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‘A malombra

di Francesco De Luca

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Nel riposto della memoria infantile ‘a malombra ha il suo proprio cantuccio. Insieme a ‘u munaciello, a ‘u mammone. Figure nate e cresciute in un ambiente culturale popolano. Dove il ‘vero’ è sorretto dal ‘si dice’, il ‘noto’ è fondato sul racconto, e ciò che appare ha l’autorità dell’essere.

Una cultura narrata, tramandata oralmente, emotivamente partecipata perché piantata sulla insicurezza dell’ignoranza, sulla paura dell’imprevisto. Cultura, sacra e profana, devota e cinica, premurosa e ingannevole. L’infanzia era curata in modo viscerale, protetta in modo materno, fatta crescere nella menzogna caritatevole, nella paura sfuggente.

Come quella che promanava ‘a malombra. Sempre alle spalle, sempre nell’oscurità, sempre incombente, ove l’animo fosse in dubbio, in contrasto con sé, in colpa.

Nel buio di un atto indegno ‘a malombra  poteva comparire alle spalle e atterrire, o insinuare un brivido freddo di una scelta indecente. ‘A malombra usciva dal torbido dell’intimo, prendeva forma senza volto, si ammantava di nero e gettava sospetto, avvolgeva di cupo, per un attimo toglieva il respiro.

Zì Veruccella la evocava spesso. Oggi arrivo a dire che le somigliasse pure, con la sua figura di vecchina ricurva, in abiti neri, sospettosa e silenziosa. La evocava nelle narrazioni con le quali ci intratteneva nelle sere d’inverno… lei vicino al braciere e noi… Antonio, mio cugino Aniello e io… dopo aver giocato  ‘a ‘ castella’, con le mandorle (i mennule), in attesa che le madri ci chiamassero per la cena.

Storie di bambini puniti perché disobbedienti, di marinai inghiottiti dalle onde in furia, di ragazzi perduti per il mondo in cerca del padre emigrante.

Le faville del braciere crepitavano e sprizzavano, la lampadina della stanza si affievoliva alle parole desolanti di zia Veruccella e noi… a guardare fitto il rosso delle braci per paura che ‘a malombra ci rapisse. Era alle nostre spalle, ne sentivamo la presenza dal fruscìo del vestito. Nero come il vento che spifferava dai pertugi.

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