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Cronache al tempo del Covid-19 (28). “Sto meglio… “

Segnalato da Sandro Vitiello

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Luca Paladini è una figura importante nel mondo milanese da quando nel 2014, come portavoce di un’associazione chiamata “I sentinelli di Milano”, incomincia a rispondere con ironia ai raduni di un gruppo oltranzista di destra denominato “I sentinelli in piedi”.

Luca Paladini

Decine di iniziative pubbliche e alcune pagine facebook molto seguite fanno di lui un punto di riferimento importante nel dibattito sociale e anche politico che anima i social network, e non solo.
Luca ha perso i genitori in questi mesi di pandemia, anche a causa del Covid.
Lui stesso ha preso il Covid con ricovero in terapia intensiva; quindi nei suoi commenti è molto presente la vicenda personale che si intreccia con le mille vicende umane che si incontrano attraverso le sue pagine.
Dalla sua pagina facebook vi proponiamo una testimonianza anonima che offre un’altra chiave di lettura. Triste, solitaria, forse cinica, sicuramente umana. Leggiamola senza la pretesa di giudicare.
Siamo tutti nella stessa tempesta e ognuno di noi è quello che è.


Vivere con la depressione nella stagione del Covid-19

Ciao Luca, ho visto da lettrice della tua pagina, che ti capita di condividere scritti che ti arrivano in privato e che ti colpiscono per il contenuto delle storie che contengono.
Ti mando la mia, libero tu di farne ciò che vuoi, anche se non ti nascondo auspicherei di vederla sulla tua bacheca.
Non per vanagloria, tanto che ti chiedo la cortesia di non mettere il mio cognome, ma perché magari qualcuno dentro il mio stato d’animo ci si può ritrovare.
Ero una ragazza con una depressione seria a 16 anni, sono una donna con una depressione molto seria a 31.

Il tempo ha solo reso riconoscibili i segnali del suo arrivo.
Mi dà qualche giorno di preavviso e poi mi butta dentro il buco nero a tempo determinato ma sempre più lungo.
Sto male da troppo tempo e l’indice del mio malessere – sono certa che capisci cosa intendo – sta anche nello scrivere a te con il quale condivido tantissimi pensieri ma sei un perfetto sconosciuto.
Ma perché ti ho scritto?
Perché in questi 15 anni a camminare a piedi nudi su vetri appuntiti ho perso la sensibilità a tutto quello che mi gira intorno, e la cosa più incredibile di tutti per la quale provo pena di me, è che da quando è scoppiata la pandemia io sto meglio.
Uso molti meno psicofarmaci, urlo molto meno alla luna.
Vedere il mondo in affanno me lo fa sembrare meno orrendo.
Vedere la gente impaurita mi provoca meno ansia da prestazione.
Trovo forza nelle difficoltà degli altri e mi rendo conto quanto sia terribile tutto ciò, ma è quello che mi sta capitando e ho voglia di raccontarlo.
Non mi sono mai sentita all’altezza di nulla, mai.
Oggi mi pare di non essere messa peggio di nessuno. Come se la pandemia avesse livellato la differenza tra me e il resto del pianeta. Mi avesse reso finalmente uguale.

Sono conscia che anche per quello che hai passato e ancora passi, causa Covid, questa mia lettera ti può apparire offensiva o peggio provocatoria, ma se minimamente ho imparato a conoscerti attraverso questo strumento, sono certo che cogli il valore della complessità e dei pensieri trasversali, anche di una un poco sciroccata come me.
Abbi cura di te Luca, sei prezioso a più gente di quella che immagini.
A me lo sei di sicuro anche se mi manderai al diavolo e manderai al macero questo scritto.
Elena

 

 

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