di Silverio Lamonica
Canto di settembre
(L’olocausto degli ebrei di ieri e l’eccidio subito dai palestinesi oggi)
Settembre è ormai inoltrato. Propongo una poesia di Geoffrey Hill, poeta e professore emerito di letteratura inglese e religione. Compose, tra l’altro, una poesia sull’olocausto “September Song” dedicato a un bambino ebreo di dieci anni, deportato dai nazisti il 24 settembre 1942 e deceduto nei campi di sterminio, nel medesimo anno.
September Song
By Geoffrey Hill
(1932 – 2016)
born 19.6.32—deported 24.9.42
Undesirable you may have been, untouchable
you were not. Not forgotten
or passed over at the proper time.
As estimated, you died. Things marched,
sufficient, to that end.
Just so much Zyklon and leather, patented
terror, so many routine cries.
(I have made
an elegy for myself it
is true)
September fattens on vines. Roses
flake from the wall. The smoke
of harmless fires drifts to my eyes.
Canto di Settembre
Nato il 19 giugno 1932 – deportato il 24 settembre 1942
Indesiderabile forse lo eri,
ma intoccabile no.
Non dimenticato e
al momento opportuno
non ignorato.
Come previsto,
sei morto.
Sono andate avanti le cose,
in modo adeguato,
fino a quel momento.
Solo tanto Zyklon (1)… e pelle,
terrore brevettato,
tante urla di routine.
(Ho composto
un’elegia per me stesso,
è vero)
Sulle viti ingrassa Settembre.
Cadono dal muro le rose.
Di fuochi innocui
il fumo
negli occhi mi penetra.
1 – Zyklon, gas letale usato dai nazisti nei campi di sterminio (da Wikipedia)
* * *
Oggi, però, non possiamo tacere sullo sterminio dei palestinesi, perpetrato dal governo israeliano di Netanyahu. Oltre ventimila bambini palestinesi uccisi dai bombardamenti indiscriminati dei soldati israeliani. Propongo un delicato componimento della poetessa palestinese Fadwa Tuqan (1917 – 2003) in cui sogna un futuro di pace.
“Mi basta”
Mi basta morire sulla mia terra
essere sepolta in essa
sciogliermi e svanire nel suo suolo
e poi germogliare come un fiore
colto con tenerezza da un bimbo del mio paese.
Mi basta rimanere
nell’abbraccio del mio paese
per stargli vicino, stretta, come una manciata
di polvere
ramoscello di prato
un fiore.
NdR: nell’immagine di copertina una vignetta di Mauro Biani







