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0010-010 paolo-02 dc 111 96a Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

Il vaiolo del faraone. Breve storia delle vaccinazioni

di Patrizia Montani

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Quando nel 1895 l’egittologo francese Victor Loret scoprì nella Valle dei Re la tomba di Ramsete V (XII secolo a. C. XX dinastia), il vaiolo infuriava in tutto il mondo, mietendo milioni di vittime.
La mummia del giovane faraone mostrava cicatrici ben riconoscibili dovute al vaiolo, come successivamente fu confermato da paleontologi in questa ed in altre mummie più antiche.

Il vaiolo (*), nato molto probabilmente proprio in Egitto, nella valle del Nilo, già a quei tempi densamente popolata, si diffuse in India, in Cina e in Giappone ed arrivò in Europa per poi propagarsi in Medio Oriente con le Crociate e in Centro America con la colonizzazione spagnola.
Malattia gravissima, estremamente contagiosa, mortale nel 30% dei casi, contribuì all’estinzione delle civiltà azteca e inca.

I primi tentativi di cura e di prevenzione furono fatti in India intorno al X, XI secolo; la pratica della variolizzazione, ovvero l’inoculazione di materiale biologico estratto dalle pustole o dalle croste dei malati non gravi, fu largamente utilizzata anche in Cina.

Fu lady Mary Wortley Montagu, aristocratica scrittrice inglese, orientalista e femminista ante litteram che si adoperò per la diffusione della variolizzazione.

Nata a Londra nel 1689, sposò per amore, contro la volontà di suo padre Edward Montagu, divenuto poi ambasciatore britannico a Costantinopoli; lady Mary apprese la variolizzazione dai circassi e si adoperò per diffonderla in patria, facendo opera di propaganda e convincendo anche alcuni membri della famiglia reale.

In Francia, la pratica fu accettata, ma solo dopo che anche la Chiesa aveva dato parere favorevole. In Italia la novità fu celebrata da un’ode del Parini, L’innesto del vaiuolo, nella quale il poeta si rivolge direttamente alla dama che “portò sì gran tesauro”.

Come era prevedibile l’inoculazione del virus vaioloso vivo, non attenuato, qualche volta fu un’efficace arma di prevenzione, ma spesso provocò invece la malattia. La stessa lady Montagu si ammalò di vaiolo anni dopo il suo rientro in Inghilterra. Per questo motivo essa venne utilizzata sempre meno e poi definitivamente abbandonata quando un medico inglese fece una formidabile scoperta.

Edward Jenner (1749-1823), medico condotto a Berkeley, praticava la variolizzazione ma, come altri medici inglesi, aveva notato che non sempre essa aveva successo; gli stessi contadini gli fecero osservare che coloro che mungevano le mucche e contraevano da queste una malattia pustolosa, simile al vaiolo ma del tutto benigna, non si ammalavano mai di vaiolo. Dalla segnalazione di una lattaia e dalla geniale intuizione di un medico nacque la vaccinazione antivaiolosa; e vaccino si chiamò la pratica di immunizzazione verso una malattia, utilizzando un microrganismo reso innocuo, ma capace di sviluppare le difese immunitarie.
Dopo 21 anni di esperimenti – come si dice, in corpore vivi –, il medico pubblicò i suoi dati nel 1798.

Il passo successivo lo fece un secolo dopo lo scienziato francese Louis Pasteur (1822-1895), chimico e microbiologo, il quale capì che lo stesso principio poteva essere applicato ad altri microorganismi, producendo così vaccini contro altre malattie.

Luigi Sacco (1769-1836), primario ospedaliero di Milano scrisse “cadevano i gravi abbandonati a sé stessi anche prima del secolo di Galileo, ma Galileo solo scoprì le leggi della loro caduta… ci vollero perciò, l’impegno, la curiosità e la perspicacia di E. Jenner perché questa realtà venisse a galla e da essa potesse nascere la prima grande rivoluzione della storia in fatto di lotta alle malattie infettive”.

Ma dovevano passare comunque altri due secoli perché il vaiolo fosse debellato.

La Gran Bretagna e la Spagna per prime promossero la vaccinazione di massa nelle proprie colonie, falcidiate dall’epidemia. Ma soltanto nel 1977 la malattia fu dichiarata estinta, otto anni dopo che Neil Armstrong aveva fatto il suo piccolo grande passo sulla Luna.

L’eradicazione del vaiolo richiese 10 anni di campagna vaccinale da parte dell’OMS, intrapresa nel 1967, anno in cui furono denunciati 15 milioni di casi, due anni prima dello sbarco sulla Luna…

La medicina moderna nasce da quella antica, tra religione, magia, credenze popolari ed osservazioni empiriche. Ma grazie al metodo sperimentale ed alla collaborazione di altre scienze come la fisica, la chimica e la statistica, ha conosciuto i successi clamorosi che conosciamo.

In questi anni in cui tutto viene rimesso in discussione, in cui si sono compresi i limiti di una scienza che non è esatta, molti pazienti si sono allontanati da quella che viene chiamata con una venatura di disprezzo “medicina ufficiale”.
Il fenomeno No Vax è certamente il più noto, ma anche il ricorso a medicine alternative, completamente prive di documentazione sperimentale, dimostra una sfiducia nella scienza medica. Eppure essa, pur tra incertezze e contraddizioni, è il meglio che oggi possiamo avere.

 

(*)Il vaiolo è stato una malattia infettiva causata da due varianti del Variola virus, la Variola maior e la Variola minor. La malattia è anche conosciuta con i termini latini variola o variola vera (derivato da varius, a significare vario, chiazzato), mentre il termine inglese smallpox venne coniato nel Regno Unito nel XV secolo per distinguerla dalla sifilide, denominata great pox.
Assonanza della denominazione inglese con il termine chickenpox, che indica la varicella, malattia esantematica altamente contagiosa ed epidemica (che non lascia cicatrici), causata da un’infezione primaria con il Virus varicella-zoster, ritenuta per secoli una forma lieve del vaiolo

Nota della Redazione. L’immagine di copertina ritrae la bellissima stele funeraria del faraone Tutankhamen; la mummia di Ramsete V era troppo brutta da vedere!

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