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i-29 27-07-2005 k2-32 l-06 sl372208 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Cronache al tempo del Covid-19 (14). Qui Roma

Segnalato dalla Redazione (dalla cronaca romana de la Repubblica del 25 marzo 2020)

 .

Il commento
Un’isola (felice) nella solitudine
di Nadia Terranova (*)

Quando, dalla Sicilia, ho scelto di venire a vivere a Roma, appena avuto il tempo di ambientarmi di questa città ho scelto anche il quartiere: avrei vissuto al Pigneto, non avevo dubbi. Era l’inizio del millennio, era abbastanza diverso da com’è adesso, nascevano le prime librerie (due delle quali non ci sono più) grazie agli incentivi per la prima periferia; era vicino al centro ma non aveva i prezzi del centro; mi piaceva il miscuglio di ferrovieri in pensione, casalinghe e primi nuovi abitanti, mi piaceva il modo in cui si incastravano senza soppiantarsi gli uni gli altri, certo con qualche piccolo intoppo, con qualche grande salto, con qualche dissonanza, ma si andava verso un’armonia nel complesso possibile. Ho pensato spesso a cosa mi facesse sentire a casa, qui: di un quartiere che funziona si dice “è un paese”, ma non è esatto, il Pigneto non è un paese, è un’isola. E io, che sono isolana, chiusa dentro un’isola so di poter sopravvivere.

C’è un’isola pedonale, certo, che è il cuore dell’isola: ci vediamo sull’isola, abito appena fuori dall’isola, ci diciamo in tempi normali. Ma adesso che con il coronavirus siamo tutti dentro le nostre case e l’aria aperta possiamo respirarla solo tenendo una clessidra nel cervello, il cuore dell’isola è diventato casa nostra e la geografia va ripensata in forma di matrioska: la città dentro il raccordo, il quartiere dentro la città, un pugno di isolati dentro il quartiere, il proprio isolato e infine una casa, una stanza dove cercare di non ammalarsi di troppa claustrofobia.

L’isola di ciascuno si è rimpicciolita come non pensavamo possibile, ma il sentimento del quartiere è lo stesso. In via Pesaro, si gioca a tombola da un palazzo all’altro, affacciati su strada.

Nel mio condominio, le sere in cui si canta dai balconi c’è un bambino che è il più bravo di tutti e prende tutti gli applausi – di giorno fa i compiti su un tavolo fuori, a volte suona la chitarra, a volte i genitori aprono una bottiglia di vino, a volte esco anch’io con un calice in mano, oppure con le mollette della biancheria, oppure tutt’e due le cose insieme: l’isolamento fa di tutti noi persone antiche e contemporanee insieme, siamo tutti connessi a un WiFi su chat multiple, però abbiamo rispolverato i bigodini, l’aspirapolvere, la radio, il telefono fisso. In questo strano presente, siamo il futuro e il passato: sopravviviamo rubando segreti ai nostri figli e altri segreti ai nostri nonni.
Questo posto di pensionati e di movida è un nostro specchio.

Eccolo, quindi, il quartiere che non perde l’anima e anzi la ingrandisce: il circolo Arci Sparwasser ha offerto da subito un servizio gratuito per fare la spesa agli anziani: coprono tutte le richieste, i volontari sono tantissimi e si alternano.
Mentre ero in coda al negozio di alimentari ho visto una signora del primo piano calare un paniere e il bottegaio affacciarsi a riempirlo secondo accordi già presi (per poco il paniere non prendeva in testa una ragazza che usciva, ma lei ha sorriso e non se l’è presa).
La libreria e caffetteria Tuba, centro pulsante della vita culturale del quartiere, si è spostata on line: sulla sua pagina Facebook e Instagram articoli, consigli di lettura e presentazioni in streaming. Il mercato, invece, ci manca davvero: quando hanno chiuso le bancarelle, l’isola ha vacillato un poco e si è preparata a un tempo diverso – sarà una primavera strana, con colori e rumori che non avevamo mai visto, e da qualche parte dentro di me coltivo l’illusione sentimentale che la comunità invisibile resisterà anche a questa malinconia.
Noi isolani, si sa, abbiamo una tempra speciale.

(*) L’autrice. Nadia Terranova scrittrice, ha pubblicato per Einaudi

Immagini e nota a cura della Redazione

Il Pigneto si estende, a mo’ di triangolo isoscele, da piazzale Labicano (poco fuori Porta Maggiore) tra le vie Prenestina (lato destro e sinistro fino alla ferrovia Roma-Sulmona-Pescara), Casilina (lato sinistro) e di Acqua Bullicante. I vertici di questo triangolo possono essere identificati nella Porta Maggiore (fra la Prenestina e la Casilina), largo Preneste (fra la Prenestina e via di Acqua Bullicante) e la piazza della Marranella (fra Acqua Bullicante e la Casilina).

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