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’U spave ’ncerato. Vediamo di capirci

di Francesco De Luca

 

Ci fosse stato Ernesto… sì Ernesto Prudente, le scintille si sarebbero viste finanche in piazza Pisacane. Perché? Perché Ernesto non era indulgente con chi dissentiva dalla sua opinione. E qui, invece, di opinioni ne sortiscono tante.

Salvatore ad esempio… quale Salvatore? Quello lì, quello che possiede soluzione per ogni questione, quel Salvatore certamente direbbe la sua, con veemenza. E allora? Allora si sarebbero accese le micce nel confronto con Ernesto.

Ma insomma qual è la materia del contendere? E’ questa massima, in uso presso i padri ed ora, in verità, quasi sconosciuta. T’hè pigliato ’u spave ’ncerato, ossia: hai preso lo spago incerato.
Quale il significato alluso nella massima, e in quale circostanza veniva profferita?
Ernesto avrebbe detto che questa frase veniva scagliata contro chi si divertiva a sobillare. Contro chi indulgeva a mettere zizzania fra le persone.
Non sono ricorso a pratiche spiritiche, l’anima santa di Ernesto si goda la dimensione eterna nell’aldilà, perché la spiegazione è esplicita nel suo libro: ’A Pània. E dunque, a suo dire, era come un avvertimento rivolto al burlone: stai attento che hai in mano uno spago incerato. E allora? Il busillis sta proprio nello spago incerato… una specie di stoppino. Facile, molto facile a prendere fuoco. Come a dire: non sai con cosa stai giocando!

E infatti Pasquale gettava fango su tutte le donne. Fuori al bar chiacchierava con Tonino, Giuseppe, Nino. “Le donne… – diceva – bisogna tenerle al guinzaglio… perché se no… prendono il sopravvento… e si sa a quale conclusione si arriva. Chistu paese pare ’na corrida p’ i corne ca cumpareno!”
Sua moglie lui l’ha messa a posto da subito: “Ie haggia sape’ addo’ va e cu’ chi va. Nooo… Carmelina nun me dà penziere. ’A casa… ’a mamma… ’a chiesa… e si no sempe cu me… nun ce stanno sante. Ie putesse dice mo… addo sta mugliereme, e che sta facenno. Songo i diece? Embé Carmelina sta a’ casa… a prepara’ pe’ mangia’. Senza ’i me nun va ’a nesciuna parte!”
“Guarda… – Salvatore interviene – ca mugliereta è passata mo mo. Steve venenno ’a vasce ’u puorto. L’haggio vista ncopp’a via. Forse è gghiuta a ffa’ ’nu fatto suie…”

I quattro si sono guardati negli occhi. Allusivi, divertiti, dispiaciuti. Pasquale era imbarazzato, e tentò: “va bbuò… facimmece na scopa… ”.
Ma avevano finito di giocare allora allora e soprattutto avevano finito di pettegolare su tutto.
Salvatore non pote trattenersi e rivolto all’amico: “Stavota t’hè pigliato ’u spave ’ncerato! Eh?

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