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Epicrisi epicritica (241). 50 sfumature di dissenso. Le forme della delusione

di Sandro Russo
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Devo dire che l’idea per questa epicrisi me l’ha data, proprio a inizio di settimana, l’articolo di Gigi Tagliamonte – La favola del re Travicello adattata a Ponza [2]– con la sua civilissima eppur vibrante nota di biasimo e delusione per come stanno andando le cose sull’isola.
Di qui, è stato relativamente facile inanellare le altre forme di disappunto-dissenso-delusione presenti nelle esternazioni dei vari Autori e Collaboratori su Ponzaracconta, magari allargandomi un po’ nel tempo (ho raccolto qualcosa soprattutto dai mesi precedenti, fino ad arrivare ad episodi di vari decenni fa) e nello spazio (uscire fuori dal ristretto isolano si può, anzi secondo me è doveroso).

Se volessimo rinfrescarci la memoria dovremmo tornare al programma presentato in campagna elettorale dalla lista “La casa dei Ponzesi” (leggi qui [3]), ma…
Si dirà: è risaputo che i candidati per avere il voto promettono “questo mondo e quell’altro”… E quando mai mantengono le promesse? E tralasciamo “per carità di patria” le “promesse” dei singoli candidati!
O come dicono, c’è ancora bisogno di tempo, perché il loro mandato ha ancora anni davanti!?
Si risponde: ma è ben per questo che vi abbiamo votato: come proposta nuova, di discontinuità con l’esistente e per l’affermazione di un Progetto globale più propriamente isolano.

Nel frattempo, nel sentire comune isolano, l’isola langue; le decisioni vengono prese con il contagocce o in ritardo; il rapporto degli Amministratori con i cittadini è reso ancora più difficile dagli impegni e per le urgenze della stagione estiva. Ma l’estate va comunque avanti e bene o male sta arrivando al suo epilogo.

Come sito, negli articoli e nelle Rassegne Stampa settimanali, abbiamo seguito negli ultimi tempi temi critici, come:
Collegamenti [4]
Rifiuti [5]
Permessi [6]
Uscita di Zannone dal Parco [7]

Museo [8] (anche qui [9], articoli e commenti)
Su ciascuno di questi temi, abbiamo registrato inadempienze e “mugugni”, anche da parte dei lettori [10], rimasti per lo più senza risposta.

E veniamo agli aspetti più propriamente “critici” – e per così dire anche “letterari” – tra coloro che più spesso scrivono su Ponzaracconta.

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Non abbiamo pezzi di Vincenzo Ambrosino dall’inizio della stagione lavorativa. A questi lunghi silenzi Vincenzo ci ha abituato. Gli ultimi suoi articoli sono stati sulle previsioni e sui commenti delle Elezioni europee, per quanto attiene agli equilibri ponzesi; a parte qualche intervento in Commenti (si parlava di ritardi vari dell’Amministrazione in questo articolo [6]di metà maggio 2019):
“…Ma di questo che cosa pensano i nostri Mimma Califano, Gennaro Di Fazio, Enzo Di Giovanni, e lo stesso Franco De Luca? Un amico di Le Forna mi ha detto: “Vince’, ma che è successo, ci hanno narcotizzati? Qui tutto va bene, nessuno ha niente da dire? Il nostro problema era il forestiero o il nostro problema era la democrazia?” Cominciamo a rispondere a questi mugugni, prima che diventino altro”.

Il dissenso di Franco De Luca ha avuto un andamento quasi musicale, “in crescendo”: per esempio leggi qui [12] e qui [13].
Ma poi inventa (o dà una diversa vis polemica a-) zi’ ’Ntunino [14]. E commentando l’ultimo Consiglio Comunale ci va giù pesante:
Oggi, per quel che appare, l’Amministrazione è appiattita su di un solo piano: quello affaristico privato”. E ancora [15]:
“Il disegno comune che aveva una ragione e una forza sembra rompersi di fronte a richieste individuali di Amministratori che, non più saldati insieme da un vincolo ideale, tentano di portare a casa, ognuno per sé, un risultato concreto. Fatto di permessi, autorizzazioni, licenze, contratti, assunzioni, concessioni… ed altro.”.

Pasquale Scarpati ha un suo modo particolare di esprimere dissenso. Attraverso apologhi e colte allusioni mitologiche, castigat ridendo mores (di oraziana memoria); ce l’ha un po’ col progresso, un po’ con lo snaturamento dell’isola dei suoi ricordi; ma fa anche proposte costruttive e originali come quella sul Museo diffuso [16] (articolo e commenti).

Qualche volta il dissenso prende la forma del gesto eclatante, del coup de théâtre come nel caso di Sergio D’Arco. Quando sui social e al tam tam via whatsapp era un solo darsi la voce:
– Uéeee curriite… chille Sergio ’a ’raustella sta mettènn’ i manifèst’..!
Non ne ha scritto lui su Ponzaracconta, ma la notizia l’abbiamo ben riportata in Rassegna Stampa [17] (era la n° 194, intorno al 27 -28 luglio scorso)

[18]

Silveria Aroma si esprime di preferenza in termini individualistici, come nel racconto di una sciuliàta [19] seriale su una scalinata bagnata, ma non risparmia frecciate su una carente tutela del cittadino: “Il buon giostraio, però, passerebbe – un po’ di giorno e un po’ di notte – a guardare cosa accade nel suo circo; se vivi appieno un territorio ne senti il polso e ne percepisci gli umori (e gli odori)”.

[20]

E veniamo al genio naïf di Mario Balzano, uno dei fondatori del sito del cui apporto creativo ci è spiaciuto fare a meno; anche se qualche volta (raramente) si esprime con “cacciate” [21]tra il surreale e la boutade situazionista, lanciando pietre nello stagno e ritirando la mano…

[22]

Biagio Vitiello non ci concede più il piacere dei suoi interventi dal 10 luglio scorso:
In genere è un ricercatore puntiglioso di delibere disattese e atti mancati, oltre ad essere stato il primo a puntare il dito contro “la bianca scogliera di Frontone” (ripresa poi anche da altri interventi più tecnici), nel silenzio totale dell’Amministrazione, in proposito.

[23]

Il punto più delicato da trattare, della presente epicrisi, è il coinvolgimento di membri (o ex membri) della Redazione nell’attuale Amministrazione in qualità di “Delegati”. E questi sono i nomi: Sandro V., Enzo DG, Sandro Ro. e Martina.
Non sarà sottolineato mai abbastanza che come “delegati” essi non hanno alcun potere effettivo ma un ruolo solo consultivo, non decisionale. Essi sono bloccati per la maggior parte dalla paralisi di una Amministrazione sostanzialmente “statica” e molto disomogenea nei suoi componenti, da cui ormai invano attendiamo un colpo d’ala; e in parte contribuiscono anche le difficoltà burocratiche.
Vivono in un limbo di speranze e delusioni, di volontaristici entusiasmi e brusche frenate. Siamo loro molto vicini.

Ma della redazione fanno parte anche altre persone: oltre al sottoscritto, Luisa G., Rosanna, Enzo DF e Giuseppe M.
Fatte salve le diverse indoli delle persone sunnominate, dal ‘fumino’ alla “professionale”; dalla “studiosa-riflessiva” al “ponderato” fino all’“ecumenico”: “Va tutto bene, ma di che ci lamentiamo? …Basta aspettare e tutto si sistema”.
Dovremmo essere la parte meno “bloccata” e condizionata della Redazione ed in effetti siamo stati tra i primi a suscitare il problema principe della “comunicazione” che questa amministrazione non ha mai risolto compiutamente; sempre con misure provvisorie, attribuzioni informali date a mezza bocca – prima a Martina, poi a Luigi Pellegrini – persone volenterose e capaci che però non potevano reggere (e non per loro colpa) una confusione a monte sui fini e sui mezzi. E’ stato un handicap gravissimo; uno scollamento con la popolazione che non ha permesso ai più di capire quali fossero i problemi sul tappeto e perché era difficile risolverli.

A proposito di questo punto, si può fare una considerazione generale – che ho già proposto in altre occasioni [24] – sui rapporti tra sito e potere.
Alle Amministrazioni – a tutte -, le critiche non piacciono. Con motivazioni diverse ci hanno, come si dice, “tolto il saluto” e/o privato del piacere di leggerli sul sito, il sindaco Ferraiuolo, il delegato al Museo Silverio Lamonica, l’assessora Mimma Califano
…A parte “gli altri” che non ci hanno mai considerato come interlocutori (…e con questo siamo dalle parti di Verdone):

[25]

Non si consideri questa epicrisi sterilmente polemica. Siamo ben consapevoli delle difficoltà e delle strettoie in cui questa Amministrazione si dibatte.
Forse – ed è il rovello costante dell’amico Franco De Luca – bisogna cercare con maggiore attenzione le cose che uniscono, piuttosto che sottolineare quelle che dividono.
Forse c’è stata – ma non se ne sente più neanche l’eco, ne resta solo la nostalgia – una mitica età dell’oro dell’isola, in cui si è stati uniti su temi importanti e si è lottato insieme per degli obiettivi condivisi (erano i tempi del sindaco don Mario Vitiello e di Ernesto Prudente); forse a quei tempi l’isola non era ancora stata colpita dal virus dell’affarismo… Ne abbiamo accennato in un articolo della settimana appena trascorsa: Anniversari e suggestioni [26].

[27]

E a proposito di natura “isolana [28] (e della mostra “Isole d’inverno” di Federica Di Giovanni) ci sono questa settimana sul sito begli interventi di Enzo Di Giovanni e di Emilio Iodice (in commento).

[29]

Per stemperare, proponiamo anche temi che allarghino la visuale oltre gli stretti confini dell’isola – e vorrebbero proporsi da “pietra di paragone” – tra i diversi modi di esprimere un dissenso. Una boccata d’aria attraverso grandi firme del giornalismo come Ezio Mauro (in appendice a questo [2] articolo), Gabriele Romagnoli [30], Michele Serra e Federico Rampini [31].

Per la chiusa prendo ancora in prestito le parole tratte dall’articolo di Gigi Tagliamonte, citato in apertura. Le sottoscrivo in pieno e possono essere la chiave dell’intera epicrisi:
“Sarà per questo fallimento programmato che si arrabbiano molto più i sostenitori delusi che non gli avversari sconfitti”.