Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

#Quarantine: diario di bordo, speriamo di non affondare (2)

di Martina Carannante

.

Stando in casa la giornata parte sempre tardi, subito si fa ora di pranzo e non tarda ad arrivare la consegna della Zia, devo dire che mi coccolano da lontano. Oggi ci sono anche i mandarini, ne apro uno e subito sento l’odore che inebria la stanza; ottimo… l’olfatto ancora c’è ed è un buon segnale.
Quel semplice odore mi riporta indietro nel tempo.
La casa dei nonni ancora tutta unita, il portone di legno staccato due dita da terra; il mobile all’entrata con il telefono poggiato su, il tavolo centrale alla stanza con sotto ‘u rasiere. Quella era la fonte di riscaldamento dei miei nonni, una sorta di grande recipiente in lega poggiato al centro di una struttura in legno, all’interno la brace che ardendo riscaldava la stanza ed i piedi poggiati sul legno; nonna, spesso, all’interno di esso buttava le bucce di mandarino ” ‘i scorze pe’ fa’ ‘a ‘ndore!”. Vista la pericolosità dell’arnese, per il rilascio di monossido, fu sostituito da una nuova stufa a gas che regalammo ai nonni; dopo qualche primo tentennamento, niente più braciere in casa, niente più mandarini al suo interno e neanche l’aria con quell’odore.  La stufa fece compagnia a nonno Mick per tanti anni, anche quando la nonna non c’era più, lui metteva dell’acqua in un barattolo di latta, dei pelati,  lo appendeva vicino alla stufa, accendeva la tv e seduto sul divano vecchio un po’ morbido si godeva il tepore.

Suona il telefono.  Subito il dolce ricordo scompare, eppure sembrava di essere realmente lì a riviverlo. Rispondo, mi affaccio alla porta, nuova e di plastica: un caro amico mi ha portato il dolce, le zeppole di San Giuseppe. E’ il primo marzo, la primavera si avvicina, la giornata si allunga ed io sono in “prigione” e con la sola compagnia dei miei ricordi, talvolta un po’ offuscati, altri limpidi. #day6

La campagna vaccinale sull’isola è partita il primo marzo, la macchina dell’Asl. con dottore e infermiere ha sfrecciato per le strade dell’isola a somministrare i vaccini a chi non ha possibilità di essere trasportato; sul Poliambulatorio tutti gli altri, compreso sindaco e forze dell’ordine. Partenza con il botto, mi racconta chi era presente in loco, mi girano anche un video di sky tg24; roba grossa. Peccato per quelle vecchiette che hanno aspettato ore in macchina in attesa della somministrazione della prima dose vaccinale, ma si sa… non può essere sempre tutto perfetto; oggi come secondo giorno sicuramente andrà tutto meglio: tocca alle insegnanti, al personale scolastico ed anche a padre Francesco, il parroco della Parrocchia Santissima Assunta in Cielo, che dà il buon esempio ai suoi fedeli e posta la foto con il momento del suo vaccino.
Il mio tampone è spostato a domani, rimandato per giusta causa… speriamo bene, ma in questo caso bisogna essere positivi (o negativi!?). Arriva la mia bicicletta, papà mi saluta da lontano. #day7 la prigionia (forse) finirà.

Finalmente il giorno della verità è arrivato, un po’ di malinconia mi viene, in fondo sono stata bene e la mia vacanza, così come l’hanno definita gli amici, potrebbe finire. “‘A torretta ‘i copp ‘a Chiesa” è trafficata, passa sempre qualche amico a fare due chiacchiere, ad ampissima distanza s’intende; in questi giorni si è vista pure qualche “faccia  frastiera” eppure non è periodo, mi fa piacere, vuol dire che nonostante tutto, anche in un momento un po’ così, siamo sempre apprezzati, come meta del cuore.

Pronta a salire in sella per andare a fare il tampone.  Finalmente si esce da casa ed è anche una bellissima giornata di sole; qualche fuocherello di campagna qua e là, il mare calmissimo; Palmarola si prende con le mani, a Lucia Rosa si contano anche le alghe in acqua. Tanta gente in coda, in attesa, non so se sia buon segno o meno, fortunatamente faccio presto: Negativa! Contenta del successo, ci pensa Lucia a smontarmi i piani: “Marti’, devi fare 14 giorni di quarantena, manca poco, porta pazienza che sei quasi fuori!”

In pratica ritorno nella casa dopo aver superato la nomination!? Mi faccio una risata, saluto e ringrazio tutti: si torna a casa. Tra me e me penso: adesso devo continuare pure a scrivere il diario, speriamo diventi un best-seller! #day8 e siamo ancora qua… cantava Vasco.

[#Quarantine (2) – Continua]

 

1 commento per #Quarantine: diario di bordo, speriamo di non affondare (2)

  • Cara Martina, è bello e utile quello che stai facendo pubblicando i tuoi pensieri in questo momento.

    Nessuno é più libero in questo momento. Siamo prigionieri e i carcerierieri sembra che abbiano buttato via la chiave.

    Le tue prigioni sono le prigioni di milioni di uomini che vivono come zombi perché incapaci a pensare. Si vive in quarantena, si vive distanziati, si vive aspettando il vaccino che non ci libererà perché i nobili del nuovo sapere tecno-scientifico ci avvisano che altre minacce ci aspettano nel prossimo futuro

    È bello e buono quello che stai facendo e scrivendo, posso dire che è umano: parola che non ha più senso e solo la nostra ipocrisia ci impedisce di dichiararlo.
    Come vivono i malati di covid? Come vengono curati? I medici di base li vanno a visitare? Quale cura stanno facendo?
    Io ho pubblicato dei video che denunciano il fatto che il covid è curabile a casa ma nessuno risponde.
    Eppure quei medici hanno salvato molte vite. Quindi molte vite da febbraio dell’anno scorso ad oggi potevano essere salvate?
    Il piccolo uomo non deve capire niente, deve solo aspettare il vaccino e rimanere nelle sue angosce quotidiane. E continuare a sentire numeri: ogni giorno aumentano i contagiati sulla nostra isola. Siamo dei numeri? Cosa producono questi numeri in ognuno di noi? Aumentano l’isolamento, l’angoscia, il sospetto, il distanziamento.
    I nostri giovani stanno malissimo, soffrono e non impareranno niente da questa esperienza perché non c’è l’elemento umano che fa da collante.
    Come si fa ad essere solidali gli uni con gli altri? Come si fa a far crescere la fiducia in un mondo in cui non si capisce più qual è il ruolo del medico, del maestro, del deputato, del prete, dello Stato?

    Dov’è la comunità degli uomini che rispetta il malato, la sofferenza, che supporta la famiglia che dà speranza e conforto, che combatte affinché l’uomo non rimanga un individuo isolato?

    Grazie Martina.

Devi essere collegato per poter inserire un commento.