Atti degli Apostoli, cap. 28, 14-16)

Ravenna, Cappella Arcivescovile – Ritratto di San Paolo in mosaico

Come è facilmente comprensibile, San Paolo era un prigioniero speciale in libertà vigilata. Proprio per siffatta condizione a Cisterna non ebbe soltanto un incontro incoraggiante e festoso con un gruppo di fratelli cristiani venuti da Roma, ma sarebbe stato protagonista e vittima di un episodio dai contorni boccacceschi. In proposito il latinista Teodoro Ciresola (1899 – 1978) scrive che la forzata permanenza a Tres Tabernae dello stesso San Paolo fu… tentatrice. Si narra, infatti, che durante la notte, rinchiuso in un posticcio luogo di detenzione, il prigioniero sarebbe stato fatto oggetto di particolari attenzioni e di molestie, volutamente e con finta adulazione, da parte di compiacenti e disponibili (prezzolate?) donne locali, le quali, però, l’avrebbero tentato invano.

Da qui, da siffatto episodio sarebbero scaturite la leggenda, l’impietosa vulgata e le tante dicerie, protrattesi per molti, troppi anni, sui costumi non proprio morigerati e da educande delle donne cisternesi.

È, comunque, interessante notare come, se Pilato non fosse nel frattempo morto, in occasione della visita di Paolo a Tres Tabernae si sarebbero potuti incontrare un impavido testimone, strenuo difensore della sua fede, pronto anche al sacrificio estremo pur di restarle fedele, di non abiurarla, e un pavido funzionario romano, incapace di far valere le proprie prerogative, pronto a cedere alle pressioni della piazza e a calpestare la legge in vista di un interesse personale seppur insicuro (anzi negato, come è avvenuto).

Per onestà culturale e completezza di informazione, è doveroso sottolineare come la presente, negativa valutazione sul comportamento e sulla personalità di Ponzio Pilato non è universalmente condivisa, anzi viene decisamente avversata e convintamente contestata da autorevoli studiosi, anche di problematiche non strettamente attinenti con la storia della Chiesa cattolica e delle religioni in genere, e da rispettabili esponenti di storiche tradizioni religiose.

Antonio Gramsci, stimato pensatore, uomo politico e uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano (P.C.I.), per esempio, in un articolo del 1917, intitolato “Elogio di Ponzio Pilato”, rivaluta la figura del procuratore, definendo il suo operato democratico, dato che lui, prima di decretare la sentenza, si appellò al popolo a cui chiese un giudizio su Gesù Cristo. “Non è un elogio paradossale. – scrive Gramsci – È un giusto e necessario riconoscimento di meriti reali. Ponzio Pilato è la più gran vittima del cristianesimo, dell’odio religioso. Persuaso della innocenza di Gesù Cristo, ne ha tuttavia fatto eseguire dai legionari romani la condanna capitale. Pilato ha avuto solo la colpa di eseguire scrupolosamente il suo dovere, di rispettare le sue attribuzioni.”

Inoltre, nel Dizionario di antichità classiche di Oxford, alla voce Ponzio Pilato, si legge, fra l’altro, che “l’opinione dei cristiani non gli fu sempre ostile: Tertulliano lo riteneva «pro sua coscientia Christianus», ed egli – come abbiamo precedentemente scritto – è canonizzato insieme con la moglie nella Chiesa Copta”. Riconoscimenti significativi gli sono stati tributati (martire…) oltre che dalla Chiesa Copta Etiope anche da quella egiziana e da altre tradizioni religiose cristiane.

La ragione della citata non ostilità, secondo lo stesso Dizionario, sembra che vada ricercata nella convinzione che “la condanna di Gesù, probabilmente per un’accusa di sedizione, rappresentasse una concessione ai Giudei”. Infatti, il Governatore romano, contrariamente all’abituale comportamento adottato dai suoi colleghi, “al suo arrivo nella provincia offese i Giudei introducendo a Gerusalemme immagini dell’Imperatore, e mostrandosi, in altre occasioni, poco comprensivo nei confronti dei loro scrupoli religiosi”.

A questo punto un dubbio mi assale e una domanda sorge spontanea. Per quale ragione, dopo una lunga e perigliosa odissea marina, San Paolo, invece di puntare sull’ormai relativamente vicino porto di Ostia, da dove più agevole sarebbe stato raggiungere Roma, decise di sbarcare a Pozzuoli e proseguire, con un non breve viaggio a piedi, sia pure percorrendo la comoda Via Appia, verso il processo, a cui aveva diritto di essere sottoposto a Roma in quanto cittadino romano, e, quindi, verso una condanna certa e un martirio più che probabile?

La scelta di seguire l’itinerario Pozzuoli-Via Appia-Roma fu dettata dall’opportunità di evitare il pericolo di sempre possibili naufragi o dalla curiosità dell’Apostolo delle Genti di calpestare lo stesso suolo, di conoscere e di visitare il paese dove – si diceva – fosse nato e avesse mosso i primi passi quel Ponzio Pilato, il quale, per viltà o per un possibile e atteso interesse personale, fece il gran rifiuto di giudicare, in scienza e coscienza, un Uomo innocente e giusto, nella presunzione di potersene “lavare le mani” rispetto alla sua delicata competenza e alle sue precise responsabilità?

Quasi certamente non lo sapremo mai. Il dubbio resta. La ricerca continua. La speranza di scoprirlo, anche.

Una cosa, però, è indubbia. La condanna, la passione e la morte di Gesù Cristo segnano un punto fermo e una svolta indiscussa nella storia dell’umanità dando inizio a una nuova era senza limitarsi a favorire l’adempimento di quanto profetizzato nelle Sacre Scritture.

Conclusione

Anche se con scarsa convinzione, ho voluto gettare questo sasso nella morta gora di una atavica indifferenza, con l’auspicio e la speranza che non si ostinino a dissodare un terreno già abbondantemente dissodato e a percorrere i già corsi sentieri, a battere ancora e sempre gli stessi percorsi, ma individuino ed esplorino nuove piste di ricerca, studiosi singoli, ricercatori volenterosi e volontari, associazioni culturali e soprattutto gli istituti scolastici, presenti e operanti sul territorio, incoraggiati e supportati dalle pubbliche istituzioni. Si tratta di un lavoro faticoso e impegnativo! Ma vale la pena affrontarlo, sicuri di poter ottenere affascinanti, gratificanti e stimolanti risultati per i singoli e le comunità di appartenenza.

*  *  *  *  *

Questo articolo era pronto per la stampa, quando, mosso da curiosità (soddisfatta!), ho scelto di seguire la trasmissione televisiva “Le pietre parlano”, messa in onda, nella prima serata di sabato 19 settembre 2020, dalla emittente cattolica TV2000, di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.). In essa, fra l’altro, è stato dedicato ampio spazio, anche con belle riprese, al sito archeologico di Tres Tabernae, in cui, come già detto, San Paolo sostò nel suo lungo viaggio da Cesarea (Palestina) verso Roma e dove incontrò un folto gruppo di Cristiani, che, informati del suo arrivo, erano andati ad accoglierlo. Nella stessa trasmissione, gli autori parlano di Ponzio Pilato “l’abruzzese”.  Se così fosse, questi sarebbe nato a Bisenti (Teramo), come si apprende da altre fonti.

Il mistero – la leggenda? – continua!

 

[Ponzio Pilato è nato a Cori, a Cisterna di Latina o…? (terza parte) – fine]

1 commento per Ponzio Pilato è nato a Cori, a Cisterna di Latina o…? (3)

  • Fabio Lambertucci

    Grazie al professor Adolfo Gente per l’ottimo studio sui possibili luoghi natali del procuratore romano Ponzio Pilato.
    Non sarei però così duro nel giudizio nei suoi confronti: Gesù di Nazareth volle essere condannato a morte. Nella sua visione il “Figlio di Dio”, per dare un senso e un futuro all’opera di salvezza dell’Uomo, doveva morire sacrificato, non poteva morire in altro modo. Tutta la storia evangelica porta a questo.

    Secondo un famoso storico Pilato intuì che la sua volontà era quella e lo esaudì. Lo storico è Aldo Schiavone (Pomigliano d’Arco, 1944) che nel 2016 ha pubblicato il saggio “Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria” (Einaudi).

    Al terzo tentativo di liberare Gesù, Pilato, scoraggiato, secondo un Vangelo “prese dell’acqua e si lavò le mani di fronte alla folla dicendo ‘io sono innocente di questo sangue, vedetevela voi!'”. A questo punto tutto il popolo avrebbe risposto: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”.
    Cosa c’è di vero, secondo lui, in questa narrazione? Niente. Scrive: “Storicamente non si può credere a una sola parola di questa parte del racconto. Il rituale del lavaggio delle mani è tipicamente ebraico: perché un romano lo avrebbe adottato? A Pilato, come a ogni alto funzionario romano, non sarebbe mai venuta in mente una simile mortificante stravaganza”.

    Pilato condannò a morte Gesù, accusato dal Sinedrio. Gesù però non si difese: per la legge romana, il silenzio equivaleva ad una confessione. Pilato in parte lo fece per andare incontro alle autorità religiose ebraiche, in uno scenario di “distensione”, per buoni rapporti politici. Però, secondo Schiavone, intuì che era l’imputato stesso a volere la propria condanna.
    In conclusione, i Farisei volevano Gesù morto, come una parte del Sinedrio (dal loro punto di vista giustamente, gli era obiettivamente nemico), Gesù credeva di dover morire giustiziato (era il senso autentico della sua missione) e Pilato fece quello che poteva per salvarlo.
    Ucronia: Pilato lo assolve: Vai libero Gesù! Gesù muore in un incidente, di malattia o di vecchiaia, come un qualsiasi altro rabbi ebraico, i suoi seguaci sono solo un’altra piccola setta all’interno dell’ebraismo e seguono la storia del resto del popolo ebraico, laggiù in Palestina. Niente “cristianesimo”, ecc.. Nel mondo continua l’antica religione “pagana”…
    Fabio Lambertucci (Santa Marinella).

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