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‘Canyon’ di Tano Pirrone per l’amico Bixio

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ricevuta in Redazione, da inoltrare a Bixio

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Ho letto la tua lettera desolata poco fa, per caso: mi scaldavo prima di mettermi a scrivere (scrivere, leggere, prendere appunti, cercare, ascoltare, dire, star zitto, segnare, cancellare…) esattamente come la mattina appena sveglio, andare in bagno, sciacquar la faccia velocemente, guardare fuori dalla finestra per vedere in che mare navigheremo quel giorno, preparare la colazione, sentire le ultime notizia, aspettare gli unici giornali che leggiamo, sapendo di essere in grado, almeno quelli di tracciare le devianze (e quindi meno nocive le influenze anche indotte).

L’ho letta e poi, simbolicamente, ho messo una spunta in fondo al verbale di lettura, che la Direzione Somma del Controllo Universale mi obbliga a fare per ogni cosa che leggo e scrivo.
La spunta stava a fianco di un aggettivo, che naturalmente si riferiva all’autore dell’articolo che avevo letto: Se chi dovrebbe leggere, non legge…, autore (guarda un po’!) Bixio.

Io tutto sommato sono un ottimista, tanto, caro amico mio, (posso? Tre parole pesanti, ma che io lievemente poggio sulla tastiera del mio inseparabile laptop – qualunque cosa voglia dire! – perché tale ti sento e ti riconosco… come il giorno riconosce la notte da cui proviene e verso cui lestamente si avvia… o come la notte che si spoglia delle grisaglie, lentamente, con flemma e astuta inclinazione alla seduzione – fino a mostrare le sue vere nature: notte di notte e giorno di giorno.
Sono un ottimista avevo cominciato a scrivere, poi sono partito per la tangente, come sempre mi avviene… Quasi sempre, comunque pessima abitudine, in genere, ma ottima inclinazione se come me ci si scopre tardivi poeti, mestiere inutile, se non nocivo, esaltazione della solitudine e della impotenza, ma sublime catarsi e inarrivabile immedesimazione nel potere immenso di creare mondi nuovi, diversi, strani, controversi, digitali, onirici, pura aria e nero fumo.
Ma perché te lo dico?
Perché ti voglio bene e voglio raccontarti una cosa che mi è avvenuta in questi ultimi mesi: sono stato a gennaio poco bene, forti dolori al petto, sfinimento, ricerca di un buon (affidabile) cardiologo (il mio amico che aveva avuto questo ruolo da qualche mese è in pensione per raggiunti limiti di età e di resistenza ai guai fisici che incombono su figli degli uomini.
Mi prescrive degli esami e torno: mi dice che il cuore registra un consumo eccessivo e che bisogna fare degli interventi terminali, non invasivi (leggi stent, eccetera eccetera). Torno a casa e mi metto a scrivere, con una biro, sulla prima pagina bianca che incontro: scrivo una poesia su quell’argomento e mi diverto a leggerla agli amici, quindi anche a te, se permetti, e se mi prometti di leggerla e considerarla per quello che è, un inno alla libertà anche dalle costrizioni fisiche, a quelle brusche sterzate nel corso della vita, che alcuni chiamano destino, e chi io chiamo Vita:

Canyon

Improvvise, inattese rughe s’aprono
nel mio cuore, cambia,
dicono, per usura, il vecchio
sistema fluviale, cedono le sponde,
il rosso sperma scava nuove strade.

Se lo fa avrà le sue ragioni?
Ragioni di cuore?
Scaverà nuove strade, s’infosserà
in profondi canyon forse letali,
allagherà pianure innocenti.

Piccole gocce rosse sul mio quaderno
nero per ricordare a tutti che batte,
il vecchio cuore,
ancor oggi,
quasi soltanto per amore.

La lirica è inserita nel mio terzo libro di poesie, il cui menabò è stato spedito due giorni fa al mio amico editore. Quando mi arriveranno le copie te ne manderò una.

Questa non è pubblicità, ma un modo diverso di parlare con gli amici (che a questo serve anche la Poesia) e di affrontare insieme il grande mistero della vita: la fragilità dell’essere umano e un’immensa biblioteca di fatti che ancora devono avvenire, in parte per nostro intervento, in parte per caso e necessità.

Buona giornata, compagno Bixio!

Immagine di copertina: Grand canyon sunrise (https://fity.club/lists/suggestions/)

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