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Maggio

Proposto e tradotto da Silverio Lamonica

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Per dare il benvenuto al mese di maggio, ho scelto una poesia di Guillaume Apollinaire (1880 – 1918), tratta dalla Raccolta “Alcools” pubblicata nel 1913. Nel 1999 il quotidiano parigino Le Monde pubblicò una classifica dei 100 libri migliori del Sec. XX e il volume che contiene questa silloge, figura al 17° posto.
Apollinaire nacque a Roma il 26 agosto 1880 e morì a Parigi il 9 novembre 1918, colpito dalla “spagnola”, il terribile morbo che causò milioni di vittime in tutta Europa. Spirò tra le braccia dell’amico Giuseppe Ungaretti che si recò da lui per annunciargli la notizia della vittoria nella guerra 1915-18.
Questo componimento, come molti altri della raccolta, risente degli influssi del Simbolismo Francese, dalle tematiche malinconiche e oniriche.

Mai

Le mai le joli mai en barque sur le Rhin
Des dames regardaient du haut de la montagne
Vous êtes si jolies mais la barque s’éloigne
Qui donc a fait pleurer les saules riverains

Or des vergers fleuris se figeaient en arrière
Les pétales tombés des cerisiers de mai
Sont les ongles de celle que j’ai tant aimée
Les pétales flétris sont comme ses paupières

Sur le chemin du bord du fleuve lentement
Un ours un singe un chien menés par des tziganes
Suivaient une roulotte traînée par un âne
Tandis que s’éloignait dans les vignes rhénanes
Sur un fifre lointain un air de régiment

Le mai le joli mai a paré les ruines
De lierre de vigne vierge et de rosiers
Le vent du Rhin secoue sur le bord les osiers
Et les roseaux jaseurs et les fleurs nues des vignes

Guillaume Apollinaire(1880 – 1918)

… e questa è la mia personale interpretazione.

Maggio

Maggio: che bello maggio in barca sul Reno
L’ammiran signore dall’alto del monte
Sì belle voi siete ma la barca va via
C’inducono al pianto i salici a riva

Or dietro i frutteti rigidi in fiore
I petali in terra dei ciliegi di maggio
Son l’ unghie di chi tanto io amai
Qual petali vizzi le palpebre sue

In riva a quel fiume lenti in cammino
Un orso, un cane e una scimmia
Sospinti da rom, seguono un carro
Che un ciuco lontano trascina
Tra vigne renane, d’un piffero al suono
Nel passo marziale dei fanti

Maggio, dolce maggio, le rovine tu adorni
Con tralci di edera fra viti e roseti
Impazza fra i giunchi sui bordi il vento del Reno
E flette le canne ciarliere e i nudi pampini in fiore.

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