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Liberazione, di Emilio Iodice

di Francesco De Luca

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Ho ricevuto per Amazon, del tutto inatteso, un libro. E’ Liberazione di Emilio Iodice. Che è un amico, e anche amico di Ponza-racconta. Questo legame mi impone un distacco emotivo maggiore nella valutazione dell’opera, anzi, non ne farò alcuna, limitandomi a gustare i rimandi della lettura. Dirò delle mie impressioni e delle riflessioni sulle vicende narrate. E anticipo subito che il libro è impegnativo. Perché si compone di circa 8oo pagine (di comoda lettura); perché sono interessate famiglie di Ponza; perché illustra l’emigrazione da Le Forna agli Stati Uniti; perché tratta di situazioni familiari di Ponzesi, nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale, durante e nel postguerra; perché tratteggia l’atmosfera sociale che si viveva negli Stati Uniti nel periodo bellico; perché narra della persecuzione degli ebrei, della guerra combattuta sul suolo italiano all’arrivo degli Alleati, e infine della liberazione. E’ un libro intessuto di vicende tragiche, amorose, eroiche, dolorose, miserevoli.

Sto dicendo tutto questo perché l’articolo ha esatto da me un certo impegno. E’ un libro che non lascia indifferenti. Per diverse ragioni.

A – per il periodo storico in cui le vicende (ancorate nella realtà del novecento ma riviste fantasiosamente) sono inserite. Trattasi del periodo in cui nella storia dell’uomo c’è stata una ideologia che ha mosso un popolo ad operare per conquistare alla propria visone del mondo l’intero pianeta. Gli ‘imperi’ (egiziano – romano – azteco – mongolo) li abbiamo conosciuti. Erano totalizzanti, nel senso che il loro dominio fagocitava popoli, territori, culture, lingue, costumi. E lo facevano usando metodi spicci. Ma nessuno aveva mai teorizzato e tentato lo sterminio sistematico di intere fasce di persone, per l’esaltazione della propria supremazia.

B – per la tensione verso la libertà suscitata da quelle vicende. Nel mondo occidentale (in misura maggiore) ci fu un’aspirazione assoluta verso una condizione di vita in cui l’individuo seguisse la sua inclinazione, e l’ambiente sociale, pur nelle contraddizioni, supportasse l’individuo verso la sua realizzazione.

C – perché quelle vicende hanno provocato un contrasto emotivo che le persone dovettero superare affinché l’amore patrio non fosse negato, e nemmeno il sentimento familiare, e nemmeno l’aspirazione a liberarsi dai condizionamenti. Affinché la propria vita fosse modellata in libertà.

Debbo opportunamente mantenermi nel vago, sono troppi i ceppi familiari che intersecano i loro destini, e troppe le considerazioni suscitate intorno ai ‘totalitarismi’ (fascismo e nazismo), e sulla ‘resistenza’, e sulla lotta di liberazione. E infine sul ‘clima’ che si viveva negli Stati Uniti durante la guerra fra gli ‘americani’ e i ‘figli degli emigrati’ (italiani e no). Americani tutti ma con spirito diverso, anche se affratellati dal sovrastante ‘sogno americano’ che in USA si cercava di instaurare (e lo si cerca ancora oggi!).

Liberazione: perché c’è il povero che riscatta la sua miseria, il razzista che si emancipa dalla sua cecità, l’ignorante che capisce la forza della conoscenza, il singolo che scopre l’amore, l’isolano che diventa metropolita e il nuovaiorchese che sogna il silenzio dell’isola. C’è soprattutto Emilio che libera la sua creatività.

Approfitto dell’occasione per ringraziare Emilio del dono e augurargli grande successo

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