America

Il faro spento: una veglia di 250 anni e l’oscurità della democrazia americana

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di Emilio Iodice

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Dalla metafora alla realtà a volte è un attimo! Solo ieri abbiamo pubblicato sul sito l’ennesimo grido d’allarme  di Biagio Vitiello per il Faro della Madonna spento, e stamattina ci arriva questo scritto di Emilio Iodice dal titolo che dice tutto! A Biagio hanno comunicato  che a breve verranno ad accenderlo Marifari Napoli. Ma l’America?

Il faro spento: una veglia di 250 anni e l’oscurità della democrazia americana
di Emilio Iodice

Non incolpate Cesare, incolpate il popolo di Roma che lo ha acclamato e adorato con tanto entusiasmo, che ha gioito per la perdita della libertà, che ha danzato sul suo cammino e che gli ha offerto cortei trionfali. Colpa del popolo che lo acclama quando parla nel Foro della “nuova, meravigliosa, buona società” che sarà ora Roma, interpretata come “più denaro, più facilità, più sicurezza, più vita grassa a spese dei lavoratori”.
Marco Tullio Cicerone

La libertà si muove sul filo del rasoio; questi sono tempi davvero pericolosi.
Wayne Gerard Trotman

Dio conceda che non solo l’amore per la libertà, ma anche una conoscenza approfondita dei diritti dell’uomo possano pervadere tutte le nazioni della terra, in modo che un filosofo possa mettere il piede ovunque sulla sua superficie e dire: “Questo è il mio Paese”: Questo è il mio Paese“. Benjamin Franklin

 

Per quasi 250 anni, gli Stati Uniti sono stati il principale faro politico del mondo. Durante il turbolento XX secolo, la “Luce della Libertà” non è stata solo un simbolo poetico, ma una guida pratica per la ricostruzione.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’America ha fornito la leadership, sia strutturale che morale, che ha dato forma a un nuovo ordine globale fondato su istituzioni democratiche, mercati aperti e una fede condivisa nello Stato di diritto.

Ma mentre ci avviciniamo al nostro 250° anniversario, nel luglio 2026, è emersa una cruda verità: il faro è buio, e il faro è stato oscurato dal declino interno e dall’arroganza esterna.

Il secolo dell’illuminazione
Il secondo dopoguerra ha segnato l’apice dell’esempio americano.
Sebbene imperfetto, il sistema americano ha fornito un modello di stabilità che privilegiava l’integrità istituzionale rispetto ai desideri individuali.
Abbiamo guidato lo sviluppo di un quadro mondiale – dalle Nazioni Unite all’espansione delle libertà civili – che ha trasmesso al mondo che la democrazia è l’unica strada sostenibile per una prosperità a lungo termine.
Questa leadership si è basata su un contratto sociale condiviso: la convinzione che le nostre istituzioni, nonostante i loro difetti, siano più grandi delle persone che le gestiscono temporaneamente.

Il crepuscolo corrosivo
Oggi quel contratto è stato strappato. Il panorama politico moderno è caratterizzato da un paradosso di arroganza e vulnerabilità.
All’interno, siamo entrati in un ciclo di intensa corruzione politica, in cui il servizio pubblico è spesso visto come un modo per costruire marchi personali o impegnarsi in battaglie di parte piuttosto che servire il pubblico.
Questo ha causato un crollo catastrofico della fiducia.
Quando il pubblico non crede più che l’arbitro sia equo, smette di seguire le regole.
Questo declino interno si riflette in un ordine mondiale in evoluzione.

Mentre la nostra luce interna si spegne, la tirannia ha trovato un vuoto da occupare.
L’arroganza dell’élite, sia in patria che all’estero, ha sostituito l’umile persistenza della deliberazione democratica.
Assistiamo a un aumento della retorica dell'”uomo forte” e a un disconoscimento dei principi – libertà di stampa, indipendenza giudiziaria e transizione pacifica del potere – che un tempo ci definivano.
Il discorso si è spostato da come rafforzare la nostra unione a come punire i nostri vicini.

La lotta per l’anima della democrazia
Attualmente stiamo attraversando una profonda lotta interna per l'”anima” della nazione. È una lotta tra coloro che vedono la democrazia come un insieme di valori immutabili e coloro che la considerano un pesante ostacolo alla vittoria completa.
La leadership che un tempo motivava il mondo è stata sostituita da un isolazionismo difensivo e da una cultura interna del dolore. Siamo passati da una nazione che guarda all’orizzonte a una che fissa l’abisso delle proprie divisioni.

Un appello per una grande riforma
La metafora del faro è dura: un faro senza luce è semplicemente una torre vuota, un simbolo di sicurezza che non esiste più.
Se gli Stati Uniti vogliono evitare di diventare una nota storica di “ciò che avrebbe potuto essere”, dobbiamo riconoscere che abbiamo raggiunto il limite del nostro slancio iniziale.
Siamo a un punto di non ritorno.
Se non attraversiamo un periodo di grandi riforme – che affrontino la corruzione sistemica, ripristinino la natura non partitica delle nostre istituzioni civili e si riapproprino dell’etica di base della leadership democratica – la luce non sarà solo offuscata, ma si spegnerà per sempre.
Il 250° anniversario non deve essere il funerale di un’idea, ma un rinnovamento radicale della struttura.
Il mondo osserva la costa, ansioso di vedere se la luce tornerà o se l’oscurità del 2026 diventerà il nuovo standard globale.

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Emilio Iodice è direttore emerito del Rome Center della Loyola University di Chicago, autore di best seller e premiato, conferenziere e professore di leadership.

È autore del nuovo libro: “Rendez vous with Destiny: Lezioni dalla storia: The Courage, Leadership, Compassion, and Vision of Franklin Delano Roosevelt, Why it Matters Today (Il coraggio, la leadership, la compassione e la visione di Franklin Delano Roosevelt).

Le sue opere sono disponibili su www.iodicebooks.com

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