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Il meglio dai media (12). Un’intervista a Noam Chomsky (prima parte)

a cura di Tano Pirrone

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La Redazione ringrazia Vincenzo Ambrosino per aver segnalato questo articolo che poi Tano ha sintetizzato e elaborato (il file .pdf completo dell’articolo originale è disponibile in fondo alla pagina).

«È un disastro del capitalismo. Ma possiamo reagire» (prima parte)
Da un’intervista a Noam Chomsky (Jacobin Italia, 16 aprile 2020)

Per saperne di più su come siamo arrivati a questo punto e su cosa sarà necessario fare per uscirne, il 16 aprile è stata pubblicata una lunga intervista effettuata il giorno 10 a Noam Chomsky, professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, uno dei principali intellettuali della sinistra americana di rottura. I suoi libri e discorsi hanno contribuito a spiegare come un mondo gestito da multinazionali e miliardari abbia portato a guerre senza fine e cambiamenti climatici catastrofici. Ora interviene per spiegare in che modo aziende e miliardari, perseguendo politiche selvagge che li arricchiscono a spese di tutti gli altri, stiano amplificando gli effetti della pandemia di Coronavirus. Per Noam Chomsky gli effetti del Coronavirus sono esaltati dall’avidità del business e dalla ferocia di politici come Trump e i suoi amici (tra i quali cita Salvini).
L’unica speranza viene dai movimenti dal basso.

L’intervista è stata pubblicata in Italia da Jacobin Italia (1) sito web-periodico, che offre un punto di vista socialista e anticapitalista su politica, economia e cultura.
Presentiamo, qui di seguito, un estratto dell’intervista.

La pandemia e le altre minacce
Chomsky premette nella sua intervista che tutti dovremmo avere chiaro che se la pandemia non si affronta alle radici tornerà probabilmente in forma peggiore a causa delle manipolazioni del sistema capitalista che, per il proprio vantaggio, sta creando circostanze peggiori. E aggiunge che il riscaldamento globale sta avanzando e si pagheranno costi elevati: non ci riprenderemo dal continuo scioglimento delle calotte polari. Indicativo è il bilancio Usa: lo scorso 10 febbraio, mentre l’epidemia infuriava e peggiorava, Trump ha tirato fuori le sue proposte di bilancio. Di che si trattava? Primo punto: continuare a devastare qualsiasi parvenza di sanità pubblica. Nel corso del suo mandato ha ridotto i fondi a tutto ciò che non avvantaggi la ricchezza dei privati e il potere aziendale. Tutto ciò che riguarda la salute pubblica è stato definanziato. Ha smantellato progetti e iniziative di ogni genere. Sono state tolte le coperture finanziarie anche ai Centri per il controllo delle malattie (Cdc) e ad altre funzioni dell’amministrazione legate alla salute.

In compenso: più sussidi per l’industria dei combustibili fossili. Quindi, non solo uccidiamo quante più persone possibile ora, ma proviamo a distruggere tutta la società. Il significato di tutto ciò è questo, in pratica. Naturalmente, sono cresciuti gli stanziamenti per le industrie militari e per il famigerato muro lungo la frontiera col Messico.
Entrambe le cose – continua Chomsky – evidenziano in modo molto cristallino il tasso di criminalità che è prima di tutto endemico, ma che è anche amplificato da una Casa Bianca sociopatica. Tuttavia, è chiaro che anche lo stesso Trump non è l’unico responsabile. Tornare indietro aiuta a ragionare.

Tra Sars e Covid-19
Dopo l’epidemia di Sars nel 2003, anch’essa causata da un Coronavirus, gli scienziati avevano ben compreso che altre recidive in qualche forma di Coronavirus stavano per arrivare, probabilmente più gravi. Questa consapevolezza non è bastata. Qualcuno doveva cogliere la palla al balzo per dare seguito a quella intuizione. Le compagnie farmaceutiche, che seguono la normale logica capitalista: «Fai ciò che domani creerà profitto. Non ti preoccupare del fatto che tra un paio d’anni tutto crollerà. Non è un problema tuo». Per questo le compagnie farmaceutiche essenzialmente non hanno fatto nulla. C’erano cose che potevano essere fatte. Circolavano molte informazioni. Gli scienziati sapevano cosa fare. Ci si sarebbe potuti preparare. Qualcuno doveva pagare per questo, non le compagnie farmaceutiche. In un mondo razionale, persino in un mondo capitalista prima di Ronald Reagan, il governo avrebbe potuto intervenire e farlo.

La poliomielite è stata sradicata proprio in questo modo, attraverso un programma messo in piedi e finanziato dal governo. Quando Jonas Salk (1914-1995) ha scoperto il vaccino, ha preteso che non fosse coperto da brevetti. Ha detto: «Deve essere un bene comune, come il sole». Era ancora capitalismo, ma era un capitalismo disciplinato.

Tutto ciò è finito all’improvviso con Ronald Reagan. Il governo diventa il problema, non la soluzione. Si legalizzano i paradisi fiscali e i buy-back (riacquisti di azioni proprie ai fini speculativi) al costo di decine di trilioni di dollari sotto forma di rapina per le casse pubbliche. Il governo è la soluzione solo quando il settore privato è in difficoltà, questo è evidente. Ma quando l’interesse pubblico ha bisogno di qualcosa, il governo non è la risposta.

Quindi, tornando al 2003, il governo non è stato in grado di intervenire. In realtà, ha fatto un piccolo passo in avanti ed è molto rivelatore vedere cosa ha comportato. Obama, dopo la crisi dell’Ebola, ha riconosciuto che c’erano dei problemi e ha fatto diverse cose. Intanto, ha cercato di trovare dei ventilatori. I ventilatori sono il grande collo di bottiglia nel sistema in questo momento. È ciò che costringe i sanitari a decidere chi uccidere domani. Non ce ne sono abbastanza; l’amministrazione Obama stipulò un contratto per la produzione di ventilatori di alta qualità a basso costo. La società fu subito acquistata da una più grande che mise da parte il progetto – era in competizione con i propri costosi ventilatori – e poi si rivolse al governo, chiedendo di sciogliere il contratto, perché non abbastanza redditizio.
Questo è capitalismo selvaggio. Non solo capitalismo, ma capitalismo neoliberista.

La situazione peggiora. A gennaio e febbraio di quest’anno, i servizi segreti statunitensi avvertirono la Casa Bianca della gravità della crisi. Trump stava facendo qualcosa: ovvero esportando ventilatori in Cina e in altri paesi per migliorare il bilancio commerciale. È andata avanti così fino a marzo.
Ora li stanno riportando indietro: doppio profitto.

Alla base di tutto questo c’è il colossale fallimento del mercato. I mercati semplicemente non funzionano. Possono funzionare a volte per vendere scarpe, ma se succede qualcosa di significativo non sono affari loro. Come hanno sottolineato Milton Friedman e altri: operano solo per avidità. Per il proprio interesse, per l’accumulo di ricchezza. Nient’altro. Il disastro è compreso nel prezzo. Tutto parte con il fallimento del mercato.
Poi arriva il colpo di grazia del capitalismo selvaggio, il neoliberismo, che da oltre quarant’anni imperversa in tutto il mondo e il cui effetto va oltre il caso dei ventilatori.

La sanità americana
Gli ospedali negli Stati uniti sono gestiti seguendo modelli di business. Quindi nessuna risorsa può restare inutilizzata. Ciò non funziona nemmeno in tempi normali. Anche nei migliori ospedali, che in qualche modo funzionano, ma se qualcosa va storto… buona fortuna.

Lotta alla povertà
C’è dell’altro, continua Chomsky: Usaid (l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo Internazionale, fondata nel 1961 sotto la presidenza Kennedy), doveva occuparsi anche della lotta alla povertà globale, aveva un programma in grado di rilevare i virus presenti negli animali che stanno entrando in stretto contatto con gli umani a causa della distruzione dell’habitat e del riscaldamento globale. Stavano identificando migliaia di potenziali virus, lavorando anche in Cina. Trump chiuse il progetto. Lo finanziò di nuovo, ma poi, con tempismo perfetto, lo ha chiuso in ottobre.

La discriminazione sociale
Un esempio. Fino alla fine degli anni Sessanta, le leggi federali sull’edilizia abitativa richiedevano la segregazione. Negli anni Cinquanta c’erano molte case popolari: a cominciare da Levittown (2), ma erano per i bianchi, niente neri. I senatori liberal sostennero il progetto, con repulsione, ma approvarono tutto perché non c’era altro modo per far passare il progetto delle case popolari.
Gli Stati Uniti ancora negli anni Sessanta avevano leggi anti-meticciato assai severe. La Corte Suprema essenzialmente ha fatto ciò che il governo aveva fatto alla fine della ricostruzione, ha detto agli Stati del sud che potevano fare ciò che volevano; hanno, così, eliminato la legge sul diritto di voto. Si è visto pochi giorni fa in Wisconsin. Il governatore democratico voleva dilazionare le primarie e dare una proroga per il voto degli assenti. Una cosa di buon senso. Si tratta di una legislatura dominata dai repubblicani con una minoranza di voti, cui le manipolazioni hanno dato la maggioranza dei seggi. È stata convocato una seduta; il capogruppo di maggioranza ha aperto la seduta e poi l’ha dichiarata chiusa. Non ha preso in considerazione la proposta del governatore, spalleggiata dalla Corte Suprema.
Tutto ciò è stato progettato per garantire che gli elettori delle minoranze povere, le persone che non risultano nei sondaggi – principalmente democratici – non possano votare. I ricchi, la base tradizionale di quelli che hanno creato tutto ciò, votano. È un sistema palese, nemmeno nascosto, per cercare di garantire che, indipendentemente da ciò che i cittadini vogliono, le politiche più reazionarie vengano costantemente mantenute. Mitch McConnell, leader della maggioranza al senato, è il genio malvagio che sta dietro tutto questo. Lo sta facendo magnificamente. La magistratura è piena di giovani giudici ultra-reazionari, per lo più non qualificati. Ciò garantisce che qualunque cosa il paese desideri in futuro, saranno in grado di fermarlo. Come nel caso della Corte suprema. I repubblicani sanno di essere un partito di minoranza. Non c’è modo di ottenere voti sui loro programmi attuali. Per questo fanno appello alle cosiddette questioni civili (diritto alle armi, aborto e così via) non alle loro politiche effettive, che riempiono le tasche dei ricchi.

Questa è la vera politica. Trump è un genio in questo. Da una parte dice: «Sono il tuo salvatore, sto lavorando per il povero lavoratore». Dall’altra lo pugnala alla schiena. È impressionante. È sicuramente il truffatore di maggior successo nella storia statunitense di sempre. Prima o poi cadrà, ma finora si regge in piedi.
Si sta smantellando qualsiasi elemento di democrazia!

Il file .pdf originale dell’articolo di N. Chomsky su Jacobin: Jacobin. Noam Chomsky – Chris Brooks. È un disastro del capitalismo

Note

(1)Jacobin Italia è un sito web, filiazione della statunitense Jacobin, rivista trimestrale, fondata da Bhashar Sunkara con sede a New York, che offre un punto di vista socialista e anticapitalista su politica, economia e cultura. I tempi affrontati includono la diseguaglianza economica, il potere delle proteste di massa […]. Fra le personalità che hanno collaborato con la rivista si annoverano Slavoj Žižek, Yanis Varoufakis, Hilary Wainwright, Kareem Abdul-Jabbar, Jeremy Corbyn e Pablo Iglesias Turrión.

(2) – Così sì chiamavano i sette grandi complessi residenziali suburbani creati da William Levitt e costruiti dopo la Seconda guerra mondiale.

[Intervista a Noam Chomsky (1). – Continua]

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