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Mussolini prigioniero a Ponza (3)

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di Antonio Usai

Il Duce ristretto nella casa-prigione di Ras Immerù, l’eroe della resistenza etiope

 

Per ironia del destino, a Santa Maria Mussolini alloggiò nella stessa casa che, per quasi tre anni, aveva ospitato ras Immerù (1891-1980), il più strenuo combattente contro gli italiani nella guerra in Africa Orientale nel 1935-’36, l’etiope prigioniero di guerra di rango più elevato.

Formatosi all’Accademia militare di Saint Cyr, in Francia, il valoroso condottiero etiope si era battuto come un leone alla testa di un esercito personale male armato di circa diecimila resistenti, contro l’esercito italiano invasore dell’Etiopia, forte di oltre trecentomila tra soldati, camicie nere e ascari.

Contrariamente alle attese, la guerra in Etiopia non fu una passeggiata per le truppe italiane. Tra dicembre e gennaio  del ‘36, Badoglio dovette resistere alla controffensiva condotta da ras Immerù nello Scirè, da ras Cassà e da ras Sejum nel Tembien.

Possedimenti italiani in Africa al genn. 1939

Cartina dell’Africa Orientale Italiana

Mussolini preoccupato delle sorti della guerra, scrisse a Badoglio: «Bisogna vincere la guerra ora e subito con ogni mezzo».

Per tutta risposta, Badoglio decise l’impiego massiccio dei micidiali gas di guerra (iprite o yprite), che provocarono la morte di molti etiopici, soldati ma anche civili, vecchi, donne e bambini e riuscirono ad incrinare irrimediabilmente il morale dell’intero Paese.

La strategia degli etiopici, che era quella di combattere con le tecniche della guerriglia, di fronte a quei micidiali veleni non aveva più speranza di vittoria. Nelle radure e nella boscaglia non c’era più scampo, gli abissini morivano come le zanzare, perché la morte veniva dal cielo, con l’aria che respiravano.

Badoglio, esaminati i risultati delle prime applicazioni in battaglia, fu entusiasta dell’efficacia distruttiva dei gas e telegrafò a Roma raggiante: “…tale impiego ha dato buoni effetti sui nemici, molto efficaci. Ora tutti hanno terrore dei nostri gas“.

Fanteria in prima linea (Da: Cronache illustrate dell’azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Ed., Roma, 1936)

Il 16 dicembre del ’36, ras Immerù concordò con il nemico la resa dei suoi battaglioni che ottennero l’onore delle armi. Qualche settimana dopo fu mandato al confino politico a Ponza.

La conquista di Addis Abeba, e la solenne proclamazione dell’Impero italiano di Etiopia, avvenne sei mesi prima, il 5 maggio del 1936. Queste date dimostrano che la guerriglia etiopica è durata a lungo ed é stata molto efficace. Per contro, le rappresaglie delle forze d’invasione contro villaggi e popolazioni civili furono altrettanto spietate.

Allegoria di A. Beltrame sulla Domenica del Corriere del 27  dic. 1936

Ras Immerù Hailè Sellase, era piccolo di statura, minuto, il volto tondo incorniciato da capelli crespi e da una corta barba bianca; aveva lo sguardo quieto, gli occhi chiarissimi, quasi celesti, e un portamento regale.

In Italia ci arrivò con il piroscafo Colombo, al seguito delle truppe italiane di rientro in patria alla fine della guerra. Era lo stesso piroscafo che aveva trasportato Eugenio, della Divisione Camicie Nere “3 Gennaio“, a Massaua, con partenza da Napoli, molo Pisacane, il pomeriggio del 3 novembre del ‘35, all’inizio dell’avventura coloniale italiana in Africa Orientale.

Piroscafo Colombo in navigazione

Il principe etiope, accompagnato dall’attendente Degiac (era l’appellativo che si dava al comandante di un reggimento) di nome Gulatiè e da due domestici, giunse a Napoli il 13 gennaio del ‘37, dopo dieci giorni di navigazione, compreso il passaggio del Canale di Suez (Eugenio era rientrato in Italia e smobilitato un mese prima, il 15 dicembre del ’36).

Il ras aveva quarantacinque anni portati molto bene. Dopo lo sbarco, un colonnello dei carabinieri lo condusse a bordo del cacciatorpediniere Aquilone della Marina militare italiana, ormeggiato poco più in là, con il quale raggiunse Ponza dopo sei ore di navigazione.

* * *

Il Colombo era una nave di 11.760 tonnellate di stazza lorda, lunga 163 metri, larga 19,5 metri, che faceva14 nodi di velocità. Prima della guerra era impiegato sulla tratta Genova-New York nel servizio passeggeri.

Durante la campagna in Africa Orientale, fu requisito dal Ministero della Guerra e adibito al trasporto truppe: dopo aver subito opportuni lavori di adattamento in cantiere, fu in grado di imbarcare duemilaquattrocento passeggeri, oltre ad una gran quantità di mezzi bellici e di merci.

Dopo la perdita dell’Africa Orientale Italiana, per evitare che cadesse nelle mani degli inglesi, il 3 aprile del 1941, il Comandante impartì all’equipaggio l’ordine di affondare il Colombo, all’ancora nel porto di Massaua.

L’Aquilone, 1700 tonnellate di stazza, fu varato nel 1927 a Sestri Ponente e affondò con l’equipaggio il 17 settembre 1940 all’uscita del porto di Bengasi (Libia) dopo avere urtato una mina inglese.

* * *

Durante la permanenza sull’isola, il ras fu trattato con molti riguardi dalle autorità locali: il direttore della colonia penale, per esempio, andava spesso a fargli visita con il preciso incarico, avuto direttamente da Mussolini, di convincerlo a dichiararsi ufficialmente sottomesso al duce del fascismo e all’Italia imperiale.

 

 

Gli isolani sapevano che c’erano dei prigionieri ‘negri’ a Santa Maria ma in pochi li hanno potuti incontrare. Avevano un po’ di diffidenza perché non erano abituati a vedere gente di colore ed anche perché si diceva in giro che quello più anziano fosse un feroce capo guerrigliero, che tanto aveva fatto male agli italiani che si erano recati in Africa con la missione di civilizzare quei selvaggi di Abissini e fondare un grande impero sulle vestigia dell’antica Roma.

Michelina Montella era poco più che una bambina quando a Ponza arrivarono i prigionieri libici, durante la guerra coloniale del 1911, e in quell’occasione conobbe un giovane che vestiva con i costumi tradizionali arabi. Alì alloggiava nei cameroni e le aveva promesso che l’avrebbe sposata da grande. Ma lei, per tutta risposta, lo minacciava con la mazza della scopa e allora il giovane si allontanava ridendo. Era un po’ strano ma le sembrava tanto una brava persona. Forse erano bravi anche ‘Immirù’ e la sua piccola corte… In ogni caso, a Lucia, appena quattordicenne,  era stato vietato di recarsi a Santa Maria a trovare i parenti Mazzella, da parte del padre. Meglio essere prudenti!

A Ponza, Immerù rimase fino alla fine del 1939, per un periodo di circa tre anni. Fu uno degli ultimi confinati a lasciare l’isola dopo la chiusura della colonia confinaria, avvenuta durante l’estate dello stesso anno. Fu condotto sotto scorta a Lipari, la maggiore isola dell’arcipelago delle Eolie, in Sicilia e, dopo qualche tempo, fu trasferito nel campo di concentramento di Longobucco, in provincia di Cosenza.

Il Degiac Gulatiè, di religione cristiano copta, lasciò Ponza due anni prima del suo ras, nell’autunno del 1937, con destinazione Mercogliano, un paesino in provincia di Avellino, dove fu ospitato presso un convento di frati benedettini. Prima della sua partenza dall’isola, egli donò alla Madonna Addolorata, situata nella cappella nella contrada dei Conti, una medaglia d’oro con l’effige di Maria, la madre di Gesù, medaglia che portava sempre con sé in segno di devozione alla Madonna.

Chissà che fine avrà fatto quella medaglia. Se ne son perse le tracce o è al sicuro in qualche parrocchia dell’isola?

***

Dopo aver scontato complessivamente sette anni di confino in Italia, nel novembre del1943 ras Immerù fu liberato dagli Alleati per espressa volontà del generale Eisenhower e condotto a Bari via terra sotto scorta militare. Fu rimpatriato con un aereo speciale che fece una breve tappa al Cairo, prima di raggiungere definitivamente Addis Abeba liberata dagli Inglesi.

Di idee liberali, fautore di una più rapida evoluzione dell’Etiopia, dopo la fine della guerra, l’aristocratico cugino dell’imperatore Hailé Selassié distribuì le sue terre ai contadini con la speranza che quel gesto potesse invogliare il Negus a percorrere la via delle riforme costituzionali, politiche, economiche e sociali. Ma fu tutto inutile.

Ras Immerù, dopo una lunga carriera diplomatica (fu ambasciatore a Washington, New Delhi e Mosca), morì il 18 agosto del 1980, all’età di ottantotto anni. Le sue spoglie riposano nella chiesa della Trinità ad Addis Abeba.

 

(Mussolini prigioniero a Ponza.3- Continua)

Antonio Usai

 

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