Personaggi ed Eventi

Oltre la retorica della morte, chi è stato davvero Bossi

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segnalato da Sandro Russo da la Repubblica

Quando l’Italia si riscoprì figlia di Bossi
di Francesco Merlo – Da la Repubblica del 23 marzo 2026

Come tutti i vincitori che in Italia vengono sconfitti dalla loro stessa vittoria, Bossi non ha avuto da morto solo l’applauso alla carriera dei vecchi arrabbiati di Pontida, ma di tutta la nomenklatura, non solo di destra

Giorgia Meloni è andata, grata e commossa, nella chiesa di Pontida, perché sa di dovere a lui e non al suo Almirante il razzismo creativo delle deportazioni in Albania. La ragione sociale della destra al governo, più del fascismo e della camicia nera, è il pensiero di Bossi, non quello contro Roma ladrona, ma quello attualissimo del nativismo sovranista, delle piccole patrie e dei dialetti, della rabbia contro gli immigrati stupratori, è la voglia di armare il crocifisso contro le moschee, di cacciare gli africani, di sparare ai ladri.
Come tutti i vincitori che in Italia vengono sconfitti dalla loro stessa vittoria, come Occhetto e come Grillo, Bossi che, da molti anni sopravviveva, non ha avuto da morto solo l’applauso alla carriera dei vecchi arrabbiati di Pontida, ma di tutta la nomenklatura, non solo di destra, che a lui deve la parte peggiore di sé stessa.

Racconta, questo applauso, il difficile cammino di un Paese che è diventato razzista senza accorgersene. Gli italiani, tutti bossiani senza saperlo, gli devono persino la neolingua, il turpiloquio che ha ormai abolito la sintassi come raffinatezza da noiosi. È stato Bossi a degradare soggetto verbo e predicato a trabocchetti dei “padrùn” e dei “terùn” che ovviamente mandava “a cagare”. Bossi è stato il capo incendiario di “Fahrenheit 451” nel cuore del Nord , ha diretto il rogo dei libri nelle valli dei dané mentre nel cerchio magico della sua cascina Magnago si ballava il valzer dei diplomi e delle lauree comprate.

Le biografie romanzate hanno derubricato il razzismo a elemento della sua scapigliatura. Ma, in canottiera e mangiando sardine quel tenerone, «non rustico, semmai ruvido», ha regalato all’Italia una girandola di invenzioni nere, che sono diventate la nostra normalità: il reato di clandestinità, che ha trasformato lo sventurato in colpevole, le ronde anti immigrati su treni dei pendolari, il disprezzo, ormai codificato dai test Invalsi, verso la scuola nel meridione, la sperimentazione appassionata di provvedimenti e leggi contro ubriachi, miserabili e clochard, lo sghignazzo per gli omosessuali, l’odio verso i mussulmani.

È vero che mentre Bossi guastava l’Italia, l’Italia un po’ lo migliorava, ma neppure la pietà della morte giustifica il modo con cui è stato salutato. Persino il presidente Mattarella, che certo non è l’oratore di Cechov che sbagliava morto, ha rimpianto «il sincero democratico». Ma chi?
Bossi prometteva “pallottole”, con il tricolore «si puliva le palle», nei suoi strampalati raduni aizzava la folla contro i giornalisti indicandoli per nome: «vi prenderemo a pugni visto che non abbiamo i soldi per comprarvi» (e ogni tanto con il timbro di Pontida arrivavano in redazione buste con fogli di carta igienica usata). Gli avversari politici voleva “impiccarli”, e gli immigrati andavano schedati con le impronte delle dita dei piedi. Bossi è il padre della patria che sogna la Meloni, l’inventore dell’Italia che, parce sepulto, non ci piace.
[Francesco Merlo, da la Repubblica del 23 marzo 2026]

Immagine di copertina, screenshot da la Repubblica on-line

 

 

2 Comments

2 Comments

  1. Sandro Russo

    24 Marzo 2026 at 06:05

    Ero stato oltremodo infastidito dal coro di elogi alla figura di Umberto Bossi in occasione della sua scomparsa. È vero che dei morti bisognerebbe dire solo il bene – de mortuis nihil nisi bonum (dicendun est), dicevano i latini – ma qui si è esagerato.
    Bravo Francesco Merlo ad aver puntualizzato tutti i motivi per cui Bossi non ha reso un buon servizio al paese ed ha reso peggiori (non migliori) gli italiani. Quando il solo motivo che lo salvava ai miei occhi era che dopo di lui alla guida della Lega è venuto uno impresentabile, che di peggio non c’é.

  2. La Redazione

    24 Marzo 2026 at 06:13

    La Redazione riporta una lettera da “Posta & Risposta”, la rubrica di Francesco Merlo su la Repubblica di oggi 24 marzo:

    Caro Francesco,
    come quando morì Baudo anche ora con Bossi, lei è riuscito a chiamarlo per nome. Mi disse allora che scrivere la verità non era difficile, ma inutile. Insistendo, chissà.
    Sara Prando – Milano

    Merlo risponde
    Allora contestavo che Baudo, che conoscevo sin da quando ero bambino, fosse democristiano, addirittura che incarnasse l’antropologia democristiana. Baudo, verso il quale provavo stima e affetto, era giudicato democristiano anche in vita, direi coram populo. Dunque mi pareva inutile la mia piccola verità.
    Adesso invece la verità è utilissima: ho ricordato che Bossi è stato il padre del neo-razzismo italiano. La retorica funeraria della nomenklatura tutta, anche di sinistra, lo ha invece santificato come sincero democratico.
    Saranno i libri di storia a raccontare quanto ha guastato l’Italia.

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