America

Paisanella (prima parte)

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di Francesco De Luca

Paisanella ca tutt’ i matine
piglie ’u treno d’i sette e dieci…

Questo ritornello è di una vecchia canzone napoletana… e sono tornato indietro nel tempo… la cantava un giovanotto di nome Giovanni… sulla rotonda del “Lanternino“, in una tranquilla serata di luglio.

La gioventù ponzese, maschile e femminile, faceva corpo nella Scuola d’Avviamento. L’Italia affrontava il dopoguerra con spirito energico. La pesca a Ponza s’andava organizzando, sollecitata dalla “Cassa per il Mezzogiorno”, ma il Paese s’indirizzava verso la modernizzazione, che passava per la scuola, la promozione alfabetica, la competenza tecnologica, il turismo.

Giovanni aveva l’età in cui si decide quale sarà il mestiere che sosterrà l’economia dell’intera esistenza. Preferì emigrare in America.

L’isola aveva già conosciuto momenti di emigrazione massiccia e ne aveva visto anche i benefici. Con le rimesse dei dollari erano stati costruiti caseggiati riconoscibili perché a più piani, in bella vista. La guerra del ’40 aveva messo il fermo a tutto, ma i fatti erano risaputi: in America, specie a New York, s’erano create piccole comunità ponzesi. Il lavoro non mancava e procurava un benessere familiare che l’isola non poteva offrire.

Giovanni andò in America col desiderio di riuscire a migliorare la condizione sociale da cui proveniva: una famiglia in cui il lavoro era affrontato con franchezza perché da esso sarebbe dipesa la dignità dell’esistenza.

Giovanottino, lasciò Ponza e andò a New York. Tagliò netto coi coetanei, proprio quelli coi quali condivideva la spensieratezza dell’età, quella magica, quando la bellezza del corpo fa tutt’uno col vigore e con la sensibilità dei sentimenti. Pronti ad entusiasmarsi e trovare negli occhi delle ragazze una sintonia nuova.

Sulla rotonda del “Lanternino” le ombre della sera tardavano a scendere, seduti sul muretto, con lui alla chitarra, c’erano Tonino alla fisarmonica, Angelina con la sorella Franca, Antonio e Luigi. Poche luci, poche voci, quieto l’arco del porto, con lo specchio del mare, compagno muto, sordo, attento. I sentimenti si intrecciano come le voci che cantano:

paisanella ca tutt’i matine
piglie ’u treno d’i sette e dieci.

Il canto, l’isola, la sera e l’umanità che tutto abbraccia.
Come ieri anche oggi. O, forse non è così ?

Nella seconda parte la risposta.

[Paisanella.1 – Continua…]

 

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