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E si vene …’o pata pata ‘e ll’acqua? (*)

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di Monia Sciarra

 

Diversi anni fa, parlando con un turista durante un’assolata mattinata di luglio mi venne di dire: “Appena sarà bel tempo faremo…”.

Il signore mi guardò tra l’incredulo e il meravigliato, e bisbigliò: “Ma oggi è una giornata bellissima…”, riferendosi al cielo terso e a un bel sole splendente il cui calore era meravigliosamente mitigato da un sostenuto vento da est. Il famoso levante fresco (ben noto a Ponza a tutti i non giovanissimi) che gonfiava il mare e lo rendeva insidioso, specie all’imboccatura del porto.
Naturalmente il signore con il quale parlavo, probabilmente lombardo, aveva un concetto di bello e cattivo tempo legato al sole e alla pioggia e non certo alle condizioni del mare, del quale come si dice a Roma: nun gliene poteva frega’ de meno.

Questo per dire che sull’isola il concetto di cattivo e bel tempo, è stato e forse ancora è, legato alle condizioni del mare, dal quale dipende quasi tutto. Lavoro, turismo, pesca, collegamenti, divertimento, tutti dipendono dal mare!
Ma ormai, lo sanno tutti, il clima è cambiato. Il levante sembra non essere più il vento dominante. Le famose levantate che fino a qualche anno fa erano frequenti, adesso sono sempre più rare. E anche a Ponza, si comincia a realizzare che bisogna tenere d’occhio quello che viene dal cielo.
Non ci sono quasi più le pioggerelline invernali, né le rugiade primaverili. No, adesso piovono veri e propri torrenti d’acqua che scaricano in poche ore la stessa quantità di pioggia che un tempo cadeva in qualche mese.

Quasi 130 mm di pioggia a Roma (con due vittime) in un paio d’ore, una vittima nel Salernitano, 140 mm in una sola ora alle Cinque Terre e ancora vittime. Le alluvioni istantanee sono ormai diventate la regola nel nostro Paese. E’ vero che l’isola è piccola e spesso le nuvole cariche d’acqua non la colpiscono. Ci piove intorno. Ma può succedere – come è già successo nell’ottobre 2008 – che si aprono le cateratte del cielo esattamente sopra Ponza e viene giù un mare d’acqua che in poco tempo può trascinarsi a mare parracine, muri, strade… e speriamo non altro!

Queste bombe d’acqua, che ci possono cadere addosso, sono figlie del clima che si surriscalda e si estremizza: più energia termica a disposizione dei sistemi atmosferici significa maggiore possibilità di eventi straordinari rispetto al passato. Dovremmo ormai renderci conto che bisogna guardare in terra, e non in cielo, sperando che le nuvole non ci colpiscano. L’esempio della Liguria è eclatante. Senza voler essere profeti di sventura, bisogna dire che a Ponza corriamo quasi gli stessi rischi. Purtroppo quando si costruisce dentro gli impluvi, il terreno viene cementificato e non assorbe più la pioggia, le campagne sono abbandonate, le parracine scarrupate, i canali di scolo ostruiti da arbusti, detriti e materiali vari (occhio a S. Maria), arrivano le alluvioni e con esse i disastri. Inoltre non bisogna dimenticare un altro grande vizio italico (che a Ponza abbiamo applicato benissimo): l’assoluta mancanza di manutenzione 
Purtroppo nessun politico si impegna nella manutenzione del territorio. Tutti sperano di lucrare consenso (e spesso non solo quello) con opere pubbliche spesso non indispensabili. E poi quando inevitabilmente verrà giù ‘o pata pata ‘e ll’acqua ascolteremo le solite litanie sull’eccezionalità dell’evento. Quello che prima era eccezionale ora non lo è più.
Uomo avvisato…

A proposito, nessuno dimentichi la fragilità delle nostre coste, per le quali finora sono stati fatti solo proclami! Ma questa è un’altra storia…

 

Monia Sciarra

(*) L’articolo è già stato proposto dall’Autrice su Facebook “Rinascita Per Ponza”. Adattato, con minime modifiche, dalla Redazione di ponzaracconta

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