Dialetto

Come siamo diventati ponzesi. Ne abbiamo parlato con gli alunni dell’Istituto Tecnico Turistico

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di Francesco De Luca

 

Oggi martedì 21 aprile all’ ITT di Ponza ho incontrato gli alunni delle cinque classi nell’ambito del progetto didattico: Caffé Letterario, ovvero un colloquio degli alunni con gli Autori isolani.

Io sono nato e vivo a Ponza, scrivo di storia, di costume, di dialetto ponzese. Ed è come scrittore di poesie in dialetto ponzese che ho intrattenuto i ragazzi sulla costruzione, da parte dei Coloni (di Ischia e di Torre del Greco), della “cultura ponzese”: un lento e condiviso edificare di consuetudini, abitudini, modi di vivere e di pensare.

Hanno fatto da mattoni di tale costruzione le poesie. La vicenda storica ha funzionato come cornice in cui, a mano a mano, le poesie hanno scandito i sentimenti, le manie, le paure, i sogni, la quotidianità, i personaggi. La realtà isolana, insomma, nella sua varia sembianza.

Come siamo diventati ponzesi? Questo il titolo dell’incontro storico-poetico.

Il momento che sta vivendo la comunità ponzese è cruciale, giacché la parlata tende alla lingua nazionale. Il dialetto occupa un posto marginale, insediato a sua volta dalla parlata ‘laziale’ (mentre il dialetto ponzese è di derivazione campana, appartenendo l’isola sino agli anni ’30 dello scorso secolo alla Campania ).

Il cruccio maggiore risiede nel fatto che la perdita del dialetto comporta di conseguenza la perdita di identità culturale. Ossia, la caduta nel limbo di una ‘cultura’ senza idioma, senza espressione, senza colore, Una cultura che non ha motivo di coltivarsi: anonima.

Le insegnanti Benedetta Evangelista e Alessandra Esposito avevano in precedenza solleticato la motivazione degli alunni, avvicinandoli a letture opportune. A loro il merito del successo dell’iniziativa.

Non posso che manifestare il mio apprezzamento per queste iniziative giacché esse rompono l’isolamento autoreferenziale della Scuola, aprendola alla realtà viva dell’isola. Che, per aspirare ad un futuro garantito economicamente deve puntare non sul turismo tout court, bensì su un turismo differenziato, avveduto, selettivo. Non di consumo bensì da vivere.

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