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Una canzone per la domenica (145). Di due o tre mostri che ci hanno lasciato

Proposto da Sandro Russo
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Siamo ancora sotto l’impressione della perdita di Franco Battiato ed è normale rivisitare alcune sue canzoni e video.
Preparare una canzone per la domenica è per me un catena di associazioni… Come grani di un rosario, risalendo il filo del tempo e dei ricordi. Da un tempo in cui tutto funzionava “a manovella” – lunghe defatiganti ricerche, chiedi a questo e a quello che ne può sapere qualcosa… e il brano ce l’hai? – rispetto a oggi che è tutto disponibile… Apri gli occhi e le orecchie alla meraviglia e tutto ti ci entra dentro.
Non vi rendete conto, voi giovani, di come si viveva prima… e così avete smesso di meravigliarvi.

Propongo due versioni della stessa canzone. Le informazioni le riprendo dalla didascalia associata ai brani su YouTube. Le associazioni le farete voi.
Dopo l’ascolto due brevi note su Battiato.

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Il brano, scritto da Franco Battiato, Giusto Pio e Alfredo Cohen, fu dapprima inciso da quest’ultimo col titolo “Valery” ed era dedicato ad una transessuale bolognese protagonista delle prime lotte per il movimento LGBT; nel 1982 Battiato lo riscrisse per Milva, che lo inserì come traccia d’apertura nel suo album “Milva e dintorni”. La cantante, scomparsa il 24 aprile 2021, ne fece un grande successo e lo eseguì anche in altre lingue (celebre la sua esibizione nel 1990, davanti al Muro di Berlino). Il testo di Battiato è una riflessione sul socialismo reale della DDR negli anni della Guerra Fredda, raccontando la storia di una donna che si trasferisce a Berlino Est probabilmente per seguire il suo uomo (Alexanderplatz è una piazza della capitale tedesca, un tempo centrale nel settore orientale). Lo stesso Battiato incise il brano nel 1989, includendolo nell’LP “Giubbe Rosse”.

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Un mix di scene tratte dal film di Wim Wenders del 1987, Il cielo sopra Berlino, unite alle parole e alla musica di Franco Battiato di Alexander Platz, dall’album Giubbe Rosse(1989).

[2]Il cielo sopra Berlino – Der Himmel über Berlin, sceneggiatura di Wim Wenders e Peter Handke, con Bruno Ganz, Otto Sander, Solveig Dammartin, Peter Falk; premio per la regia alla 40ª edizione del Festival di Cannes. Il film mi ha ispirato l’epicrisi del 21 gennaio 2018 [3]

E di Bruno Ganz (1941 -2019) vogliamo parlare? Attore che ha illuminato, con la sua sola presenza centinaia di film… Il cielo sopra Berlino è del 1987; La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler (Der Untergang) del 2004; ma per me è indimenticabile in Pane e tulipani, di Soldini, del 2000.

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Voglio condividere un mio personale ricordo delle canzoni di Franco Battiato, ritagliato tra tanti.
Faceva / fa impazzire i bambini. Ricordo una piazzola di sosta dell’autostrada, sulla Roma Firenze, degli ululati che si levavano da una macchina… una famigliola con tre o quattro bambini. Appena mi sono avvicinato ho capito che stavano cantando a raffica, una dopo l’altra, tante (solo) canzoni di Battiato; anche i genitori cantavano a squarciagola. Era chiarissimo che dei versi – a volte ermetici, pieni di citazioni – non gli importava niente. Era il piacere di cantare, le assonanze, la musica trascinante.
Poi – ci sono stato più attento, dopo questo episodio – le sue canzoni le ho sentite intonare tante altre volte, anche da bambini piccoli, sicuramente liberi da ideologie e contaminazioni culturali.

Perciò mi ha colpito (e riporto) anche questa testimonianza, letta stamattina sul Robinson di Repubblica di ieri (29 maggio – Rubrica: Mail nella bottiglia).
Fleurs per una madre

Ciao Franco
Fleurs in musicassetta, io e mia madre sedute vicine. In silenzio. Si faceva sera. Lei socchiudeva gli occhi, la demenza che infieriva, poi le sue lacrime. Lui che cantava come nessuno mai, la commozione di entrambe, le canzoni del nostro tempo che era andato via. Circolava fra noi tre qualcosa, un legame fluido e denso al tempo stesso. La voce intonatissima, sembrava che Battiato fosse nella stanza e ci guardasse, e cantasse solo per lei in una fine che ebbero simile. Poi accompagnavo mia madre a casa sua, stille sulle sue palpebre. Si addormentava con le canzoni dentro, con lui che ci aveva sottratto alla consuetudine, all’oblio dell’Alzaheimer, alla vita che si disfaceva. Spegnevo l’apparecchio e pensavo di amarlo, questo Franco dagli occhi grevi di siciliano.
Letizia Dimartino

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Canzoni di Battiato presenti sul sito

Prospettiva Newskj [5], in Rinaldo Fiore. Vita di Paese. L’inverno era duro da passare

Lo scirocco (Strade parallele, con Giuni Russo) [6]
In Lo scirocco,
proposto da Sandro Russo

Gli Uccelli [7], in: Gli uccelli, di Marco Cianfanelli (proposto dalla Redazione)

Haiku [8], in: Epicrisi di Sandro Russo: Il fuoco del camino e gli haiku

Il cuoco di Salò [9] da “Amore nel pomeriggio” (2001), proposto da Vincenzo Ambrosino
Testo e musica di Francesco De Gregori; arrangiamento di Franco Battiato

I treni di Tozeur [10], in Tano Pirrone: Una canzone per la domenica (144). Ciao Franco, mi dispiace

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Su Milva è presente sul sito un articolo di Silveria Aroma “Milva canta Merini [11]“, del 3 novembre 2019