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Ricordando Agostino

di Emilio Iodice

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Con piacere pubblichiamo questo commosso ricordo di Agostino Pilato inviato in Redazione da Emilio Iodice, in italiano e in inglese.

Ho partecipato alla messa funebre del mio amico Agostino Pilato.
Pochi giorni prima, sono passato da casa sua e l’ho trovato con la sua famiglia. Non stava bene. Potevo vedere la candela della sua vita svanire lentamente.
Ero triste.
Questo gigante era su una sedia a rotelle dopo decenni di vigoroso impegno per la sua famiglia e la sua comunità.

Padre Ramon ha fatto il suo elogio funebre dall’altare. Ha raccontato di averlo incontrato una volta a Formia in partenza per la sua isola natale, Ischia, per vedere i luoghi e le facce che aveva lasciato. Era ben vestito e ansioso di vedere le sue radici.
Alcuni giorni dopo il prete lo aveva visto tornare. Agostino aveva un’aria riflessiva e cupa. Disse a padre Ramon che il suo vero luogo di appartenenza era Ponza e nessun’altra parte.

Lo ricordiamo come la persona che, insieme alla sua dinamica moglie Maria e ai figli, ha costruito un impero su ruote. Per più di quarant’anni essi hanno dato mobilità alla gente di Ponza. Hanno portato loro e centinaia di migliaia di turisti in tutti i punti dell’isola, il che ha aiutato Ponza a crescere, svilupparsi e prosperare.
È stata una sfida difficile e ardua, ma Agostino Pilato e la famiglia hanno lasciato un’eredità di successi che non può essere negata.

Dieci anni fa stavo camminando lungo una strada diretto al porto. Agostino ha fermato il suo taxi per darmi un passaggio, come faceva spesso.
Abbiamo parlato.
Gli ho chiesto cosa avrebbe fatto dopo la fine dell’estate. Ha detto qualcosa che non ho mai dimenticato.
“Andrò a Cuba”, ha risposto. All’inizio ho avuto visioni di spiagge e belle donne. “Andavo a caccia” – ha spiegato – “Poi un giorno ho scoperto un orfanotrofio. Era pieno di bambini abbandonati. Non avevano niente ed erano scarsamente curati. Soprattutto, erano affamati e malati. Mancavano delle cure di base e non ricevevano farmaci. Da quel momento in poi, ho portato loro valigie piene di farmaci per aiutare a curare questi bambini sfortunati, dimenticati da Dio e dagli uomini”.

Le sue parole mi hanno toccato il cuore. Vedevo Agostino come un potente lavoratore, come mio padre. Era un duro e ha gestito i suoi affari con energia e determinazione. Sotto l’immagine di un ambizioso imprenditore c’era un cuore d’oro.

In chiesa, alla messa funebre, sua nipote si è alzata per parlare di lui. Ho visto questa giovane donna, vestita di nero, andare al microfono. Ho visto le immagini dei suoi genitori e dei suoi nonni sul suo viso.
Era adorabile, forte e composta, proprio come loro.

Tra le lacrime, ha parlato di un uomo grande e buono che le ha cambiato la vita con il suo esempio, le conversazioni e la sua disponibilità a giocare a carte con la nipote per renderla felice, anche dopo una giornata di lavoro estenuante. Non importava quanto fosse stanco, voleva portarle un sorriso.
Il suo amore per lei e per la famiglia era chiaro, profondo e duraturo.
Ha parlato della sua lotta per la sua famiglia che ha cambiato la vita di chi gli è vicino e delle persone che vivono su questa roccia nel mare.
Spero che uno dei miei nipoti parli di me alla mia messa funebre come ha parlato la nipote di Agostino della persona che ha contribuito a darle la vita.

La mia esperienza con piccole comunità in tutto il mondo mi ha mostrato la differenza tra i luoghi che esaltano chi riesce e chi fa tutto il possibile per dimenticarli.
Le città che ricordano i loro eroi ed eroine sono più forti, più ricche e hanno una mentalità collettiva legata al passato, al presente e al futuro.

Una piccola città, in America o nella maggior parte delle comunità in Europa o in Asia, onorerebbe un Agostino Pilato con una targa a ricordo delle sue realizzazioni. Ogni anniversario della sua scomparsa sarebbe commemorato con una qualche forma di cerimonia come esempio da non dimenticare e come incentivo per gli altri a lottare per raggiungere i proprio obbiettivi, anche di fronte a grandi difficoltà.

So che questo non accadrà a Ponza. Non ci si può aspettare che un luogo che nel XXI secolo non ha ancora strade denominate e numeri sugli edifici e sulle case in tutta l’isola, onori quelli del passato che hanno contribuito a renderlo unico.

Come la maggior parte dell’Italia, la storia è profonda e ampia con tutti i tipi di persone che hanno fatto cose straordinarie. È più facile dimenticarli e passare sopra la loro memoria che sforzarsi di registrare ciò che hanno fatto in modo che un’altra generazione possa trovare esempi di chi ha lavorato per fare di più che esistere
È un peccato.

Ad esempio, chi ricorda chi ha portato l’elettricità a Ponza? Chi ricorda chi ha progettato e costruito gli hotel, le strade, il porto e le infrastrutture? Qualcuno ricorda i grandi dottori, insegnanti, musicisti, artisti, artigiani, pescatori, politici e gente comune che hanno lasciato un’eredità di coraggio, bellezza, saggezza e cultura che ancora godiamo su quest’isola, chiamata “La Perla del Mediterraneo?”I ricordi vengono cancellati a causa della mancanza di conoscenza, indifferenza e altre nequizie.

È qui che entrano in gioco i governi.
Nelle democrazie, i ricordi di eroi ed eroine sono preziosi. Evocano lo spirito di libertà.
Senza di esso siamo tutti più piccoli, più deboli e meno significativi e legati da un’ancora di ignoranza che appesantisce talento, coraggio e realizzazione.
Soprattutto, eliminare un ricordo cancella una vita e un’anima.

Remembering Agostino

Last night I attended the funeral mass of my friend Agostino Pilato.

Three days ago, I passed his home and found him with his family. He was not well and I could see the candle of life slowly fading. I was saddened to see this giant in a wheelchair after decades of vigorous effort and work for his family and his community.

Father Ramon eulogized him from the altar. He mentioned that once he met him leaving for his birthplace, Ischia, to see those places and faces he left behind. He was well dressed and anxious to return to his roots. Days later the priest saw him return. Agostino looked reflective and somber.  He told Father Ramon his true place of belonging was Ponza and nowhere else.

We remember him as the person, who along with his dynamic wife Maria, built an empire on wheels. For forty years they gave mobility to the people of Ponza. They carried them and the hundreds of thousands of tourists to all points of the island and helped it grow, develop, and prosper.  It was a difficult, arduous challenge but they left behind a legacy of achievement that cannot be denied.

Ten years ago, I was walking along a road on my way to the port. He stopped in his taxi to give me a ride, as he often did. We talked.  I asked him what he did after the summer was over. He said something I never forgot.

“I go to Cuba”, he responded. At first, I saw visions of beaches and beautiful women. “I used to go for the hunting,” he explained. “Then one day, I discovered an orphanage. It was filled with abandoned children. They had nothing and were poorly cared for. Most of all, they were sick. They lacked basic care and had no medications. From that time on, I brought them suitcases filled with all forms of pharmaceuticals to help cure these unfortunate babies, forgotten by God and man.”

His words touched my heart. Here was a man who I saw as a great and powerful worker, like my father, who had a heart of gold.

In the church, last night, his grand daughter got up to talk about him. I watched this young lady rise and go to the microphone. I saw images of her mother, and her grand parents in her face.  She was beautiful, strong, composed and determined, just like them. She spoke of a great man. Someone who changed her life with his example, conversations and his willingness to play cards with his grand daughter to make her happy, even after a day of exhausting work. All he wanted was to bring a smile to her. His love was clear and lasting.
She talked of his struggle for his family that changed the lives of those close to him and the people who live on this rock in the sea.
I hope one of my grandchildren speak of me like she talked about the person who helped give her life.

My experience with small communities around the world has shown me the difference among places that exalt those who achieve and those who do all they can to forget them.  Towns that remember their heroes and heroines are stronger, richer and have a collective mentality that is tied to the past, present and future.
A village in America, or most communities in Europe or Asia, honor an Agostino Pilato with a plaque, commemorating the gift of his accomplishments.  Each anniversary of his passing would be recorded with some form of memorial ceremony as an example not to be forgotten and as an incentive to others to fight to achieve even in the face of major hardships.
I know this will not happen in Ponza.  A place that in the 21st century still does not have streets named and numbers on buildings and homes throughout the island cannot be expected to honor those of the past who helped make it unique.
Like most of Italy, the history is deep and broad with all sorts of people who did extraordinary things.  It is easier to forget them and pass over their memory than to make the effort to record what they did so that another generation could find examples of who worked to do more than just exist.
It is unfortunate.
For example, who remembers those who brought electricity to Ponza?  Who recalls those who designed and built the hotels, roads, port, and infrastructure? Does anyone remember the great doctors, teachers, musicians, artists, artisans, politicians and ordinary people who left a legacy of bravery, beauty, wisdom, and culture we still enjoy on this island, called the “Pearl of the Mediterranean?”
Memories are erased because of a lack of knowledge, indifference, and other vices.
This is where governments step in.
In democracies, remembrances of heroes and heroines are precious. They evoke the spirit of liberty.
Without it we are all smaller, weaker, and less significant and bound by an anchor of ignorance that weighs down talent, courage, and accomplishment.
Most of all, eliminating a memory erases a life and a soul.

 

 

2 commenti per Ricordando Agostino

  • Gennaro Di Fazio

    In riferimento all’osservazione di Emilio Iodice “Non ci si può aspettare che un luogo che nel XXI secolo non ha ancora strade denominate e numeri sugli edifici e sulle case in tutta l’isola…”, vorrei sottolineare che su questo stesso sito sono comparsi diversi articoli riguardanti la toponomastica ponzese che, come già comunicato, è stata elaborata da una commissione consultiva formata dal Sindaco Francesco Ferraiuolo (Presidente) e da altri 4 membri: Francesco (Franco) De Luca; Aniello (detto Enzo) Di Giovanni; Sandro Vitiello ed il sottoscritto Gennaro Di Fazio i quali si sono avvalsi sia dei libri di storia che delle indicazioni date dalle persone del luogo.
    Siamo in dirittura di arrivo, manca solo il completamento di alcuni aspetti burocratici dopo di che vi sarà la messa in opera delle targhe e dei numeri civici. Detto lavoro è stato elaborato al fine di rendere più funzionali le indicazioni delle varie strade correggendo confuse sovrapposizioni laddove presenti, come nel caso di uno stesso nominativo riportato più volte (salita, via, discesa etc) o quando il nome di un quartiere coincideva con quello di una strada. Inoltre con i nuovi toponimi sono stati valorizzati persone, eventi e tipologie culturali ponzesi nonché riferimenti storici colpevolmente assenti, quali i Borbone e il confino politico.
    P.S. Alla Famiglia Pilato il mio cordoglio per la perdita del caro Agostino.

  • Emilio Iodice

    Sono grato a Gennaro e felicissimo di saperlo. I miei complimenti a tutti coloro che hanno lavorato così duramente a questo progetto.

    Il mio commento era un’osservazione di fatto e non una critica.

    Diversi anni fa ho fatto il mio primo ordine su Amazon da recapitare a Ponza.

    Il corriere mi ha chiamato quando doveva effettuare la consegna.

    “Dov’è casa tua”, ha chiesto. Gli ho detto in quale parte dell’isola vivo. Era confuso. “Vivo tra Antonietta e la casa di Maria”, ho spiegato. Rise ma era ancora perplesso. Ho usato i soprannomi dei miei vicini e di altri nel quartiere e dopo una conversazione di 15 minuti e decine di domande alle persone per strada è stato in grado di consegnare il mio pacco.

    È stata una vittoria.

    Ancora una volta, la mia gratitudine all’Amministrazione e alla Commissione che hanno lavorato a questo importante sforzo che spero possa essere completato al più presto.

    Grazie.

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