Astrologia

Fondamentali di Astrologia (7). Ariete

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di Marco Màdana Rufo Mansur

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Il poderoso ma anche capillare lavoro che Marco Màdana Rufo sta facendo mese per mese, segno per segno per il sito, è fatto per restare, anche per consultazione a distanza di tempo. Come specificato nelle linee generali introduttive, non si tratta di previsioni astrologiche ma della definizione di base delle caratteristiche psicologiche e caratteriali degli nati sotto i vari segni.
Fate le vostre prove e i vostri confronti. Qualcuno si ricrederà del suo iniziale scetticismo.
S. R.

Il 21 marzo di ogni anno il Sole entra nella costellazione dell’Ariete, dando inizio all’equinozio di Primavera.
È la grande stagione della nascita, il risveglio di tutta la natura. La forza creativa esplode per irradiarsi in ogni direzione ma senza un ordine.

Il geroglifico tradizionale del segno è la stilizzazione dell’animale stesso, dove si può vedere l’immagine delle corna del robusto ovino. Alcuni ci vedono la stilizzazione del genitale maschile collegando il segno con l’energia vitale che dà inizio alla vita.
In questo segno tutto è allo stato magmatico, indifferenziato, pura forma vivente, materia da ordinare.

Nella Cabala ebraica all’Ariete è attribuita la testa, appunto come simbolo del principio.
Nella dottrina astrologica vedica-indiana l’Ariete veniva chiamato Agni, Fuoco, cioè principio originario, magma igneo che esplode e si manifesta con forza distruttiva e creativa allo stesso tempo, energia cieca e ribelle, caotica e prolissa, misto di sublimità e generosità.
Si pensi allo strumento militare che nel Medioevo serviva ad abbattere le porte, appunto chiamato ‘testa d’ariete’. Con tale strumento si distruggeva una resistenza per spalancare le porte a nuove possibilità. Ma Ariete è anche agnello, simbolo di innocenza, sacrificio e purezza d’intenti dominante un tutte le tradizioni semitiche. Infatti ciò che è al principio è come sacrificato per ciò che viene dopo, noi immoliamo i nostri sacrifici per i frutti che coglieremo nel futuro. Anche questa è simbologia chiave dell’Ariete.
Nella ricca mitologia greca l’Ariete è associato al Vello d’oro dell’epopea di Giasone e gli argonauti. Qui il vello d’oro, la pelliccia dell’Ariete è l’oggetto che crea negli eroi l’eros desiderante, la nascita dell’ideologia, il partire per l’ignoto sacrificandosi per un ideale assoluto.

Nell’Ariete vi è dunque coraggio, passione, anelito, inventiva, ma allo stesso tempo paura e panico, nel senso inteso da Hillmann, cioè del paura di aver paura, paura del nulla. Abbiamo quindi nell’Ariete un genere di coraggio quasi incosciente: non conosce ma agisce lo stesso, non può prevedere ma si getta nell’imprevedibile, ama risolvere problemi inconcepibili, perché il suo essere candido e ingenuo agnello dotato di invincibili corna è la chiave per sfondare porte insormontabili e risolvere quesiti irrazionali. Egli è inventore ispirato, non utilitaristico, perché è sempre rivolto all’utopia e non alla pragmaticità. Nel mito degli Argonauti infatti Giasone ottiene la vittoria definitiva solo grazie all’unione con Medea, che rappresenta forze occulte che intervengono in aiuto dell’uomo, in modo misterioso e inconscio.
Dotato di fortissimo intuito, egli non può dire come arrivino le sue ispirazioni, perché è un divino candido agnello sposato con la più occulta delle streghe, che lo ispira da dentro, attraverso le potenze archetipiche che in molti altri segni riposano come atrofizzate. In lui tutto è risveglio, ma perde facilmente il controllo delle sue energie, perché è solo un piccolo e tenero divino agnello.

L’Ariete ama solo la spontaneità ed è sincero fino all’estremo sacrificio. Dunque il sacrificio ritorna sempre nell’Ariete. Si pensi alla Pasqua ebraica e al sangue sulle porte di colui che mangia l’agnello. Si pensi al Cristo e a tutta la simbologia straordinaria della Passione.
Per dirla in chiave freudiana, il simbolismo del sacrificio, talvolta obbligato dall’ideale dell’Io, vale come via alla ricerca delle realtà tangibili, perché se l’individuo vuole conservare l’equilibrio in una sintesi armoniosa, deve passare necessariamente attraverso i sacrifici che l’evoluzione impone. Infatti il raggiungimento della consapevolezza, implica proprio una costante lotta per risolvere le contraddizioni originarie, rinunciando ai facili sentieri.

Dunque tirando le somme fin qui, abbiamo nel tipo psicologico Ariete la ‘primarietà’: risposte immediate e istintive agli stimoli, reazioni brevi, intense e rapide.
Poi abbiamo la ‘fecondità’: inventore, amante dell’impossibile, visionario.
Di riflesso inoltre, nel tipo psicologico dell’Ariete, si può notare la tendenza alla paura e al panico, la fragilità verso l’ignoto, che per essere contrastate portano all’impulsività, al disordine.

L’intelligenza è di tipo intuitivo, l’ideazione è rapida, brillante, con forte capacità associativa e sintetica. È dinamico per natura, ma la sua emotività, se dominata dalla primarietà istintuale, può essere turbativa.
A proposito di questo dice Barbault: “È a causa di questa associazione che il tipo Ariete non sa resistere all’appello del desiderio e quindi invischia e cade. L’accumulo simultaneo delle emozioni produce stati parossistici straordinari, gioia o dolore, tanto effimeri quanto sono intensi. Momenti di fervore, trasporti deliranti, crisi di disperazione, paura e panico, a cui fanno seguito salutari crisi nervose, questi sono le condizioni psicologiche che il soggetto Ariete fuori controllo, deve affrontare, e in tali situazioni, nella precipitazione, egli commette l’irreparabile, il gesto che lo condanna…”

Nella classificazione di C. G. Jung, all’Ariete attribuiamo il tipo ‘esteovertito’: ha necessità di agire, di concretizzare ciò che progetta, e talvolta l’azione è un atto riflesso che si compie prima ancora di aver definito l’obbiettivo.

I suoi animali sono la fenice, L’aquila, il gallo, il picchio, il giaguaro.
Le piante sono il cedro, l’albero del pepe, l’aglio, la mostarda e l’ortica.
I suoi luoghi sono quelli di sangue e giustizia. Ama i vulcani, i fulmini e il fuoco che divampa.
Le pietre: il rubino, la calamita, l’ocra e le pietre rosse.
Il metallo è l’acciaio.
I colori, il rosso vermiglio.
Il sapore bruciante.
I profumi sono il basilico, la mirra, le resine, i legni odorosi, il vino vecchio, il fieno, la terra bagnata.
I suoni, quelli emessi dalla tromba.
Il suo emblema è un uomo che dà di testa contro le lance di un esercito.
Le sue qualità sono l’ardore, lo sprezzo del pericolo, l’entusiasmo.
I difetti sono la tirannia, l’incoerenza, il fanatismo.

In sintesi semplice:
Natura impetuosa, ambiziosa, intraprendente, l’azione è il suo banco di prova. Non conosce ostacoli, se ne trova li travolge, e se non ci riesce si arrabbia.
Non cerca mai di piacere, ma di imporsi. Sicurezza assoluta, quasi brutale. Non vuole mai aspettare e bussa raramente alle porte. Non si scusa mai, ringrazia di rado.
Stato continuo di fermento, di malumore, di collera interiore. Non è mai soddisfatto. Ama il cambiamento e le avventure romanzesche, ma hanno il gusto della certezza, degli assiomi, delle determinazioni rapide, delle conclusioni assolute.
Gusto della perfezione.
Intelligenza poderosa, dinamica. Per lui il pensiero è un atto rapido che produce e realizza. Più iniziativa però che realizzazione conclusiva.
Non ama le fantasticherie né la contemplazione.
Detesta le scene commoventi, tutto ciò che rallenta, paralizza, intorpidisce.
Ama il rischio, lo cerca. Parla a voce alta e vuole dominare la voce altrui. I suoi movimenti sono bruschi e rapidi. Parla volentieri di sé stesso, delle proprie prodezze, e non teme di lodarle. Magnanimo, ma non buonista. È il grande capo, l’autocrate, il grande chirurgo, il genio creativo.

La donna Ariete spesso è Pallade, la Tritonia dagli occhi glauchi della quale parla Esiodo, che esce armata di tutto punto dalla mente di Zeus. A volte è Minerva, la saggezza. Sia l’una che l’altra sono ardenti e vive, spesso lascive, indomabili, adorano il tumulto dello Spirito. Sono grandi seduttrici, ma non realizzano.

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