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Comme sona ‘sta santa cocozza…

di Francesco De Luca

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Con la pandemia non si sa con certezza assoluta se si può andare a scuola o no. Già… perché in questo periodo sono le scuole ad essere interessate dai contagi. I bambini sono naturalmente espansivi e… se un compagno ha contratto in casa l’infezione la trasmette ai compagni di classe. Così la scuola del Porto a Ponza è stata chiusa per precauzione e Sofia è stata costretta a rimanere a casa. Costretta… si fa per dire perché lei non sta mai ferma e la madre, quando non ne può più di starle dietro, la dirotta verso gli zii. “State a casa? – chiede al telefono – allora vengo”.

Vengo… è una parola, Sofia ha bisogno di attenzione continua perché vuol giocare. Per poco si accontenta dei Lego, dei puzzle, poi… “allora… a cosa giochiamo?” A cosa vuoi giocare, figlia mia, qua non c’è l’età per nascondersi sotto il tavolino… e allora? Allora… andiamo sugli Scotti a trovare zia Carmela. Ideona… in un baleno Sofia è pronta per uscire.

Sopra gli Scotti zia Carmela sta nella pace totale per cui arrivare noi due (io e Sofia) non è che le faccia tanto piacere. Deve lasciare le sue occupazioni normali per dedicarsi a noi. E’ chiaro il fatto… però… Però? Però questa volta un’ancora di salvezza la offre quella zucca sopra il comò. “Cosa è? ” – chiede Sofia. Gliela do, e lei subito s’accorge che la zucca suona. Suona? Sì, suona per qualcosa che sta dentro.

E’ una zucca vuota. “L’ho svuotata io a dicembre – interviene zia Carmela -. E dentro ci ho messo i semi seccati. Quanti? Quanti sono i giorni che separano il giorno della nascita di Gesù, Natale, dal giorno della Resurrezione, la Pasqua”.
“E cioè? Quanti per la precisione?”

Zia Carmela sbuffa: “La precisione non c’è, più o meno ci si mettono 120 semi, cioè il massimo per la Pasqua alta”. Ogni giorno un seme viene tolto e il rumore della zucca avverte se la Pasqua è vicina o no.

La piccola Sofia non capisce il nostro discorrere e continua a dimenare la zucca che tintinna. Riprendo: “Ma allora tu calcoli la Pasqua dal rumore della zucca…”
“Certo – dice la donna – e ti posso anticipare che comme sona chesta santa cocozza Pasche non vene pe’ mò”.

Sofia sembra capire l’importanza della massima espressa da zia Carmela, il dialetto l’affascina. Si ferma con la zucca in mano e ci guarda stupita.

La Pasqua combacia con il periodo di massima produzione di uova delle galline e, nel passato, innescava consuetudini culinarie legate alla disponibilità di uova. In più regolava le semine, la potatura delle viti, la pulizia delle catene. “Va beh… – riprendo – ma a te, adesso, a cosa ti serve questa zucca? Siamo anni luce distanti da quelle consuetudini”.
Sofia continua ad agitare la zucca per sentire il suono. Da lontano la campana dell’orologio scandisce il mezzogiorno, la stanza è inondata dal tenue sole di febbraio, sul fuoco della cucina brontola la pentola. Io divento un vecchio alla deriva nel poco tempo rimastomi, zia Carmela un’antenata da favola, e Sofia stringe negli occhi un passato che non ha futuro.

Comme sona ‘sta santa cocozza Pasche nun vene pe mò.

1 commento per Comme sona ‘sta santa cocozza…

  • silverio lamonica1

    L’uso della zucca come una sorta di calendario primordiale, è comune – in origine – a tutte le isole dell’Arcipelago Campano. Il metodo serviva anche per calcolare il tempo necessario all’arrivo del Natale. Tanto è vero che mio papà Fausto, classe 1896, mi raccontava che a Procida – dov’era nato – c’era il detto: “Comme cocozza canta, manco pe’ Pasche, Natale vene!” Proprio in virtù del fatto che in qualche famiglia, qualche pargoletto birichino di allora si divertiva, di tanto in tanto, a rimettere i semi nella “cocozza”.

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