Confino Politico

Noi senza patria

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

 

Manco da Ventotene da 16 anni. Nel 2010 Gianni Vuoso ed io facemmo il nostro secondo viaggio nelle Isole ponziane per un servizio a 4 mani sulla storia e l’antropologia di Ponza e Ventotene ed il loro legame storico ed economico con l’isola d’Ischia – l’isola madre – dalla quale nel 1734 partirono i coloni contadini e pescatori per insediarsi a Ponza, mentre per Ventotene la partenza per la colonizzazione fu avviata nel 1772.

Facemmo anche due video dei nostri viaggi montati da Pino della Ragione: “il viaggio di Mattia” per Ponza e “l’isola di Altiero” per Ventotene.
Credo che questi due ampi servizi siano una delle cose più interessanti che abbiamo scritto Gianni ed io. Essendo ambedue giornalisti politici dell’area di sinistra – Gianni comunista marxista leninista ed io socialista liberale ma di lunga amicizia fin da ragazzini – fu la piccola Ventotene di poco più di un chilometro quadrato con 700 abitanti ma di straordinaria importanza politica che catturò di più la nostra attenzione.
Ventotene era stata isola di confino Politico nel ventennio fascista e vi furono reclusi circa 1000 antifascisti che ebbero poi un ruolo di primo piano nella costruzione della Repubblica.
Confinato fu Sandro Pertini che divenne Presidente della Repubblica. Qui nel 1941 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero il “Manifesto per un’Europa libera e unita” che è il documento fondamentale dal quale è nata nel 1957 la Comunità Economica Europea e nel 1992 l’Unione Europea.
Il manifesto, la sua elaborazione, i luoghi dove avvenivano le discussioni, i personaggi, suscitarono in me – e credo anche in Gianni – una commovente ammirazione. La “città confinaria”, cioè i padiglioni dove alloggiavano i confinati, è stata abbattuta. Una stele ricorda Altiero Spinelli le cui ceneri sono deposte in un loculo nel piccolo cimitero.

Gente che credeva in grandi ideali di libertà, di uguaglianza, di fraternità e cercava con la Ragione ed il sentimento di progettare un’Europa libera dai fanatismi e dalle guerre. L’allora sindaco di Ventotene ci regalò il libro di Filomena Gargiulo sulla storia di Ventotene ed i confinati. Preziosissimo con tutti i nomi e tutte le storie. È nel libro di Filomena che ho conosciuto Ursula Hirschmann.

Ursula,la prima europea

Ursula Hirschmann ( 1913-1991) e’ stata la prima donna europea perché la sua vita così breve ed intesa è totalmente immersa in un Cultura nuova che fa sintesi delle grandi tradizioni della Germania, della Francia, dell’ Italia e dei Paesi Bassi che furono i primi sei Stati che iniziarono la costruzione economica e culturale del Vecchio Continente. Ebrea, tedesca, filosofa, politica, moglie sia di Eugenio Colorni e di Altieri Spinelli. Sei figlie, tre da Eugenio e tre da Altiero. Una vita passata nelle fiamme della guerra e con poco tempo per il dopo.
Ha scritto un solo libro, uno solo ma non l’ha neanche finito ed è stato pubblicato dopo la sua morte dal marito Altiero. E’ un libro di memorie ma ho trovato una dolcezza romantica straordinaria nel racconto della sua famiglia, dei suoi amori, della sua Berlino.
Si intitola “Noi senza patria” ed il titolo fu scelto da Altiero.

Ursula nel 1975 quando stava ancora scrivendo il suo libro di memorie ed aveva solo 52 anni fu colpita da un ictus al quale fece seguito una afasia e gli altri 16 anni di vita furono molto penosi per lei ed i familiari. Il dramma della sua vita complessa si intreccia con la complessità di costruire una Europa Politica come la volevano Lei ed i suoi due mariti.


Ventotene, 1940.
Colorni e Ursula con le figlie Silvia e Renata

Perché “senza patria”? Forse lo esprime in un appunto nel foglio di viaggio per Berlino del 1967. Deve partire per Berlino – l’appunto è del 3 giugno 1967 – ma si trova a Roma nella sua casa. Già si vede nella Kurfurstendamm e scrive “sono piena di Berlino e quando più cammino tanto più mi rassicura il pensiero che non è più necessario partire, il sogno basta, io ho in me la mia città, resto qui, a Roma nella lieve Roma senza tempo con i suoi tramonti rosa e le sue notti blu, a Roma ove io sono a casa mia, che fortuna non avere patria“.

La nostra generazione dei partiti

Questo ricordo di Ventotene, di Altiero e di Ursula mi è venuto in mente riflettendo ancora una volta come sto facendo da tempo sulla nostra generazione che definisco “lunga”, 1940-1949, perché è forse la prima che studia nella Repubblica e che vede tanti cambiamenti culturali e politici ed economici ma che eredita l’idealismo politico di Ursula, Altiero, Ernesto ed Eugenio e tanti altri confinati a Ventotene. Quella gente credeva in un progetto Politico e credeva nei partiti politici. Anche a Ventotene i confinati si dividevano in “mense” per le loro idee politiche cioè trovarono luoghi di confronto dialettico anche polemico per progettare l’avvenire.

C’è un articolo della Costituzione che pare non andare più di moda,di essere stato dimenticato, il n.49, quello che afferma che tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica Nazionale. La Costituzione ritiene i partiti necessari per la politica Nazionale. Fino al 1992 ci sono stati i partiti storici e solidi con idee, programmi, dirigenti, organizzazione, sedi e militanti. “Tangentopoli” ha fatto nascere i partiti liquidi con nomi strani senza indicatori di ideologie. Ma quello che è ancora più grave è che nei Comuni – la prima cellula della democrazia – sono scomparse le “sezioni” dei partiti che erano come le mense dei confinati a Ventotene. Credo che anche questo con la sostituzione delle liste civiche abbia portato non solo al degrado della Politica ma abbia cancellato la ragione stessa della Politica. La prassi ha distrutto la teoria. Sulla necessità di un ritorno ai partiti politici ha scritto il prof. Aldo Schiavone sul Corriere del Mezzogiorno di sabato 30 maggio. “Senza i partiti non c’è futuro per la democrazia nel Mezzogiorno”.

La mia lunga generazione vive nell’autunno della vita questa amarezza di sentirsi “senza patria” ma con grande forza di farne una sola con l’Europa Federale.

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