proposto da Sandro Russo da la Repubblica “I piaceri del Gusto”
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Abbiamo segnalato ieri, giovedì 6 novembre in edicola con il quotidiano la Repubblica l’allegato I piaceri del Gusto. Mangiare non è mai mero nutrimento: racconta ciò in cui crediamo. E questo mese è un invito a riscoprire il valore spirituale del cibo, gesto quotidiano che diventa rito, cura, relazione.
La preghiera laica che sale dal piatto
di Eleonora Cozzella – Da la Repubblica “I piaceri del Gusto” del 6 novembre 2025
Ci sono momenti in cui, sedendoci a tavola, sentiamo di avere fame non solo di cibo, ma di significato.
Cerchiamo conforto, senso, magari una scintilla di grazia. Perché mangiare non è mai un gesto neutro: è un modo di stare al mondo, di conoscere gli altri e di riconoscere noi stessi. In particolare novembre – peraltro mese vegano per iniziativa della Vegan Society – ci invita a riflettere su come il nostro nutrirci sia profondamente intrecciato con ciò in cui crediamo.
Da sempre il cibo porta con sé domande che vanno oltre la cucina: da dove viene ciò che mangiamo? Chi l’ha seminato, raccolto, trasformato? Quale impatto ha avuto sulla terra, sugli animali, sulle persone? In ogni boccone c’è una filiera invisibile di mani, stagioni, attese.
E c’è gioia. La spiritualità non è solo silenzio e raccoglimento: è anche il profumo di un sugo che sobbolle, la risata di chi siede accanto, la semplicità di un pane spezzato e condiviso. Forse il sacro non abita lontano, ma proprio lì: nella cucina di casa, nelle feste di paese, negli odori che ci inseguono dall’infanzia.
“Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene”, ricordava Virginia Woolf per dire che a tavola si nutre anche lo spirito. Era così nelle locande, dove sedevano fianco a fianco famiglie, viandanti, amici e sconosciuti, e nei monasteri, dove la cucina è insieme servizio e meditazione: ricette di sussistenza nobilitate dalla calma e dalla gratitudine, legate al ritmo delle stagioni. Ne parliamo nelle prossime pagine, tra prodotti nati nelle abbazie e ricettari di “quel che passa il convento”. Il pasto in fondo è una forma di preghiera, una pausa che riconnette. Basti pensare che ricordi più intensi passano per un piatto: dal pollo al forno delle domeniche in famiglia alla spaghettata delle tre di notte.
Il cibo è anche scelta etica, come insegnano negli articoli seguenti lo chef Pietro Leemann, pioniere della cucina spirituale, e la monaca coreana Jeong Kwan, in un invito a ritrovare una forma antica di sacralità: il riconoscimento che siamo parte di una rete più vasta, fatta di cicli, stagioni, vita che cresce e torna alla terra. Parlare di cibo e spiritualità non è un esercizio astratto: è riconoscere una verità antica quanto l’uomo. Che ogni pasto può essere una festa, che mangiare con lentezza è un lusso alla portata di tutti, che la tavola è ancora il luogo dove lo spirito trova una sedia, un bicchiere, qualcuno con cui brindare.
[Eleonora Cozzella, la Repubblica “I piaceri del Gusto” del 6 novembre 2025]
Immagine di copertina. Dall’articolo di Repubblica








Silverio Guarino
7 Novembre 2025 at 20:35
I nostri avi latini usavano il verbo “manducare” per significare il mangiare del volgo, ricco di rumori masticatori.
Più nobile era l’uso del verbo “edere”, destinato ai banchetti dei nobili aristocratici.
E poi, “prima digestio fit in ore” ed anche il migliore gusto avviene in bocca, nello spazio compreso tra le labbra e la faringe, anche perché, come qualche ponzese ci ha lasciato detto: “Girato l’angolo (una volta inghiottito), il baccalà e l’aragosta, sono la stessa cosa”.
Sandro Russo
9 Novembre 2025 at 11:22
Naturalmente la rappresentazione dei piaceri della tavola ha avuto grande espressione nel cinema. Ricordo rassegne monografiche, interi festival dedicati a “Cinema e… cibo”. La lista è infinita e ciascuno potrà ricordare il suo film preferito sul tema.
Ne riporto qui di seguito una cinquina, molto diversi tra loro, che sceglierei per una eventuale rassegna minima, ciascuno con una sua peculiarità.
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Mangiare bere, uomo donna (Taiwan, Usa), regia di Ang Lee (1994).
Una immersione nella cultura orientale (cinese). Il titolo riprende una citazione del Libro dei riti confuciano che allude a quelli che sono i desideri primari dell’essere umano: mangiare, bere e piacere sessuale..
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Vatel di Roland Joffé (FR-UK-BE 2000) con Gerard Depardieu, Uma Thurman, Tim Roth.
Il più grande cuoco del mondo alla corte del Re Sole.
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Il pranzo di Babette, da un racconto di Karen Blixen di Gabriel Axel (DK 1981).
Una raffinata cuoca francese in un villaggio di puritani con Bibi Andersson e Stéphane Audran.
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Come l’acqua per il cioccolato, da un romanzo di Laura Esquivel (Come aqua para chocolate, 1989), anche sceneggiatrice, con il marito Alfonso Arau alla regia (1992); (Mexico).
Cibo e sesso, melodramma e trasgressione nel Messico ai tempi di Pancho Villa, con accluse ricette incredibili (nel libro)
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La grande abbuffata (La Grande Bouffe) [ITA, FR] è un film del 1973 diretto da Marco Ferreri, con Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret e Michel Piccoli e Andréa Ferréol.
Apologo fantastico, ferocemente antiborghese di Ferreri, sostanzialmente depressivo e disperato, in cui il sesso e il cibo sono portati ai loro eccessi autodistruttivi. Un grande film, ma non adatto a stomaci delicati.