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Il venditore ambulante e le vedove (1)

di Emilio Iodice

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Tratto dal libro:
Attraverso il tempo e lo spazio: Cronache di Coraggio,
Speranza, Amore, Perseveranza e Leadership.
Storie per noi, i nostri figli e nipoti
(in italiano)

Una storia vera di sacrificio, generosità, compassione, speranza, fede e amore.

Le storie di quel che fece e rappresentò continuarono. Ciascuna era speciale. Ciascuna parlava di coraggio, altruismo, sacrificio e di fare la cosa giusta anche se non era il momento giusto. Ogni racconto parla di lui e di noi.

Una scena di Times Square durante la Grande Depressione degli anni ‘30

Il 1931 fu un anno terribile. Miseria, disperazione e carestia imperversavano nel Nuovo Mondo. La Grande Depressione durava da due anni. Cresceva in ampiezza e profondità giorno dopo giorno.
Gli uomini erano quelli che principalmente portavano il pane a casa; perdendo il lavoro, le loro vite collassavano. I mutui si trasformavano in bancarotta. Le case andavano perdute, vendute all’asta o abbandonate dalle famiglie che scappavano dai creditori e si univano a milioni di senzatetto, senza speranza e senza aiuto.

Alcuni si suicidarono. Alcuni scomparvero. Molti lottarono per rimanere in vita momento dopo momento e giorno dopo giorno.
Silvio era uno di loro. Era in America dal 30 ottobre 1929. Aveva compiuto 18 anni, ora iniziava a radersi e a fare la riga tra i suoi capelli riccioluti, castano biondicci. Si abbronzava rapidamente e la sua pelle aveva una tonalità dorata. Il suo volto era tondo, con guance rosso vivo, labbra carnose e occhi sorridenti che sembravano illuminarsi nell’oscurità. Rifiutava di arrendersi. Aveva un’infinita energia e ambizione. Andò in America per progredire e prosperare.

“Miliardi persi con il crollo delle azioni”

A differenza della maggior parte di quelli che arrivarono dall’Italia nella prima parte del XX secolo, non lavorava nel settore delle costruzioni o della compravendita immobiliare.

Seduti su una trave nel vuoto…

Centinaia di migliaia di persone lavoravano per creare i grattacieli, i ponti, i tunnel, le strade e le vie d’acqua della Grande Mela. Molti erano immigrati. I sindacati erano allo stadio iniziale. I lavoratori avevano poche garanzie quando si parlava di paga o sicurezza sul lavoro. Ci sarebbe voluto il New Deal per approvare delle leggi che permettessero alle unioni di rappresentare i lavoratori, garantire un salario minimo e fornire un sussidio di disoccupazione, indennità per gli infortuni e leggi che limitassero il lavoro infantile. Ci sarebbero voluti almeno altri due anni per il New Deal.

Il giorno prima che Silvio approdasse a New York, un fulmine aveva colpito Wall Street. Era chiamato il “Martedì nero” (Black tuesday). Le banche all’improvviso smisero di concedere credito. Il prezzo delle azioni e il valore delle imprese più grandi della nazione precipitarono in un baratro. I capitali evaporarono. La recessione economica più grave, lunga e profonda nella storia del mondo occidentale era iniziata. In milioni videro i loro risparmi spazzati via. Gli investimenti e la spesa al consumo crollarono, con un conseguente rapido declino della produzione industriale e una crescente disoccupazione. In due anni, la metà delle banche negli USA sarebbe scomparse.

Collage di foto. Immagine in alto a sinistra: “Perché non potete dare un lavoro al mio papà?”

La creazione di un nuovo benessere e l’inizio di nuovi progetti subirono una battuta d’arresto, mentre il ciclone del crollo dell’attività economica diffuse la disoccupazione come la Peste Nera da una parte all’altra dell’America. Andò ben oltre le sue coste, fino a paesi poco conosciuti o tenuti poco in considerazione da tutti, tranne che dai loro poveri, sconfortati abitanti. La violenza della Grande Depressione era di portata globale.
Mentre avanzava, il commercio sui mari, sulle autostrade commerciali e sulle strade dentro e fuori stati, città e villaggi si scioglieva come montagne di ghiaccio sull’imponente Himalaya quando volge al termine l’inverno e la primavera si trasforma in estate provocando un’inondazione di desolazione. La povertà sommerse centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta. Tutto quello che rimaneva era la lotta per respirare, mangiare e resistere fin quando l’epoca più buia dell’umanità fosse giunta al termine con la luce della speranza e il ritorno alla prosperità. Silvio lo sapeva. Capì che tra tutte le priorità, la gente avrebbe avuto bisogno di mangiare. Avrebbero fatto tutto quello che poteva per nutrire le loro famiglie. Entrò nel settore alimentare.
Era un acuto commerciante. Sapeva come comprare a un prezzo inferiore per rivendere a un prezzo superiore. Cominciò tutto con un atto di fiducia e un alto livello di audacia. Quando arrivò a New York, non aveva né una casa né qualcuno che gli desse il benvenuto.

Arrivò solo. Non c’era nessuno ad accoglierlo o incontrarlo. Tutto quello che aveva era l’indirizzo scarabocchiato di un palazzo scuro nel South Bronx. Aveva 16 anni.
Ricordava di aver camminato per venti miglia dal porto, attorno al distretto finanziario, per costeggiare l’East River e arrivare al Bronx. Quando raggiunse Wall Street, una moltitudine di persone aveva preso d’assalto le strade del distretto finanziario. Urlavano. Alcuni picchiavano sulle porte delle banche e delle società di investimento chiedendo di entrare.
Degli uomini stavano aprendo le finestre di alcuni grattacieli. Alcuni camminavano sui cornicioni che separavano una stanza dall’altra. Altri sedevano sui davanzali. Silvio guardava lo spettacolo, incapace di comprendere cosa stesse accadendo.

Wall Street dopo il Crollo dell’ottobre 1929

Gli uomini sembravano confusi e ipnotizzati. Una folla enorme si era raccolta sotto di loro. Urlavano ai disperati che guardavano giù verso di loro dagli edifici. Le parole erano incomprensibili per il ragazzo dall’Italia. All’improvviso, alcuni iniziarono a saltare. Sembravano lanciarsi nel cielo come uccelli. La folla si apriva sotto di loro mentre precipitavano sull’asfalto. Era incredibile e orribile. In seguito avrebbe scoperto che erano broker e investitori che avevano perso il loro denaro e le loro anime. Questa fu la prima cosa che Silvio vide dell’America. Non parlava inglese, ma comprese che quanto vedeva e udiva era terrificante e nefasto.

Infine, dopo infinite ore di cammino e autostop, raggiunse il quartiere che stava cercando. Era affollato. Le strade erano stracolme di persone e bambini, di carretti e venditori. Gli odori erano quelli dell’Italia. I negozi straripavano di formaggio e carni salate appese in vetrina. Il profumo del caffè forte e del pane appena sfornato riempiva l’aria. Uomini con cappelli a falda larga e baffi fumavano sigari italiani che odoravano di legno bruciato e tabacco mischiati insieme.
Carri tirati da cavalli si muovevano lungo le strade tra macchine e furgoni. L’olezzo del letame di cavallo era ovunque. Praticamente tutti parlavano italiano. Era rassicurante essere tra persone familiari. Molti erano amici e parenti. Alla fine raggiunse l’edificio che sarebbe stato la sua casa. Era una struttura a cinque piani in mattoni rossi che ospitava cinquanta famiglie. C’erano tredici uomini in un appartamento a due stanze piene di letti a castello. Il palazzo era uno delle centinaia che componevano il borgo densamente popolato di immigrati italiani, che costituiva il rifugio di migliaia di persone originarie dell’isola di Ponza, dove Silvio era nato e cresciuto e che si erano stabilite a New York, la città delle città.

[E. Iodice. Il venditore ambulante e le vedove (1) – Continua]

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