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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

Una Caretta caretta a Frontone

di Anna Maria Mazzella

 

Qualche giorno fa, per l’esattezza il 18 gennaio scorso, dopo giorni di pioggia costante e un forte levante, decido di scendere giù in spiaggia a godermi un po’ di sole e a sgranchirmi le gambe. Abitando a Frontone viene semplice raggiungere il mare, una scalinata qualche scoglio e ti ritrovi sulla battigia. Noto purtroppo i disastri fatti dal maltempo, ma anche quelli causati dall’uomo.

Continuando la mia passeggiata mi imbatto per sbaglio in quello che credo essere un grosso tronco rotondo, mi avvicino curiosando e vedo che inizia a muoversi. Spaventata arretro con un balzo e mi rendo conto che non era un tronco, ma una tartaruga. Una Caretta caretta, non tanto grande, portata a riva dal maltempo. Subito mi chino su di lei per capire le sue condizioni e noto la sua bocca tesa e contratta. Da lì spuntava, infatti, un filo da pesca che la legava ad un gruppo di legni, immobilizzandola. Noto la sua pelle arsa e i suoi occhi chiusi dalla sabbia, perciò la sposto avvicinandola un po’ più alla riva nella speranza di darle un po’ di refrigerio.

Vederla lì inerme e senza via di fuga mi fa precipitare in un forte senso di ansia e agitazione. La prendo in braccio e provo a liberarla, ma ottengo solo morsi e schiaffi dalla bestiola che si dimena. La cosa mi pare positiva: la piccoletta sta bene. Guardandomi attorno, tra immondizia presente sulla spiaggia cerco un qualcosa di affilato, ma purtroppo senza fortuna. Inizio a correre e a cercare dappertutto e per caso mi imbatto in delle piccole, ma affilate placche di acciaio. Finalmente taglio il tutto e lei, subito dopo aver capito di essere libera e non più prigioniera, inizia molto lentamente a dirigersi verso l’acqua. A causa della forte risacca viene scaraventata più volte sulla spiaggia… Senza badare molto ai miei abiti, alle scarpe e al freddo decido di afferrarla e accompagnarla in acqua. Ammetto, non era fredda, si stava bene e poi sentivo l’adrenalina ormai sempre più prepotente nel mio corpo. Non mi interessava molto del freddo, di essere bagnata e sporca, mi interessava solo poter aiutare quel piccolo essere vivente ad essere finalmente di nuovo libero e vivo nel suo mondo.

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