Poesia

Liberazione

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di Francesco Ferraiuolo


Liberazione

Improvvisa fu
la mitragliata assassina.

I proiettili
si infiorarono
come rossi papaveri
sul suo petto
ardente
di bramato
ideale.

Sicché
cadde inerte
tra i fiori di campo
di fresco sangue irrorati,
cui i suoi occhi
in un ultimo guizzo di vita
attoniti
consegnarono
la speranza di libertà.

E l’urlo di morte
si tradusse
in tragici echi
anche su per le alte pietraie
fino a trafiggere
un cuore di madre.

Fu morte eroica
come di tanti forti
che armi alla mano
si sacrificarono
per il patrio amor.

Quelle furono morti
tra le morti più belle,
fu immolazione gratuita
e generosa,
ogni morte un lampo
per la libertà.

E scacciata l’infame tirannide,
Eleutheria
vestita di fiori vermigli
abitò
Il paese del sole nuovo.

Immeritevolmente
redenti
dal dispotico buio,
noi
che è dato posto
in questo caduco mondo,
gonfie
teniamo le vele
al vento
della libertà e della pace
in memoria
di quelle morti
così non rese vane.

Per sempre
nei nostri cuori
grati.

 

In Liberazione, poesia tratta dalla mia raccolta Occhi di cubia, restituisco voce e volto a chi ha donato la vita perché l’Italia potesse ritrovare la propria dignità. Non c’è trionfalismo, non c’è retorica: c’è la verità nuda di un giovane che cade tra i fiori di campo, e nel suo ultimo sguardo consegna al mondo la speranza di libertà.

Il testo attraversa la tragedia con pudore e riconoscenza, ricordandoci che la Liberazione non è un capitolo chiuso della storia, ma un’eredità viva. Ogni immagine — i papaveri sul petto, il cuore di madre trafitto, Eleutheria che torna ad abitare il “paese del sole nuovo” — diventa un invito a non dimenticare che la nostra libertà nasce da sacrifici che non meritano l’oblio.

Nel giorno del 25 aprile, questa poesia ci ricorda che la memoria non è un rito, ma un atto di gratitudine. E che il vento della libertà soffia ancora grazie a quelle vite spezzate, che continuano a chiedere solo una cosa: non essere rese vane.

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