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Riflessioni ottobrine

di Francesco De Luca

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Sommessamente come si addice a chi sta vivendo questo momento epocale con circospezione e rispetto, provo a farmi qualche domanda. Di quelle rilevanti, per far chiarezza a me e non per illuminare gli altri. Alla maniera di chi assiste ai tramonti dorati di questo ombroso ottobre godendone la bellezza, nell’incoscienza completa del suo perché.

Ne consegue che le risposte sono non esaustive e perciò leggere, non supportate da citazioni e perciò caduche. Oneste, questo sì, autentiche come la sera che scende sempre più sollecita.
L’ideale comunista è fallito. L’abolizione della proprietà privata a vantaggio di una economia socialmente gestita ha mostrato come l’individualismo non possa essere soppresso perché connaturato all’essere umano. Che è mente e corpo.

In quanto corpo non può alienarsi giacché il suo corpo è la sua materia, la sua proprietà, dalla quale non può volontariamente staccarsi.
In quanto mente l’io può dissociarsi da sé, può trasportarsi in una dimensione ultra-individuale. In quella di una società, o di una chiesa, o di una setta.

Ma la diversità sostanziale delle due entità (corpo-mente) non è stata annullata dal comunismo (non lo poteva). Il quale è crollato come fede, come ideologia, come potere statale.
È rimasto in piedi il liberismo. Il quale poggia sulla dimensione individualistica dell’uomo. A sua volta poggiante sulla realtà corporea dell’io. Io sono il centro della vita e mi unisco agli altri per convenzione e per convinzione, operando affinché il diritto della mia persona sia tutelato in una struttura socio-economico-politica che non vede tutti i soggetti partecipanti in condizioni di parità. Chi più possiede ha più diritti, chi più sa ha più diritti, chi più comanda ha più diritti.

Nel mondo attualmente questo è il gioco universalmente in atto. Con regole diverse. C’è chi le regole le impone, chi le insinua, e chi tenta di parteciparle. La democrazia è il sistema politico che tenta affinché la società operi secondo regole partecipate, il più possibile.
Regole partecipate: cosa significa? Significa che la vita dei cittadini deve seguire un percorso regolato sui bisogni di tutti, sulle aspettative di tutti, che il diritto individualistico è controllato, guidato, non lasciato alla mercé di chi più possiede. In una società con regole democratiche l’economia non può essere gestita interamente da chi detiene il potere finanziario. In uno stato che intende attuare democrazia il potere economico deve essere regolato dal diritto affinché i principi etici di solidarietà, di eguaglianza civile, trovino soddisfazione. Il diritto, in una società democratica, segue anche i suggerimenti dell’etica sociale.

Faccio un esempio per i miei compaesani. L’economia dell’isola è auspicabile che non stia dietro alle pressioni di chi detiene strutture commerciali. Queste pressioni devono trovare compartecipazione fra le altre forze sociali presenti nella comunità. Tutti hanno lo stesso diritto alla partecipazione economica del bene, che è di tutti, ovvero il territorio di Ponza. Ha diritto il pontilista ad esigere il suo ma lo ha anche l’affittabarche, ma anche il diportista e il bagnante e il parente del bagnante. Tutti gli isolani hanno diritto di trovare giovamento nel turismo. Tutti, in modo diseguale, giacché in modo diseguale si opera nella struttura sociale del paese (in lavoro e investimento). Ma tutti, armonicamente affiancati da norme socialmente condivise.

Trovare questa quadratura non è impossibile. Basta che ciascuno consideri le esigenze degli altri al pari delle sue. Questo è l’impegno di chi amministra la cosa pubblica. L’impegno non garantisce il risultato ma il tentativo soddisfa la norma etica e quella giuridica. Entrambe guidano i comportamenti economici.
In teoria la cosa è più fattibile che in pratica, ma la gestione democratica del potere esige questo impegno altrimenti si vedrà sempre più evidente la supremazia del potere economico sul diritto e sull’etica sociale.

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