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Guerra in famiglia

di Tano Pirrone

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Prima o poi, con un marito simile, doveva arrivare il momento della saggia presa di posizione da parte di Melania, pedissequa e bella moglie del grossolano presidente yankee. “Carotone”, che prima ha affermato in più riprese e con inattaccabile sicumera che non c’erano pericoli; che il Coronavirus provocava un’influenza come tante altre e che gli Usa ed il suo presidente novello Superman non avevano paura né del minuscolo virus né dei suoi mandanti: i barbari comunisti cinesi che osavano ordire un attacco contro l’America (1). Poi s’è fatto giorno e sono arrivati i contagi, una tracimazione inarrestabile, che sta facendo strage soprattutto nella città simbolo, New York, che nonostante Trump, continuiamo ad amare, e cui dobbiamo tanta parte del nostro immaginario.

L’attacco del virus a New York ha messo in luce le voragini sociali di questa America ricca, superba, oltraggiosa, guerrafondaia ed avara: il regime sanitario ad uso di chi ha i mezzi finanziari per permetterselo e sull’altra sponda milioni di poveri, emarginati, pària. Non voglio farla lunga: sono notizie che tutti conoscono e non voglio certo speculare sul disastro americano, proprio io, europeo-italiano, che porta sulle spalle la sua parte del peso della disfatta lombarda.

Melania ha detto no alla tracotante posizione del marito ed ha indossato la mascherina protettiva, che lascia gli occhi ridenti liberi e ammiccanti. Da essi trapela una incontenibile soddisfazione per la sfida lanciata pubblicamente al presidente, anche attraverso un messaggio postato sui social. Per nulla celato l’invito ad usare il presidio sanitario e tutti i comportamenti precauzionali consigliati da Antony Fauci, Tony per gli amici, l’ex garzone di una farmacia di Brooklyn, nato da padre siciliano e madre napoletana, istruito dai gesuiti, diventato una delle massime autorità in campo epidemiologico e l’unico che ha la capacità, l’autorità e il coraggio di dire la verità al marito di Melania, cercando di spostarlo dai suoi istinti e dai suoi interessi personali verso le scelte scientificamente sensate per salvare il suo paese. Ora Tony ha un’alleata.

Un suggerimento al sindaco di Ponza: perché non invita Melania a visitare Ponza, una volta scemati i momenti caldi dell’invasione degli ultracorpi? Ma senza marito!


(1)
– La Repubblica Popolare Cinese detiene circa 1.110 miliardi di dollari di obbligazioni Usa, seconda (al giugno dello scorso anno) solo al Giappone (1.120 miliardi di dollari).

2 commenti per Guerra in famiglia

  • Federica Gioia

    Ciao! è un pezzo molto bello, soprattutto molto veritiero, complimenti! Interessante come tu abbia messo in luce che all’interno della coppia si possano vedere due mentalità totalmente opposte, che fanno schierare tutta l’America dall’una parte o dall’altra parte.

  • Gustavo Imbellone

    “Guerra in famiglia”: non solo divertente, ma graffiante, un pungolo per riflettere. Si, di fronte alla monumentale stupidità ed arroganza del marito, la sana e vivace reazione della moglie, ancora più bella ed attraente in mascherina.
    Ma della “storia” è la comparsa di Tony (Anthony Fauci – NdR), con gli accenni alle sue origini ad avermi più colpito. L’altra sera in TV compariva Tony, con la sua aria condiscendente ma furbetta, disponibile, ma testardo. Nel racconto, Tony paradossalmente mi ha fatto venire alla mente l’immagine finale dello scugnizzo con gli scarponi in mano del soldato americano che scappa: è il finale commoventissimo dell’episodio dedicato a Napoli del capolavoro “Paisà” di Rossellini.
    Sarei d’accordissimo sull’invitare a Ponza Melania, ma insieme a lei, anche Tony

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