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Fave e cappucce

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Dopo il pezzo di Sandro sulle fave, si sentiva il desiderio del ‘gran finale’…

di Franco De Luca

Il sole ha già gettato sull’isola voliosa il suo tepore. La vespa ronza sulle violacciocche e i codirossi bisticciano o si corteggiano fra il giallo dei “uastaccette”, estesi per tutti i declivi.

Quando metto il capo fuori al cortile, la calma piastra del mare luccica e mi circonfonde.

Il frullìo rompe l’incanto e mi costringe a guardare il trambusto che i “perrille” agitano fra le foglie dei carciofi, fra le fave.

La giornata primaverile impone il piatto del giorno: “fave e cappucce”.

Alle fave ho eliminato la buccia esterna e pure “u’ mussillo”, e, nel farlo, non mi trattengo dal metterne molte in bocca piuttosto che nel recipiente. Insieme alla  “cappuccia” (cavolo cappuccio) tagliata a strisce e ai carciofi, o meglio, ai “curecielle” dei carciofi, ossia la parte più interna e tenera.

In una pentola pongo il lardo e l’aglio battuti e resi poltiglia. Quando diventa liquida, tutta la verdura vi viene immersa.

La cappuccia, più tenera, cuoce prima e fa da collante alle fave e ai carciofi. Il profumo si spande intorno e diviene appetitoso quando si mischia con il sapore degli ortaggi, che la primavera  esalta.

La vita sull’isola materializza questi momenti e con essi costruisce la  “ponzesità”.

Franco De Luca

 

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