di Francesco De Luca
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Il turismo se non si programma, si subisce. L’affermazione può apparire altera eppure è carica di verità. Noi a Ponza ne siamo testimoni.
E’ dagli anni ’60 che assistiamo alla ‘presa del potere’ del turismo. Prima, fenomeno élitario, poi di massa, che ha sopravanzato in importanza economica la pesca, si è infine insediato come industria delle vacanze.
Con un portato sempre più massiccio numericamente, fruttifero finanziariamente, insidioso sociologicamente.
L’industria turistica è esente, ad oggi, da cali e flessioni, è economicamente il sostegno vitale della comunità ponzese; è subdola, giacché sta alimentando tre fenomeni sociali: a – lo spopolamento invernale; b – la denatalità; c – l’invecchiamento dei residenti annuali.
Collegato ad un altro fenomeno, che si sta evidenziando negli ultimi anni: la differenziazione sociologica fra la comunità del Porto e quella di Le Forna. Sta comparendo infatti in modo evidente in questi ultimi anni, in contrasto coi precedenti decenni, nei quali le comunità dei due insediamenti umani stavano accorpandosi.
Dagli anni ’80 al 2000 le due comunità hanno mitigato le diversità, a favore dell’integrazione reciproca. In questo senso hanno operato 1 – la scuola, 2 – le comunicazioni; 3 – la pesca; 4 – il turismo.
A mio parere hanno alimentato la fusione di più la pesca e il turismo.
La pesca – La Cassa per il Mezzogiorno ha agevolato (fino al ’90) l’imprenditoria peschereccia sia dei Fornesi sia dei pescatori del Porto. Insieme a condividere le stesse banchine d’attracco, le stesse tipologie di pesca, gli stessi specchi d’acqua, gli stessi mercati.
Il turismo – Il turismo, invece, ha preso possesso (dopo la chiusura della miniera) di tutto il territorio isolano, mentre prima le coste fornesi erano neglette per la presenza della società mineraria.
Con differenti percorsi.
Il turismo del Porto si è avvantaggiato della presenza del porto e delle strutture amministrative.
Il turismo di Le Forna è stato avvantaggiato dalle ‘discese a mare’.
E poi, mentre il turismo del Porto è frenetico, chiassoso e giovanile, quello fornese è lento, posato, adatto alle famiglie.
Quello del Porto sfruttando la presenza delle istituzioni sociali, quello di Le Forna poggiando sulla creatività dei Fornesi, autentici fautori del loro turismo.
La conclusione che ne traggo è che il turismo del Porto è nelle mani di pochi imprenditori, il turismo di Le Forna è distribuito fra la gente.
Oggi sta avvenendo che a Ponza coesistono due tipologie di turismo: quello del Porto, con le caratteristiche che ho detto, e quello di Le Forna. Si integrano, si armonizzano, non confliggono. Con un rischio: gli operatori turistici del Porto, in forza del monopolio acquisito negli anni, hanno valore sociale maggiore dei Fornesi. Per cui, oggi, gli imprenditori turistici del Porto tendono a guidare lo sviluppo a loro favore. Per quelli di Le Forna dovrebbe intervenire l’autorità locale.
Tutto questo ragionamento però non ha dato risposta alla domanda implicita in tutti gli argomenti: quale turismo può favorire la residenzialità della comunità ponzese, ostacolando: a – lo spopolamento invernale; b – la denatalità; c – l’invecchiamento dei residenti (in seguito alla fuga dei giovani)?
Affrontare queste domande potrebbe delineare un programma per lo sviluppo turistico futuro.
Sono domande che hanno bisogno di risposte dal settore pubblico (Amministrazione, Scuola) e dal settore privato (imprese e comitati di quartiere). Sarebbe davvero un inverno da ricordare se lo si passasse a discutere di questi argomenti. Diversamente si continuerà a ‘subire’ l’ overtourism, coi suoi danni.
NdR: la foto di copertina è di Rossano Di Loreto










